Una scienza esatta?

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Consigli su come farsi notare, consigli (anzi, di più: strategie!) su come conquistare, come farsi desiderare, come non farsi ingannare, come capire se, capire quando e per quanto.  Tra giornali e internet è possibile accedere a un’infinità di articoli, video e indicazioni riguardanti  la sfera dell’amore. Pare che questo amore non abbia nulla di misterioso, ma sia totalmente frutto della chimica e dei nostri bisogni inconsci (più o meno da correggere): le due persone interessate sembrerebbero addirittura  la variabile meno importante. In pratica ci viene spiegato che l’amore non ha nulla di “magico” (e i romantici se ne faranno una ragione…).

Tu propendi per la scuola di pensiero della strategia o, come la poetessa, per quella della schiettezza?

Per conquistare e conservare l’amore

Per conquistare e conservare l’amore
gli esperti astute tattiche consigliano:
rivelare ai tuoi occhi d’improvviso
l’ago che punta diritto al tuo nord;

se voglio te, celare la paura
che tu mi lasci, o farti sospettare
la mia bussola volta ad altre rotte,
un po’ arrendermi, e accettare assai.

Ma essendo come la mia madre terra
sincera, generosa e poco scaltra,
preferisco che mi ami per il mio

schietto valore, magari anche per poco,
non per filtri e magie, per quanto possano
legarti a me, come vorrei, per sempre.

***

No lack of counsel from the shrewd and wise

No lack of counsel from the shrewd and wise
How love may be acquired and how conserved
Warrants this laying bare before your eyes
My needle to your north abruptly swerved;

If I would hold you, I must hide my fears
Lest you be wanton, lead you to believe
My compass to another quarter veers,
Little surrender, lavishly receive.

But being like my mother the brown earth
Fervent and full of gifts and free from guile,
Liefer would I you loved me for my worth,

Though you should love me but a little while,
Than for a philtre any doll can brew, —
Though thus I bound you as I long to do.

Edna St. Vincent Millay (Rockland, 1892-1950), da Poesie, a cura di Silvio Raffo, Crocetti Editore, 2020

⇒ascoltando Queen – Crazy Little Thing Called Love https://www.youtube.com/watch?v=zO6D_BAuYCI

Una grazia naturale

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Questa poesia contiene la parola “grazia” e, leggendola, non è forse grazia pura ciò che arriva dalla lettura? Una grazia avvolgente, non artefatta ma autentica e quasi ancestrale. (Sì, oggi sono stata letteralmente folgorata da una poesia!)

XVII

Nei tuoi fianchi materni grazia di passo
di cerva giovane all’abbeverata

nel sorriso ciottoli di stelle profumati
di mandorli in germoglio

negli occhi di lupa che allatta
pace chiara

o negro fuoco di baccante in danza sacra
se la pupilla si allarga di passione.

Come posso non amarti?

Sì, sono vecchio di scafo, ho passato burrasche,
sbattuto su scogli e memorie

ma vele nuove l’onda
infida spesso sommerge

e non per una pesca d’alba
ti chiedo compagnia
ma fino all’imbrunire e per cantare.

Sergio Atzeni (Capoterra, 1952-1995), da Due colori esistono al mondo. Il verde è il secondo, Nuoro, Edizioni Il Maestrale, 1997

♥ ascoltando Kitaro  – Aqua https://www.youtube.com/watch?v=9i0ok2ebHfM&t=10s

Scegli la stagione

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Se tu fossi una stagione, quale saresti? (Ricorda che… sì, esistono ancora le mezze stagioni, e puoi scegliere anche tra invernomoltoprimaverile, primaveravdecisamentestiva, estateunpocoautunnale e autunnovestitod’inverno)

 

ti chiamo estate

A te per esempio
ti chiamo estate.
Per quel modo intimo che hai
di farti sera
di spostare l’equilibrio
tra carne e fiato
in un tremore
che si fa crepuscolo.
E se perdo l’equilibrio.
Poi.
Amo.

Andrew Faber,  da D’ amore. Di rabbia. Di te, Miraggi Edizioni, 2017

 

♣ ascoltando  Janis Joplin- Summertime

Amore di vento

vento

Hai mai avuto una storia d’amore con il vento?

Il vento e io

Il vento moriva di tedio
perché gli piaceva cantare
ma non aveva nessuna parola per la sua voce,
ogni volta più vuota…
Tentai allora di comporgli una canzone
così striminzita come la mia vita
e con avventure sorprendenti che inventavo al momento
come quella che da bambino mi rubarono gli zingari
e finii a vagare senza patria, senza famiglia, senza niente in questo vasto mondo…
Ma il vento, per questo,
ora, mi considera come lui…
E mi dedica un amore solidale, profondo!

Mario Quintana (Brasile, 1906 – 1994), da  Velório sem Defunto, 1990, traduzione di Emilio Capaccio

***

O vento e eu

O vento morria de tédio
porque apenas gostava de cantar
mas não tinha letra alguma para a sua própria voz,
cada vez mais vazia…
Tentei então compor-lhe uma canção
tão comprida como a minha vida
e com aventuras espantosas que eu inventava de súbito,
como aquela em que menino eu fui roubado pelos ciganos
e fiquei vagando sem pátria, sem família, sem nada neste vasto mundo…
Mas o vento, por isso,
me julga agora como ele…
E me dedica um amor solidário, profundo!

♥ ascoltando King Crimson – I Talk To The Wind https://www.youtube.com/watch?v=UlKrH07au6E

La quota d’amore (fuori tema n.17)

scritte sui muri

“Dove lo prendi tu, l’amore che ti serve?”
Giro, a te che stai leggendo, questa domanda
che appartiene alle pagine intense riportate (in parte) qui sotto.

(…) Dove lo prendi tu, l’amore che ti serve? […]

– Tutti abbiamo bisogno di una quota d’amore al giorno, – mi guarda, – senza quel minimo cadi in depressione e ti ammali, è come un piano dietetico, devi assumere energie, comunque le prendi, anche a pezzi, a intervalli, in modo discontinuo. A volte raccogli un mucchio di amore tutto in un punto, e per un po’ sei a posto […] altre volte raccatti briciole qua e là, metti insieme e impasti, ma ti basta appena per un giorno –. Le faccio segno di sì, la seguo.

– Tu non fai mai l’accattona? A rovistare tra i resti, fra gentilezze buttate a caso, nemmeno rivolte a te, o fra ricordi ancora buoni, li rimaneggi e stai  un po’ meglio?

Non ci avevo mai pensato in questi termini.

– Nei tempi di magra, quando finiscono le riserve, ti aiuta avere le tue risorse, quelle segrete, i tuoi granai.[…]– Ognuno di noi ha una partenza diversa, perché è diverso il capitale iniziale, – dice –.

– I bambini molto amati saranno adulti meno affamati di amore, hanno le loro riserve organiche, e chi invece non è stato amato, o amato male, avrà per sempre una specie di fame nervosa, un ammanco che non puoi colmare, e anche se costruirai un legame farai i conti con questo buco dentro, insaziabile, criminale, uno spasmo che brucia il fegato, la gola […] se non stai in guardia ti riassorbe e ti fagocita nello stesso gorgo, senz’aria e senza luce […]. Dobbiamo rabberciare, – ha detto e finalmente ha respirato. – Ricalibrare […] L’amore puoi prenderlo dagli altri, – ha detto, – anche quando non se ne accorgono. Anzi  è meglio, non c’è bisogno che loro ti vogliano bene, per fortuna. (…)

da Elvira Seminara,  I segreti del giovedì sera, Einaudi, 2020, pp. 45-47

ascoltando Ezio Bosso – Sunrise on a clear day https://www.youtube.com/watch?v=s5b3HE1NwuI

(Per gli altri fuori tema, qui)

Quanto vive una stella?…

notte

… Che importa? Il tempo è relativo.

 

Poesia dell’amore piccolo

Fu breve quella notte. Fu breve, ma bella.
Poca cosa è il tempo, che è anche poca cosa,
perché nessuno ha mai saputo quanto dura una stella
sebbene tutti sappiamo quanto dura una cosa.

Il nostro amore di una notte fu un grande amore piccolo
che rotolò dall’ombra come un dado senza fortuna,
ma nessuno ha mai saputo quanto dura un sogno
sebbene tutti sappiamo quanto dura la morte.

Una notte è eterna per chi non la dimentica,
e il tempo non importa niente per il sogno e il fiore,
e, come nessuno sa quanto dura la vita,
nessuno sa nemmeno quanto dura l’amore.

José Ángel Buesa (Cuba, 1910 –1982), fonte del testo e della traduzione: https://cctm.website/

***

Poema del amor pequeño

Fue breve aquella noche. Fue breve, pero bella.
Poca cosa es el tiempo, que es también poca cosa,
porque nadie ha sabido lo que dura una estrella
aunque todos sepamos lo que dura una cosa.

Nuestro amor de una noche fue un gran amor pequeño
que rodó por la sombra como un dado sin suerte,
pero nadie ha sabido lo que dura un ensueño
aunque todos sepamos lo que dura la muerte.

Una noche es eterna para el que no la olvida,
y el tiempo nada importa para el sueño y la flor,
y, como nadie sabe lo que dura la vida,
nadie sabe tampoco lo que dura el amor.

Se scatta quella molla

molle di ferro

Sì sì, si dice “Basta, non ci casco più.  Ho chiuso con questa cosa del cuore, dell’amore o come si chiama…“, ma poi scatta quella molla. E non ci puoi fare nulla.

E ci innamoriamo
ancora una volta e ancora
scatta la molla del cuore
e l’intesa fra regni
con musi con pietre con ali
sappiamo la melodia sottesa
come l’idiota che ride
al centro della festa anche noi
fatti nota riverberante. Fra tante.
Fra tante.

Mariangela Gualtieri, Bestia di gioia, Einaudi, 2010

Una coperta rossa

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Di che colore è l’amore?

Il tuo corpo tagliato
da una lama di luce –
per metà carne,
per metà ricordo.

Illuminazione obliqua,
il grande letto
intero,
il tepore lontano,
e la coperta rossa.

Chiudo la porta,
chiudo le finestre.
Vento con vento.
Unione inespugnabile.

Con la bocca piena
di un boccone di notte.
Ahi, l’amore.

Ghiannis Ritsos, da AA.VV. Nuove poesie d’amore, Crocetti Editore,
traduzione di Nicola Crocetti

Sappi che

 

aug

Ti auguro
l’amore che ha gli occhi spalancati
quegli occhi
che sanno brillare
per la gioia e la felicità
di averti vicino.
Tu storto come sei
con tutte le ombre che ti porti dentro,
riconosciuto come luce,
come regalo
come inspiegabile inizio.
Amore che non seziona
non divide in pregi e difetti
che ama il miracolo che sei,
non lo spezza, non lo seziona.

Gianluigi Gherzi, da Ti aspetto nella mia casa a disordinare, AnimaMundi Edizioni, 2019

“Che ne sapevo…”

Dipinto di Hülya Ozdemir

Senti come profuma di colore questa poesia!

 

Ci sono rocce desolate
sulla Badisco alta
giostrellate da un vento
profumato di rosmarino
e di erbe selvagge.
Un lontanissimo giorno
mi stesi a prendere il sole
a precipizio sul mare
illuso di possedere
il cielo e la terra.
Quasi quasi m’assopivo
se non c’era
il garrire alto del rondone
a volte urtante
a volte lento come d’estate
il miracolo dei papaveri.
Mi girai di lato
ammaliato da un maggiolino
a guardarlo con occhi di lente
da vicino. Mi pareva
una terrena stella vivente
amori impenetrabili segreti…
che ne sapevo
che tu eri già nata
dov’eri
e che le tue labbra di vela
i tuoi occhi
la tua smania di vivere
brillavano più dei suoi colori?

Salvatore Toma (Maglie, 1951 – 1987), da Canzoniere della morte