Semplicità

rosa

Semplicità, ovvero il contrario di difficoltà, complicazione, sofisticazione. Se penso al mondo che mi si apre nella mente pronunciando la parola semplicità vorrei rifugiarmi lì, in quel mondo, e non uscire più.
Sono tre anni che scrivo in questo spazio e a chi ogni tanto (o solo per una volta) ha letto o leggerà (grazie!) voglio augurare Semplicità.

 

“La semplicità è una delle virtù più complicate di questo vecchio mondo. Quando uno è semplice (nella parlata, nei gesti, nelle azioni, persino nella poesia) corre il fastidioso rischio di essere preso per stupido, per fesso. Ci sono critici, per esempio, propensi a elogiare solamente quei poeti misteriosi le cui opere sono comprese da pochissimi. Nemmeno questi critici li capiscono, è chiaro, ma hanno una certa abilità nel girare intorno al mistero, facendo della propria ignoranza una forma di discrezione.
Se si legge Baldomero Fernanàndez Moreno o Antonio Machado e si coglie la saggezza della loro semplicità, verrebbe voglia di correre ad abbracciarli come se fossero ancora qui, con la penna in resta. Come insegnano, come aprono senza pregiudizi le porte delle loro vite e ci regalano le chiavi per aprire la nostra!
Qualsiasi comandante, il capoccia come il capetto, si affanna (soprattutto se in affanno) a non essere semplice. La difficoltà è il suo muro di contenimento, il suo bastione. La sua corazza. Nella semplicità gli uomini e le donne si proteggono, si comprendono, si consolano. Nella complessità, invece, si guardano con diffidenza e rancore. Come non ricordare che la morte è l’apice della semplicità…”.

Mario Benedetti (Paso de los Toros, 1920 – Montevideo, 2009), da Il diritto all’allegria, Nottetempo Edizione; traduzione di Stefania Marinoni
           

 Un filo di ragno

Attraverso un sentiero del bosco, in un comodo cantuccio,
un elastico e lindo filo di ragno,
asperso di allegria solare e di ombra,
è sospeso nei cieli; e con tremito impercettibile
il vento lo fa vibrare, tentando invano di strapparlo;
il filo è saldo, sottile, diafano e semplice.
È tagliata la viva cavità dei cieli
da una linea sfavillante, da una corda policroma.
Noi siamo avvezzi a stimare solo ciò che è confuso.
Con falsa passione nei nodi ingarbugliati
cerchiamo sottigliezze, ritenendo impossibile
congiungere nell’anima semplicità e grandezza.
Ma sono meschine, ruvide e smorte le cose complesse;
e l’anima sottile è semplice come questo filo.

Zinaida Gippius (1869-1945,  poetessa russa), traduzione di Angelo Maria Ripellino

 

(Ancora sull’essere semplici: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/09/07/solo-un-nome/; https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/12/04/semplificare/; https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/03/26/lista-delle-cose-6-restare-semplici/)

*ascoltando Passenger – Simple Song https://www.youtube.com/watch?v=RfSVFtv7-90

“Ti ho e non ti ho”

cuore

Il poeta uruguaiano Mario Benedetti ha scritto delle poesie d’amore particolarmente belle, intense e senza retorica. Come questa qui sotto. (E in fondo è vero un po’ per tutti: non può esserci alcun possesso, “ti ho e non ti ho”…)

 

Cuore corazza

Perché ti ho e non ti ho
perché ti penso
perché la notte è qui ad occhi aperti
perché la notte passa e dico amore
perché sei qui a riprendere la tua immagine
e tu sei meglio di tutte le tue immagini
perché sei bella dai piedi fino all’anima
perché sei buona dall’anima fino a me
perché dolce ti nascondi nell’orgoglio piccola e dolce
cuore corazza
perché sei mia
perché non sei mia
perché ti guardo e muoio
e peggio ancora muoio
se non ti guardo amore
se non ti guardo
perché tu esisti sempre ovunque
ma esisti meglio dove io ti voglio
e la tua bocca è sangue
e senti freddo
io devo amarti amore
ti devo amare
anche se la ferita fa male per due
anche se ti cerco e non ti trovo
e anche se
la notte passa e io ti ho
e non ti ho.
 

Mario Benedetti (Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia, Paso de los Toros, 1920 – Montevideo, 2009), traduzione di Martha L. Canfield

*ascoltando Pearl Jam – Just Breathe https://www.youtube.com/watch?v=XTb9GNIxpMk

La cura

nonarrendertiQuesti versi sono meglio di una medicina, meglio di un calmante, meglio di un qualsiasi ricostituente.

 

Non ti arrendere, c’è ancora tempo
per arrivare e ricominciare
accettare le tue ombre
seppellire le tue paure
liberarti del fardello
riprendere il volo.

Non ti arrendere perché questo è la vita
continuare il viaggio
perseguire i sogni
sciogliere il tempo
togliere le macerie
e scoperchiare il cielo.

Non ti arrendere, per favore non cedere
malgrado il freddo bruci
malgrado la paura morda
malgrado il sole si nasconda
e taccia il vento
c’è ancora fuoco nella tua anima
c’è ancora vita nei tuoi sogni.

Perché la vita è tua e tuo anche il desiderio
perché l’hai amato e perché ti amo
perché esiste il vino e l’amore, è certo
perché non vi sono ferite che non curi il tempo.

Aprire le porte
togliere i catenacci
abbandonare le muraglie che ti protessero
vivere la vita e accettare la sfida
recuperare il sorriso
provare un canto
abbassare la guardia e stendere le mani
aprire le ali
e tentare di nuovo
celebrare la vita e riprendere i cieli.

Non ti arrendere, per favore non cedere
malgrado il freddo bruci
malgrado la paura morda
malgrado il sole si nasconda e taccia il vento
c’è ancora fuoco nella tua anima
c’è ancora vita nei tuoi sogni.

Perché ogni giorno è un nuovo inizio
perché questa è l’ora e il momento migliore
perché non sei sola, perché ti amo.

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No te rindas, aún estás a tiempo
De alcanzar y comenzar de nuevo,
Aceptar tus sombras,
Enterrar tus miedos,
Liberar el lastre,
Retomar el vuelo.

No te rindas que la vida es eso,
Continuar el viaje,
Perseguir tus sueños,
Destrabar el tiempo,
Correr los escombros,
Y destapar el cielo.

No te rindas, por favor no cedas,
Aunque el frío queme,
Aunque el miedo muerda,
Aunque el sol se esconda,
Y se calle el viento,
Aún hay fuego en tu alma
Aún hay vida en tus sueños.

Porque la vida es tuya y tuyo también el deseo
Porque lo has querido y porque te quiero
Porque existe el vino y el amor, es cierto.
Porque no hay heridas que no cure el tiempo.

Abrir las puertas,
Quitar los cerrojos,
Abandonar las murallas que te protegieron,
Vivir la vida y aceptar el reto,
Recuperar la risa,
Ensayar un canto,
Bajar la guardia y extender las manos
Desplegar las alas
E intentar de nuevo,
Celebrar la vida y retomar los cielos.

No te rindas, por favor no cedas,
Aunque el frío queme, 
Aunque el miedo muerda,
Aunque el sol se ponga y se calle el viento,
Aún hay fuego en tu alma,
Aún hay vida en tus sueños.

Porque cada día es un comienzo nuevo,
Porque esta es la hora y el mejor momento.
Porque no estás sola, porque yo te quiero.

Mario Benedetti (Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia, Paso de los Toros, 1920 – Montevideo, 2009), testo dal web

*ascoltando Franco Battiato – La Cura https://www.youtube.com/watch?v=cLJp-YJeuzc

Di muri, di ponti, di tempo

ponte

 

Come farti capire che c’è sempre tempo?
Che uno deve solo cercarlo e darselo,
Che nessuno stabilisce norme salvo la vita,
Che la vita senza certe norme perde forma,
Che la forma non si perde con l’aprirci,
Che aprirci non è amare indiscriminatamente,
Che non è proibito amare,
Che si può anche odiare,
Che l’odio e l’amore sono affetti,
Che l’aggressione è perché si ferisce molto,
Che le ferite si rimarginano,
Che le porte non devono chiudersi,
Che la maggiore porta è l’affetto,
Che gli affetti ci definiscono,
Che definirsi non è remare contro corrente,
Che non quanto più forte si fa il segno più lo si scorge,
Che cercare un equilibrio non implica essere tiepido,
Che negare parole implica aprire distanze,
Che trovarsi è molto bello,
Che il sesso fa parte del bello della vita,
Che la vita parte dal sesso,
Che il “perché” dei bambini ha un perché,
Che voler sapere di qualcuno non è solo curiosità,
Che volere sapere tutto di tutti è curiosità malsana,
Che non c’è nulla di meglio che ringraziare,
Che l’autodeterminazione non è fare le cose da solo,
Che nessuno vuole essere solo,
Che per non essere solo devi dare,
Che per dare dovemmo prima ricevere,
Che affinché ci dìano bisogna sapere anche come chiedere,
Che sapere chiedere non è regalarsi,
Che regalarsi è, in definitiva, non amarsi,
Che affinché ci vogliano dobbiamo dimostrare che cosa siamo,
Che affinché qualcuno “sia” bisogna aiutarlo,
Che aiutare è potere incoraggiare ed appoggiare,
Che adulare non è aiutare,
Che adulare è tanto pernicioso come girare la faccia,
Che faccia a faccia le cose sono oneste,
Che nessuno è onesto perché non ruba,
Che quello che ruba non è ladro per suo piacere,
Che quando non c’è piacere nelle cose non si sta vivendo,
Che non ci si deve dimenticare che esiste la morte,
Che si può essere morto in vita,
Che si sente col corpo e la mente,
Che si ascolta con le orecchie,
Che costa essere sensibile e non ferirsi,
Che ferirsi non è dissanguarsi,
Che alziamo muri per non essere feriti,
Che chi semina muri non raccoglie niente,
Che quasi tutti siamo muratori di muri,
Che sarebbe meglio costruire ponti,
Che su di essi si va all’altro lato e si torna anche,
Che ritornare non implica retrocedere,
Che retrocedere può essere anche avanzare,
Che non per il molto portarsi avanti si leva prima il sole,
Come farti sapere che nessuno stabilisce norme salvo la vita?
Come farti sapere che c’è sempre tempo?

Mario Benedetti (testo e traduzione dal web) – Nato a Paso de los Toros (Uruguay) nel 1920, è stato il fondatore del Movimento 26 Marzo, di opposizione al regime militare imposto nel suo paese tra il 1973 e 1985. A causa della sua militanza dovette esiliarsi e visse per lunghi anni prima a Cuba e poi in Spagna. Ha saputo usare la poesia come arma di denuncia, parlando nelle sue poesie del dramma vissuto dal proprio paese e dell’incubo del carcere, della tortura, delle esecuzioni sommarie, dei desaparecidos.

*ascoltando  Yann Tiersen – Rue des Cascades https://www.youtube.com/watch?v=A1dQEjXKimw