Ti vuoi (un po’) bene?

helmium_illustration

Illustrazione di Helma Speksnijder da https://www.instagram.com/helmium_illustration/

 

 

Un giorno ti svegli
– e con un po’ di cautela –
inizi a toglierti
gli insulti di dosso
come pezzi di corteccia.

Ti togli l’ansietà
come fini garze di seta.

Ti strappi il disprezzo
che si è incrostato sulle tue vene.

Ti confronti con lo specchio
come fosse la prima volta.
Vesti il tuo corpo con manti di tenerezza
e perdoni.

Non c’è tempo
per scagliare pietre.

***

Un día te despiertas
– y con algo de cautela –
comienzas a quitarte
los insultos de encima,
como trozos de corteza.

Te vas quitando la ansiedad
como finas gasas de seda.

Te arrancas el menosprecio
que se fue incrustando en tus venas.

Te enfrentas al espejo
como si fuera la vez primera.
Vistes tu cuerpo con capas de ternura
y perdonas.

No queda tiempo
para arrojar piedras.

Silvia Cuevas-Morales (Chile, 1962), testo e traduzione da Centro Cultural Tina Modotti https://cctm.website/

 

ascoltando  The Allman Brothers Band – Jessicahttps://www.youtube.com/watch?v=SK9SFgYBLuo

La poesia non è…

ombre di una corteccia d'albero (cipresso)

La poesia non è qualcosa di etereo, lontano, antico: la poesia (quella sincera) è qui e ora, è fatta di cose vere, vive, è assolutamente umana e può riguardare tutto e tutti. Non è fatta solo dello svolazzare leggero di piume o di sorrisi angelici… no no, è molto di più.

 

la poesia funziona più o meno
così ci sono due persone
una si tira fuori le budella
e le stende ben bene sul ripiano
l’altra ci infila in mezzo la mano

Manuela Dago, da Poesie che non mi stavano da nessuna parte, Sartoria Utopia, 2017

***

“C’è una specie di inchiostro nero che abbiamo in circolo, è fatto di tutte le cose da dire che non sono state dette.

Qualche volta trova una strada per uscire, si attorciglia in un foglio, in una nota sul telefono, nel messaggio che stavamo scrivendo; ma più spesso resta aggrappato dentro e stringe un nodo, rimane nascosto in qualche organo vitale. 

La poesia è fisica quanto le lacrime o una risata, è un istinto innato della parola, lo stesso che all’inizio ha dato i nomi alle cose e il ritmo alle preghiere. (…)”

Isabella Leardini, da Domare il drago. Laboratorio di poesia per dare forma alle emozioni nascoste, Mondadori