Che cosa manca?

dig

Manca sempre qualcosa. O forse no.

Un poco più di sole – e sarei brace,
un poco più di azzurro – e sarei là.
A riuscir, mi è mancato un colpo d’ala…
Potessi almeno rimanere qua…

Mário de Sá-Carneiro (Lisbona, 1890-1916), da Quasi e altre poesie, traduzione e cura di Alessandro Ghignoli, Via Del Vento Edizioni – Collana Acquamarina N. 20 – 2003

Questione di rime

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Ti piace o ti terrorizza
il verso libero e anarchico degli eventi della vita?

***

La ripetizione

Perché ai piccoli e ai grandi, nella vita
e nei versi, piace la ripetizione?
Perché vogliamo che ‘ancora’
rimi con ‘ora’? Non è solo questione
di suoni. Abbiamo bisogno
di consolazione: sapere oscuramente
che tutto resti o torni al suo posto,
che il mondo non frani nel burrone,
che oggi, domani e dopodomani
non divideremo il tavolo
con la Disperazione.

Mario Andrea Rigoni (Asiago, 1948), da Colloqui con il mio demone, Elliot Edizioni, 2021

 

Senza fretta

dav
“(…) Il viaggio può richiederti ore, un giorno, un anno, qualche anno, centinaia,
migliaia e anche di più ( …)”.

 

Per richiamare lo spirito che vaga sulla terra con piedi umani

Posa quel sacchetto di patatine, quel pane bianco, quella bibita.
Spegni il cellulare, il computer, e il telecomando.
Apri la porta, poi richiudila dietro di te.
Fai un respiro offerto da venti amichevoli. Viaggiano per la terra raccogliendo essenze di piante purificatrici.
Restituiscilo con gratitudine.
Se canti questo darà al tuo spirito un passaggio fino alle orecchie delle stelle e ritorno.
Riconosci questa terra che si è presa cura di te da quando eri un sogno che piantava sé stesso nel desiderio dei tuoi genitori.
Lascia che i tuoi mocassini ti portino all’accampamento dei guardiani che ti conoscono da prima del tempo,  che saranno là dopo il tempo. Siedono davanti al fuoco che esiste senza tempo.
Lascia che la terra stabilizzi il suo insicuro nervosismo postcoloniale.
Sii rispettoso dei piccoli insetti, degli uccelli e delle persone animali che ti accompagnano.
Chiedi loro perdono per il male causato da noi umani.
Non preoccuparti.
Il cuore conosce la via sebbene possano esserci grattacieli, autostrade, posti di blocco, soldati armati, massacri, guerre, e quelli che ti disprezzeranno perché disprezzano sé stessi.
Il viaggio può richiederti ore, un giorno, un anno, qualche anno, centinaia, migliaia e anche di più.
Sorveglia la tua mente. Senza preparazione potrebbe fuggire e destinare il tuo cuore all’immenso banchetto umano allestito dai ladri di tempo.
Non avere rimpianti.
Quando troverai la via per il cerchio, per il fuoco tenuto acceso dai custodi della tua anima, sarai il benvenuto.
Devi purificarti con cedro, salvia, o altre piante di guarigione.
Recidi i legami col fallimento e la vergogna.
Lascia andare il dolore che trattieni nella mente, nelle spalle, nel cuore, e giù fino ai piedi. Lascia andare il dolore dei tuoi antenati per far strada a coloro che si dirigono nella tua direzione.
Chiedi perdono.
Chiedi aiuto a coloro che ti amano. Questi aiutanti assumono molte forme: animale, elemento, uccello, angelo, santo, pietra, o antenato.
Richiama il tuo spirito. Può essere intrappolato in angoli e pieghe di vergogna, giudizio, e abuso umano.
Devi chiamare così da invogliare il tuo spirito a fare ritorno.
Parlagli come faresti con un bambino amato.
Accogli il tuo spirito che torna dal suo vagabondaggio. Può tornare in pezzi, in frantumi. Radunali insieme. Saranno felici di essere ritrovati, dopo essersi persi così a lungo.
Il tuo spirito avrà bisogno di dormire un po’ dopo che lo avrai lavato e gli avrai dato vestiti puliti.
Ora puoi dare una festa. Invita tutti coloro che sai che ti amano e ti sostengono. Lascia uno spazio per coloro che non hanno altro posto dove andare.
Rendi omaggio, e ricorda, fai discorsi brevi.
Poi, devi fare questo: aiuta il prossimo a trovare la sua strada nel buio.

Joy Harjo (Tulsa, Oklahoma, 1951; prima poetessa nativa americana ad avere il titolo di Poeta Laureato degli Stati Uniti), da Conflict Resolution for Holy Beings: Poems, 2015

***

For Calling the Spirit Back from Wandering the Earth in Its Human Feet

Put down that bag of potato chips, that white bread, that bottle of pop.
Turn off that cellphone, computer, and remote control.
Open the door, then close it behind you.
Take a breath offered by friendly winds. They travel the earth gathering essences of plants to clean.
Give it back with gratitude.
If you sing it will give your spirit lift to fly to the stars’ ears and back.
Acknowledge this earth who has cared for you since you were a dream planting itself precisely within your parents’ desire.
Let your moccasin feet take you to the encampment of the guardians who have known you before time, who will be there after time. They sit before the fire that has been there without time.
Let the earth stabilize your postcolonial insecure jitters.
Be respectful of the small insects, birds and animal people who accompany you.
Ask their forgiveness for the harm we humans have brought down upon them.
Don’t worry.
The heart knows the way though there may be high-rises, interstates, checkpoints, armed soldiers, massacres, wars, and those who will despise you because they despise themselves.
The journey might take you a few hours, a day, a year, a few years, a hundred, a thousand or even more.
Watch your mind. Without training it might run away and leave your heart for the immense human feast set by the thieves of time.
Do not hold regrets.
When you find your way to the circle, to the fire kept burning by the keepers of your soul, you will be welcomed.
You must clean yourself with cedar, sage, or other healing plant.
Cut the ties you have to failure and shame.
Let go the pain you are holding in your mind, your shoulders, your heart, all the way to your feet. Let go the pain of your ancestors to make way for those who are heading in our direction.
Ask for forgiveness.
Call upon the help of those who love you. These helpers take many forms: animal, element, bird, angel, saint, stone, or ancestor.
Call your spirit back. It may be caught in corners and creases of shame, judgment, and human abuse.
You must call in a way that your spirit will want to return.
Speak to it as you would to a beloved child.
Welcome your spirit back from its wandering. It may return in pieces, in tatters. Gather them together. They will be happy to be found after being lost for so long.
Your spirit will need to sleep awhile after it is bathed and given clean clothes.
Now you can have a party. Invite everyone you know who loves and supports you. Keep room for those who have no place else to go.
Make a giveaway, and remember, keep the speeches short.
Then, you must do this: help the next person find their way through the dark.

♥ ascoltando Buffy Sainte-Marie – Carry It On https://www.youtube.com/watch?v=08gyjR0Sk4s

Come ti vanno le cose?

a terra

Tutto bene lì? Qui così così (e se anche andasse benone, nemmeno se mi pagassero potrei dire “alla grande!”: non ho tutto questo coraggio).

In ogni caso… inboccalupo!

***

Smarrito il passaporto,
l’auto da rottamare,
cinque pini del mio viale
abbattuti da una violenta
tramontana: ecco
l’eccellentissimo bilancio
della trascorsa settimana.

Ma è inutile lagnarsi, se
è vero che la vita è come
una coperta – abitata dalle tarme –
che va perennemente ricucita.

Franco Marcoaldi (Guidonia, 1955), da L’isola celeste, Einaudi, 2000

ascoltando God Is An Astronaut – In Flux https://www.youtube.com/watch?v=3g1_fxqK4TI

Lentamente (e con più attenzione)

dav

Io cammino, ma a volte cado: mi frana la terra sotto i passi
(devo fare più attenzione a dove metto i piedi).

 

Lentamente lentamente
un piede lascia la terra
si alza lo seguono
tutti i distacchi della mia vita
il sapore della legge
degli addii.
Un piede avanza
per metà sono uccello
per metà sono albero
il piede ritrova la terra
si posa e con lui tutti
i contatti della mia vita
fluttuano febbrili nel sangue:
io cammino.

Chandra Livia Candiani, da Il corpo battello, in La domanda della sete. 2016-2020, Einaudi, 2020

♥ ascoltando Glen Hansard – “My Little Ruinhttps://www.youtube.com/watch?v=jrVF50I_9YU&t=65s

Come nella vita

dig

All’aeroporto (come nella vita?): partire, tornare, ripartire…
e ritardi, cancellazioni, cose perse.
E poi aspettare.
E ancora aspettare.

Quando parte il tuo prossimo volo?

***

Misuro il tempo perso in aeroporto
all’andata e al ritorno.
Deposito, ritiro del bagaglio,
insieme pieno e vuoto,
schiacciato nella stiva con il peso
dei ripetuti addii
di un apolide oppresso dal congedo,
ritornando all’esilio.
Il volo della fine delle feste,
il conto alla rovescia
verso il prossimo imbarco, nuovo viaggio,
con doppio passaporto.
Come turista della propria terra,
il prodigo riflusso.

Lorenzo Foltran, da Il tempo perso in aeroporto, Graphe.it Edizioni, 2021

 

ascoltando Brian Eno –  Music for Airports – 1/1 https://www.youtube.com/watch?v=CWu4ieBqGFg

In cerca di luce

 

lux

(Se è ancora buio, prima o poi dovrà finire!)

Luce che va sempre
avanti, io ti prenderò
per mano, sarà subito
più semplice, le cose
e la gente, le parole che sotto la lingua
s’induriscono, tutto
per noi sarà trasparente, luce
che non ha un luogo, ecco ti fermi
e anche il mio male si ferma
e tu mi aspetti.

***

Lumière qui va toujours
devant, je te prendrai
par la main, ce sera soudain
plus simple, les choses
et les gens, les mots qui durcissaient
sous la langue, tout
sera transparent pour nous, lumière
qui n’as pas de lieu, voilà que tu t’arrêtes
et que mon mal
s’arrête aussi et que tu m’attends.

Claude Esteban (Parigi, 1935-2006), da Le jour à peine écrit, poèmes 1967-1992, traduzione di Lucetta Frisa

 

∞ ascoltando If These Trees Could Talk – “The Sun Is In The North” https://www.youtube.com/watch?v=pRnChxsD_wY

Respiriamo (qui e ora)

digFacciamo un bel respiro…

La città è lì per te
anche il primo raggio
dopo una giornata di pioggia
anche il negozio di fiori,
tu intanto scrivi
scrivi che sei stato lì
mentre partiva il tram,
scrivi della gente che passa
dell’odore di bagnato
dell’agitazione che mettono
quelli che corrono.

Appuntati
la parola abbraccio
la parola aria
la parola colore
la parola fretta
la parola respiro
il tuo
di te che sei vivo
e guardi.

Vasco Mirandola, da Volevo solo scriverti accanto, AnimaMundi Editore, 2021

∞ ascoltando Midge Ure – Breathe  https://www.youtube.com/watch?v=USFr5VeLQ2o

Oggi questo, domani quello

dav(Bisogna sempre conservare le garanzie. Se esistono)

Obsolescenza

smettono di funzionare
le cose fanno a turno
− oggi questo, domani quello −
e così il nostro corpo
i tentativi e i piccoli
fantascenari  futuri
smettono di funzionare
si esauriscono soccombono
− oggi questo, domani quello −
ieri ad esempio si è rotto
il forno, l’equilibrio
e un  altro pezzetto di cuore

©IreneMarchi2021

° ascoltando Joe Satriani – Crushing Dayhttps://www.youtube.com/watch?v=eFRhmKuD9x8

Seriamente

squirrel

Qual è la tua idea del “vivere seriamente”?

Vivere seriamente

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non é uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla é più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.

Nazim Hikmet (Salonicco, 1902-1963), testo presente in Tradurre poesia, di Joyce Lussu, Robin Editore, 1998, p.35

∞ ascoltando Bert Jansch – Osprey https://www.youtube.com/watch?v=FZjJmzKLTvg