Imbranata

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Prima di dare dell’imbranato a qualcuno, pensiamoci: potrebbe soltanto avere qualcosa “che balla dentro” (l’emozione?), ma noi non ce ne siamo accorti…

Amo i gesti imprecisi

Amo i gesti imprecisi,
uno che inciampa, l’altro
che fa urtare il bicchiere,
quello che non ricorda,
chi è distratto, la sentinella
che non sa arrestare il battito
breve delle palpebre,
mi stanno a cuore
perché vedo in loro il tremore,
il tintinnio familiare
del meccanismo rotto.
L’oggetto intatto tace, non ha voce
ma solo movimento. Qui invece
ha ceduto il congegno,
il gioco delle parti,
un pezzo si separa,
si annuncia.
Dentro qualcosa balla.

Valerio Magrelli, (Roma, 1957), da Nature e venature, Mondadori, 1987

 

*ascoltando Yann Tiersen – L’autre Valse d’Amelie https://www.youtube.com/watch?v=O-DM0LXVPG4

«Come un vaso di rose una poesia non la si deve spiegare»

come un vaso di rosejpg

«Come un vaso di rose una poesia non la si deve spiegare». Così scrive Lawrence Ferlinghetti  in Cos’è la poesia. Sfide per giovani poeti.
E non so tu, ma io sono del tutto d’accordo con lui.
Se ci pensi, quel vago fastidio che proviamo  ricordando la poesia che ci hanno fatto studiare a scuola non deriva dalla poesia stessa. La poesia vera era nata dal sentimento o dalle lacrime o dall’ira di scrittori, ma prima di tutto persone, che non sapevano che sarebbero apparsi su antologie scolastiche, catalogati uno dopo l’altro in ordine più o meno cronologico. No, quel fastidio deriva dalle infinite righe di note che ostinatamente volevano e continuano a voler spiegare  ogni singola parola di quella poesia (il cui vero senso provocato in noi, cioè l’emozione suscitata, veniva poi dimenticato per far posto alle nozioni che spiegavano).
Insomma, è il fastidio che ci aveva provocato quel voler trasformare una poesia, che dovrebbe sfuggire al catalogato e allo spiegabile, in un oggetto sezionato e ricomposto oltreché tradotto in un modo univoco.
Ma la poesia (però questa è solo la mia opinione), può essere capita in vari modi, non è sempre necessario scandagliare ogni singola parola. Certo, anche l’autore deve fare la sua parte: se scrive cose che solo lui, e davvero solo lui, può capire, allora è chiaro che scatta la caccia alla giusta interpretazione (o più spesso scatta il salto della pagina). Quindi, secondo me, sarebbe bello leggere le poesie cercando, sì, di afferrare quello che voleva dire l’autore, ma anche  seguendo un po’ la nostra personale lettura, seguendo cioè la sensazione che quella poesia ci trasmette  semplicemente leggendola. Senza voler razionalizzare tutto. L’indeterminatezza di alcuni significati fa parte del linguaggio poetico che non sarà mai  quello del codice binario, nemmeno tra cent’anni, spero. E come lo dice il Pablo Neruda del film Il postino, non lo dice nessuno: «Quando la spieghi, la poesia diventa banale… » (al min. 2.32 del video: https://www.youtube.com/watch?v=FEwWhoERAyg )