… E non ho capito niente

 e non ho capito niente

 Io esattamente così. E tu?

E  “nel mezzo del cammino”
     di mia vita
            mi imbattei in me stesso
            “in una selva oscura”
E ho riso+pianto+vissuto+sono morto
    E non ho capito
                            niente

 
Lawrence Ferlinghetti, da Strade sterrate per posti sperduti, Minimum Fax,  traduzione di Damiano Abeni (ed. originale 1970, Back Roads to Far Places).

(e infatti chiedevo:

Potremmo scambiarci lʼequilibrio

Perle tra le mie mani,
mie perle di nero avvilito
scivolano come un rosario
senza fede
oggi, ma già ieri e mille anni fa:
tutte le mie età indaffarate
a camminare su queste
                        perle inadeguate
cercando di non cadere.
Sono la sola?

 
Irene Marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015.)

* “There’s too much confusion…” canta Jimi Hendrix in All Along The Watchtower (di Bob Dylan).

Luce?

luce

Tu hai già capito da dove arriva (o da dove potrebbe arrivare) la tua luce?

 

Mi chiedo

                               dove davvero sia

      quella fonte di gioia interiore

mentre fuori tutto

                               muore

nella notte carbone

La fonte

                è la vita stessa

La fonte è il sole

La fonte è la luce

Lawrence Ferlinghetti, da Strade sterrate per posti sperduti, traduzione di Damiano Abeni, Minimum Fax, 1989 (ed. originale del 1970).

 

I mattini passano chiari

I mattini passano chiari
e deserti. Cosí i tuoi occhi
s’aprivano un tempo. Il mattino
trascorreva lento, era un gorgo
d’immobile luce. Taceva.
Tu viva tacevi; le cose
vivevano sotto i tuoi occhi
(non pena non febbre non ombra)
come un mare al mattino, chiaro.
Dove sei tu, luce, è il mattino.
Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest’ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
È buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.

30 marzo 1950

Cesare Pavese, da Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

 

Nasce la luna come rossa aurora
pienamente; rischiara illimitate
fissità d’ombre e alberi e campagne,
pura, dai globi elettrici respinta,
questa accorata solitaria. E sale
bianchissima tra azzurre trasparenze,
l’arco del cielo, ritessendo il velo
delle illusioni lacerato in terra.
Nella sua grande luce meridiana
timidamente in me stanca rinasce
l’ingannevole attesa di un prodigio.

Giovanna Bemporad, da Esercizi, Garzanti, 1980.

*Luce da ascoltare: Creedence Clearwater Revival – Long As I Can See The Light https://www.youtube.com/watch?v=Q1809vqz3zA ; The Alan Parsons Project – Limelight https://www.youtube.com/watch?v=r6p49lIJ4lo&feature=youtu.be; The Velvet Underground – Beginning to See The Light ttps://www.youtube.com/watch?v=YW7hJpkWNPI ; Elisa – Luce (Tramonti a Nord-Est) https://www.youtube.com/watch?v=0h0Q_AKbg4I.

All We Need is Love

all you need

*Un pensiero per tutte le vittime di ogni terrorismo, in ogni tempo e luogo*

Amore. Solo di questo ha bisogno il mondo. E penso non servano altre parole.

 

Tirato in secca
il cuore si dibatte
boccheggiando “Amore”

pesce sventato che prova
a respirare da carne d’aria

E non c’è nessuno lì a sentirne la morte
tra gli arbusti tristi
che il mondo sfiora di corsa
in un blaterare di asfalto e procrastinazione

Versione originale:

cast up
the heart flops over
gasping “love”

a foolish fish which tries to draw
its breath from flesh of air

and no one there to hear its death
among the sad bushes
where the world rushes by
in a blather of asphalt and delay

Lawrwnce Ferlinghetti, da A Coney Island of the Mind, traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan, Minimum Fax.

 

Uomo seduto davanti alla mia finestra

Il tempo sulla quiete invernale di un giardino
non ha senso quando ti rendi conto
che sei solo a guardare le stagioni che passano;
non ha senso quando ti rendi conto
che con un dito incidi i tuoi pensieri su una pietra.

Gregory Corso, da Gasoline, Minimum Fax, 2015, traduzione di Damiano Abeni.

 

Io non ho bisogno di denaro


Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti…
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini, in Piccoli sogni d’amore. Terra d’amore.

Io ascolterei: The Beatles – All You  Need is Love; John Lennon – Love;  John Lennon – Give Peace a Chance; Gefferson Airplane – Somebody to Love ; Queen – Somebody to Love.

Colori e parole

“… uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a sé stesso riguardo a ciò che ha visto”. Pablo Picasso

“Tutto ciò che volevo fare era dipingere luce sui muri della vita”. Lawrence Ferlinghetti

 

quadro1

Colori e parole. Ma soprattutto emozioni, pezzi di anime, pensieri di ombra e di luce. Se un quadro o un modo impareggiabile di dipingere  ispirano una poesia, o una canzone, la nostra fantasia è doppiamente rapita. Potremmo chiamarla magia.

 

Vermeer

Finché quella donna del Rijksmuseum
nel silenzio dipinto e in raccoglimento
giorno dopo giorno versa
il latte dalla brocca nella scodella,
il Mondo non merita
la fine del mondo.

Wislawa Szymborska, da Qui, 2009, in La gioia di scrivere, traduzione di Pietro Marchesani, Adelphi

 

 

Ferma il cavallo non fargli
mangiare il violino
strillò la madre di Chagall
Ma lui
continuò imperterrito
a dipingere
E divenne famoso
E continuò a dipingere
Il Cavallo con il Violino in Bocca
E quando lo finì
montò sul cavallo
e galoppò via
sventolando il violino
E poi con un profondo inchino lo offrì
alla prima nuda ignuda in cui si imbatté
E non c’era nessuna corda
a trattenerlo

Lawrence Ferlinghetti, (14.) da A Coney Island of the Mind, traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan, Minimum Fax.

 

* Io ascolterei: Don Mc Lean – (Vincent) Starry, Starry Night e Roberto Vecchioni – Vincent (molte canzoni sono state ispirate da quadri famosi: ho scelto queste semplicemente perché Van Gogh  è il pittore che più avrei voluto conoscere di persona).

Consiglio un libro – Prima puntata

Cosʼè la poesia  –  Sfide per giovani poeti   di Lawrence Ferlinghetti

copertina

Un libro che non mi stanco mai di rileggere e che  cito spessissimo quando scrivo qualcosa che riguarda la poesia in generale è Cosʼè la poesia  –  Sfide per giovani poeti   di Lawrence Ferlinghetti (titolo originale What Is Poetry? del 2000, nella traduzione di Stefania Benini, Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, 2002), grande poeta contemporaneo (nato nel 1919 a New York) e maestro della Beat Generation.
Nelle  pagine di questo piccolo libro (poco più di cento pagine),  Ferlinghetti (in una prima parte) definisce  la poesia con una serie di fulminanti affermazioni che vanno oltre ogni sentito dire e ogni classica definizione accademica.
Chi ama la poesia non può non riconoscere la verità di queste immagini che esaltano la forza creatrice e vivificante della parola poetica: «Poesia è/ notizie dalla frontiera/ della coscienza» […] «Sia poesia emozione/ ritrovata in emozione» […] «Poesia è lotta continua/ contro silenzio, esilio e inganno», «Il poeta è un barbaro sovversivo/ alle soglie della città/ che sfida costantemente/ il nostro status quo». Ma anche chi non ha dimestichezza con il mondo della poesia non può rimanere indifferente leggendo queste pagine e i consigli che lʼautore dà ai giovani poeti (nella seconda parte del libro): «Resistete molto, obbedite meno» […] «Liberate segretamente ogni essere in gabbia che vedete» […] «Mettete in discussione tutto e tutti… », «Siate poeti, non affaristi. Non soddisfate, non assecondate, specialmente non un possibile pubblico, lettori, redattori o editori» […] «Essere poeti a sedici anni vuol dire avere sedici anni, essere poeti a quaranta vuol dire essere poeti. Siate entrambe le cose».

ferlinghetti

In questa edizione di cui ho mostrato la copertina,  sono state anche inserite (all’inizio) tre pagine intitolate Storia dellʼaeroplano. Si tratta di una lunga poesia  scritta (insieme ad altre) in  seguito allʼattentato dellʼ11 settembre 2001: sono versi fortemente politici con i quali il poeta ribadisce la sua vocazione radicalmente pacifista. Emerge infatti una forte contestazione della politica aggressiva e militarista degli Stati Uniti e la condanna di ogni tipo di terrorismo; i passi che cito sono rispettivamente l’inizio e la fine della poesia: «I fratelli Wright dissero che pensavano di aver inventato/ qualcosa che poteva portare pace sulla terra» […] «E un vento di ceneri soffia sulla terra/ E per un lungo momento eterno/ è caos e disperazione/ E seppelliti amori e voci/ Grida e sussurri/ Riempiono lʼaria/ Ovunque».

Davvero un piccolo grande libro. Lo consiglio a tutti, soprattutto a chi è un poʼ titubante nellʼaccostarsi alla poesia.

* Articolo apparso anche nel blog di Elisa (Book blogger a chi?, per la rubrica L’inseparabile), che ringrazio moltissimo, http://bookbloggerachi.blogspot.it/2015/12/linseparabile-cose-la-poesia-sfide-per.html?showComment=1449835181592#c1981141508885113673