Le non-parole

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Anche quello che non viene scritto trova posto tra gli spazi di una poesia? Anche il non detto ha il peso di un verso?

 

Più belle

Più belle sono le poesie della felicità.
Come il fiore è più bello dello stelo
che pure lo porta
sono più belle le poesie della felicità.
Come l’uccello è più bello dell’uovo
come è bello quando si fa luce
è più bella la felicità.

E più belle sono le poesie
che non scriverò.

Hilde Domin, da Poesie scelte, Traduzione di Daniela Maurizi

 

 

Da questa matita si diparte una strada di grafite
e sulla strada passeggia una lettera, come un cane,
ed ecco una parola come una città abitata
dove forse arriverò domani.

Nina Cassian, da C’è modo e modo di sparire, Adelphi, 2013, traduzione di Anita Natascia Bernacchia

 

                                                    A José Emilio Pacheco

Apro la finestra
che dà
su nessuna parte
La finestra
che si apre verso dentro
Il vento
solleva
istantanee lievi
torri di polvere turbinante
Sono
più alte di questa casa
Stanno dentro
questo foglio
Cadono e si rialzano
Prima di dire
qualcosa
al piegare il foglio
si disperdono

turbini d’echi
aspirati   inspirati
dal loro proprio girare
Adesso
si aprono in un altro spazio
Dicono
non ciò che dicemmo
un’altra cosa sempre altra
la stessa cosa sempre
Parole del poema
che giammai diciamo
È il poema a dire noi

Octavio Paz (1914-1998) da Ritorno (1969-1975), in Octavio Paz-Vento Cardinale e altre poesie, Mondadori, 1984

*ascoltando Pat Metheny – Letter From Home https://www.youtube.com/watch?v=_5-pBkwyUxc

Poi passano

sparire

Càpitano: i momenti in cui vorresti solo scomparire, come un’altalena che oscilla nella nebbia.
Càpitano.
Poi passano.

Ginnastica mattutina

Mi sveglio e dico: sono perduta.
È il mio primo pensiero all’alba.
Comincio bene la giornata
con questo pensiero assassino.

Signore, abbi pietà di me
– è il secondo, e poi
scendo dal letto
e vivo come se
nulla mi fosse accaduto.

 

Purità

Solitudine incredibile.
Soltanto io e la mia sigaretta,
e la piccola libellula
dipinta con il blu dei monasteri moldavi.

Nulla mi spaventa,
nemmeno il sole.
Il cielo è una nuvola immensa
di madreperla.
Il lago è una nuvola immensa
di madreperla.
Sono la sirenetta del lago.
– Sono una melodia infinita
come il mormorio della pioggia.

E sono pulita
come la poesia che sto scrivendo.

Entrambe le poesie sono di Nina Cassian (Renée Annie Cassian-Mătăsaru, Galati, 27 novembre 1924 – New York, 15 aprile 2014), da C’è modo e modo di sparire – Poesie 1945- 2007, traduzione di Anita Natascia Bernacchia, Ottavio Fatica, Adelphi, 2013.

*Musica? Coldplay – Lost!