La nostra era geo(priva di)logica

                          (Cercasi giacimento di buon senso)

Suite del Plasticene

Oggetto simil-roccia su spiaggia

Il Paleocene l’Eocene
il Miocene il Pleistocene
e ora siamo qui: il Plasticene.

Guarda, una roccia fatta di sabbia
e una di calce, e una di quarzo,
e una di cos’è questo?

È nero e a strisce  e viscido,
non proprio roccia
o anche no.

Sulla spiaggia, in ogni caso.
Petrolio pietrificato, con una vena di scarlatto,
forse il pezzo di un secchio.

Quando saremo finiti e arriveranno gli alieni
decifrare i nostri fossili:
questa sarà una prova?

Di noi: della nostra storia troppo breve,
della nostra intelligenza, della nostra negligenza,
della nostra morte repentina?

Margaret Atwood, da Moltissimo, traduzione di Renata Morresi, Ponte alle Grazie, 2021

°ascoltando  Gorillaz – Plastic Beach https://www.youtube.com/watch?v=AGM8BMqBcTo

È prepotente

(la poesia) è prepotente e non è un passatempo

***

 Mi hai detto scrivi

                                                        (ad Albertina)

mi hai detto scrivi
come nasce una poesia
ché già poesia mi sembra
come me l’hai spiegato un giorno:
t’avevo parlato, amica mia,
di parole che mi si ammassano
in un punto  – non lo so indicare
forse tra i capelli o forse no –
all’improvviso  c’è da liberarle
s’agitano spingono fanno male

tu mi hai detto scrivi come nasce
ma io soltanto so che la poesia
non ha un orario è prepotente
e chissà se tornerà

©IreneMarchi2022

°ascoltando Ben Harper and Charlie Musselwhite – Bad Habits – https://www.youtube.com/watch?v=uS_djlsx4bk

Qualcosa di celeste

celeste

(continuando con i colori: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/category/colori/)

***

(….) È vero. Sapeste come oggi
un cielo uniforme
di luce, un celeste
tutto di luce sapeste
come dilatava il cuore.
Avete ragione: la terra ancora
è un bel posto
e conduce le vite
per il firmamento.
Siamo nel viaggio sempre.
Traversiamo quadranti di cielo.
Tutti insieme andiamo, come unico
petto alla corrente. Unica falcata. (…)

Mariangela Gualtieri, da Voci di tenebra azzurra (I° parte), 2016

°ascoltando Louis Armstrong – What A Wonderful World https://www.youtube.com/watch?v=SRzg6DzIxzg

Una sfumatura di assertività, per favore

svapo

Assertività: la capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e opinioni, senza prevaricare né essere prevaricati.
(Esiste un shampoo che regali sfumature di assertività?)

***

 Assertività sfumata

Ti senti innaturale anche tu
appena uscita dal parrucchiere
mentre spettini quella testa nuova?
Che poi di ben nuovo non c’è nulla
sei sempre tu, la te stessa di prima,
oltre quello svaporio più brillante

e infatti ancora una volta
hai risposto sì, sì
– ma volevi dire no
quando ti hanno chiesto sorridendo
allora, ti piacciono così?

Irene Marchi, da Dimmi come stai, Cicorivolta Editore, 2022

°ascoltando  Francesco De Gregori – Belli capelli https://www.youtube.com/watch?v=glU2qVudGRI

 

Un terapeutico niente

Niente. Non è successo niente  di ciò che (ti) aspettavi. Così il vuoto in cui nuotano le possibilità si fa sempre più ampio… e  lasci andare ogni aspettativa. Sei liber*.

***

Niente

Tra i momenti che mi colpiscono di più della nostra vita umana, ci sono quelli in cui aspettiamo ardentemente o disperatamente un segno e non arriva niente. Cosa ne facciamo allora di quello spazio aperto e neutrale?

Una volta un Maestro zen chiese a un suo discepolo: «Hai visto il leopardo delle nevi?» «No», rispose il discepolo.

«Non è meraviglioso?», gli chiese il Maestro.

Certo, è meraviglioso che accada un miracolo, che riusciamo a vederlo. Ma non è meraviglioso che non accada proprio niente, che possiamo assistere a questo niente e percepirlo e fremere? Non è meraviglioso perdere qualcosa? Essere disorientati? Essere delusi? La meraviglia è il vuoto che si apre, la possibilità di aprire le mani e le braccia, il fremito del lasciar andare, dell’abbandonarsi all’assenza di segni, di significati, di salvezze, di alleanze. Niente. Assolutamente niente: aaahhh!

Chandra Livia Candiani, da Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione, Einaudi,  2018

°ascoltando Ben Harper – Sweet Nothing Serenadehttps://www.youtube.com/watch?v=2G1zsG90ySc&t=44s

Soffri di vertigini?

sospesi sopra il mare

Siamo tutti sospesi nel vento…
(conosci un sistema per  smettere di soffrire di vertigini?)

***

se fossi quel tronco sbilenco che ho visto a Camogli
in una piazza col nome di una vecchia canzone,
in equilibrio sugli scogli come un gabbiano,
forse non avrei piú orrore della vertigine.
Guarderei il mare che si agita sotto,
oltre i fiori salmastri sbocciati tra le pietre,
senza l’assillo del precipizio, senza spavento
perché sarei solo quello che sono
un albero sospeso nel vento.

Marco Balzano, da Levanto e altre città, in Nature umane, Einaudi Editore, 2022

°ascoltando The Smiths – Oscillate Wildly https://www.youtube.com/watch?v=zQlIZhvv1Sc

Ognuno a modo proprio

 

(le preghiere)

***

 

che poi ci sono entrato anch’io
che il cielo lo credo vuoto
certi pomeriggi troppo lunghi
nelle chiese a domandare scusa,
non so di che, forse di continuare
a vivere nell’unico modo che mi riesce,
sopra il legno della panca, da bruco
qualche giorno di farfalla,
presto più presto che puoi mio Dio!
dicevo, magari già ad aprile,
e l’ho fatta così la mia preghiera,
come uno strumento sgomento d’avvenire

Marco Balzano, da Nature umane, Einaudi, 2022

 
°ascoltando Matt Bellamy – Pray – https://www.youtube.com/watch?v=zO_E4PF29YQ

Il posto giusto

Esiste il posto giusto?
O dipende tutto da noi: se siamo in pace con noi stessi, ogni posto è quello giusto?

***

Dove

non ho mai trovato il dove
in cui non sentirmi fango
nemmeno ho mai intravisto
il senso – giusto, se il giusto esiste –
del mio muovermi tra la gente.
Verrà qualcuno a dirci dove
pensavo – immaginavo un cancello
ai confini di ogni età –
invece sono ancora qui e ti chiedo:
tu l’hai trovato un dove
che ti stia saldo attorno
come la montagna con i suoi alberi?
Tu le senti, le radici, respirare
dentro al sangue?

Irene Marchi, da Dimmi come stai, Cicorivolta Editore, 2022

°ascoltando  Pat Metheny – A Map of the World – https://www.youtube.com/watch?v=byvV4uWNNkg

È ancora tempo di souvenir?

Souvenir. Questa parola mi ha sempre suscitato un po’ di malinconia, o meglio, un senso di pesante nostalgia. Nostalgia di persone lasciate a casa (a cui portare il souvenir, appunto) oppure lasciate e basta (cioè mai più riviste); e così per i luoghi: quelli mai visitati (da cui arrivava il souvenir) oppure vissuti e rimasti per sempre nel cuore (anche senza bisogno di souvenir). E poi, quella “caccia al souvenir” tipica degli ultimi giorni di una vacanza mi ha sempre infastidito (per la sua vaga somiglianza con lo shopping prenatalizio).

Invece tu, che rapporto hai con l’oggetto-souvenir?

***

Souvenir

Partiamo, riportiamo a casa cose
da quella riva di luna aliena
dove non trovi le stesse pillole di qui,
né il dentifricio o la birra locale.
Queste cose straniere,
comprate ai mercatini, le daremo via:
uncinetti folk, buffi attrezzi da cucina,
troll di legno. Conchiglie, pezzi di roccia.

Stratificano nel nostro bagaglio.
Sono i souvenir  per i nostri amici,
ricordi.

Ma chi deve ricordare cosa?
Carino quel cappellino da gatto, ma non siete mai stati
in quel posto.

Io posso ricordarmi di averlo comprato
e voi ricorderete che io un tempo
ho ricordato: mi ricordai
di qualcosa per voi.
Era un giorno di sole,
anche se afoso. Le bambine con le testoline
e i capelli biondi.

Appaio nei sogni delle altre persone
più spesso di quanto accadeva un tempo.
Qualche volta nuda, mi dicono,
o mentre cucino: pare che io cucini un sacco.
Qualche volta con le sembianze di un vecchio cane
che porta una lettera arrotolata
tra i denti storti, indirizzata a: Presto.
Qualche volta in forma di scheletro
in abito di seta verde.
Sono sempre lì per qualche motivo,
così mi dicono i sognatori;
io non saprei dirlo.

Questo è ciò che ti ho portato
dalla vita dei sogni, dalla riva di luna aliena,
dal luogo senza orologi.
Non è colorato ma possiede dei poteri,
anche se non so quali siano.
O come attivarli.

Eccolo, adesso è tuo.
Ricordami.

Margaret Atwood, da Moltissimo (sezione I), traduzione di Renata Morresi, Ponte alle Grazie, 2021

°ascoltando Hans Zimmer – Time https://www.youtube.com/watch?v=aeVebDUGhis

La danza

infrarosso

Sappiamo ancora danzare? sappiamo ancora agitare le braccia? no, no, non all’happy hour per ordinare ancora da bere, né per litigare nel traffico da bravi automobilisti rabbiosi: semplicemente per invocare la pioggia. Perché  abbiamo consumato letteralmente  all we can eat (and drink) e ora stiamo andando a fuoco: urge una danza della pioggia.

***

Sulle tracce della pioggia

Una nebbia di grasso sottile ingiallisce l’aria,
respiriamo budino caldo.
Le foglie in giardino crepitano
come antico taffetà. Il vecchio giardino.
Un tocco e si sgretolano.
Il prato è da dimenticare –
il vecchio prato –
anche se prosperano i denti di leone:
sopravvissuti ai nostri fragili ibridi.
Le loro radici si stringono all’argilla dura.

Da tutto il giorno esita la pioggia.
Si addensa, si trattiene.
Pigiamo sui nostri schermi touch,
valutando le probabilità
sulle mappe radar: scrosci verdi scorrono
da ovest a est,
svaniscono prima di colpire
il punto che siamo.
Un punto rosso allungato, come una voce da fumetto
senza parole,
come una lacrima a rovescio.
È lì che viviamo adesso,
dentro questo punto
color tostapane acceso;
dentro questa bolla rossa e secca.

Siamo in piedi sul non-prato,
con le braccia tese e la bocca aperta.
Sarà bruciare o annegare?
Anche se abbiamo dimenticato il mantra,
il canto, la danza,
invochiamo un oceano verticale,
azzurro puro, pura acqua.
Lascia che scenda.

Margaret Atwood, da Moltissimo (sezione IV), traduzione di Renata Morresi, Ponte alle Grazie, 2021

°ascoltando Le Orme – Danza Della Pioggiahttps://www.youtube.com/watch?v=-nvZZl5l7Gc