Le corde che liberano

chtrr

Le sei corde

La chitarra
fa piangere i sogni.
Il singhiozzo delle anime
perdute
sfugge dalla sua bocca
rotonda.
E come la tarantola,
tesse una grande stella
per sorprendere i sospiri
che tremano nella sua nera
cisterna di legno.

°°°

Las seis cuerdas

La guitarra,
hace llorar a los sueños.
El sollozo de las almas
perdidas,
se escapa por su boca
redonda.
Y como la tarántula
teje una gran estrella
para cazar suspiros,
que flotan en su negro
aljibe de madera.

Federico García Lorca (Fuente Vaqueros, 1898 – Víznar, 1936), da Poema del Cante Jondo

*ascoltando Andrés Segovia – Asturias (Leyenda) – (trascrizione da Isaac Albéniz) https://www.youtube.com/watch?v=Jj7iC4hD3IM

Non di solo PIL

sogni

Se sei caduto dalle pareti di un sogno, non importa. Tu sogna ancora.

 

La repubblica dei sogni

Le persone si ritrovano
per discutere dei sogni
Poi li scriveranno
L’economia di questo paese
dipende
dall’esportazione di sogni
Ossia dalla feconda produttività
dei suoi sognatori.

Zoé Valdés (1959, L’Avana-Cuba), da La gana sagrada (La voglia sacra), poesie adolescenziali, scritte tra il 1972 e il 1974, traduzione di Giordano Lupi (in Poesia n. 348, maggio 2019)

*ascoltando John Lennon – Imagine https://www.youtube.com/watch?v=VOgFZfRVaww

“Sentieri dove ci si può perdere”

maipiù

   “Sentieri dove ci si può perdere (…) e sogni a cui si appartiene”.
La vita forse sta in questo.

 

Io credo in tante cose. Nel sangue. Nel fuoco.
Credo nei sentieri dove ci si può perdere.
Credo nei sogni a cui si appartiene.


Vado alla cieca. Non portarmi a casa.
Lascia che la notte mi conduca sempre avanti.
Da qualche parte nel buio c’è una porta socchiusa.


Da qualche parte al confine tra il corpo e l’anima,
un luogo dove il tempo stesso dice fermati
– è lì forse dove arderebbe il mio cuore?

Non ascoltarmi. Ogni mia parola
è una profezia pericolosa, una falsa pista.
Sono abbastanza diversa da come credi.

°°°

Eg tror på mange ting. På Blod. På ild.
Jeg tror på stier hvor en kan gå vill.
Jeg tror på drømmer som en hører til.

I blinde går jeg. Led meg ikke hjem.
La natten føre meg bestandig frem.
Et sted i mørket står en dør på klem.

Et sted på grensen mellom ånd og kropp,
et sted hvor selve tiden sier stopp
– der skulle vel mitt hjerte flamme opp – ?

Hør ikke på meg. Alle mine ord
er farlige profeter, falske spor.
Jeg er en ganske annen enn du tror.

Inger Hagerup (1905, Bergen, Norvegia-1985), da Videre, 1945

*ascoltando Paul McCartney – I Don’t Know https://www.youtube.com/watch?v=aef2eV7GmQw

Un po’ fantasmi

boooooIn fondo siamo tutti uguali: tutti un po’ fantasmi.

Visto e non visto

(Agli amici che sono ancora vivi ma sono scomparsi, là dove si trovano, con un abbraccio postumo.)

Le persone tendono a scomparire.

Un giorno ti fanno ridere e quello dopo non ci sono più.

Un giorno ti chiamavano ogni giorno
per sapere come stavi,
e ora non riesci neanche a ricordarne la voce.

Un giorno dissero sempre
e sempre finì per essere un mai più.

Le persone somigliano ai fantasmi.
Appaiono, seducono, credi in loro,
fanno paura, brillano e scompaiono.

Se ne vanno e, all’improvviso, non esistono più,
come se mai fossero esistite.
Arrivi a convincerti di averle sognate.

Io sono uno di loro.

Morire, nel nostro caso,
è una ridondanza.

°°°

Visto y no visto

(A los amigos que siguen vivos pero han desaparecido, allá donde estén, con un abrazo póstumo.)

La gente tiende a desaparecer.

Un día te hacen reír y al siguiente no están.

Un día te llamaban cada día
para saber cómo estabas,
y ahora ya no puedes ni recordar sus voces.

Un día dijeron siempre
y siempre acabó siendo nunca más.

La gente se parece a los fantasmas.
Aparecen, seducen, crees en ellos,
dan miedo, brillan y desaparecen.

Se van y, de repente, ya no existen,
como si nunca hubieran existido.
Llegas a convencerte de que los has soñado.

Yo soy uno de ellos.

Morir, en nuestro caso,
es una redundancia.

Juan Vincente Piqueras, da Vigilia di restare a cura di Raffaella Marzano, Multimedia Edizioni, 2017

*ascoltando Yann Tiersen – Enez Nein https://www.youtube.com/watch?v=Yl2rxSUWTvo

Andiamo a dormire

dormiamoScrivi i sogni che vuoi fare e metti il foglio sotto al cuscino. Chissà se funziona.

Cosí schiava. Che roba!
Cosí barbaramente schiava. E dai!
Cosí ridicolmente schiava. Ma insomma!
Che cosa sono io?
Meccanica, legata, ubbidiente,
in schiavitú biologica e credente. Basta,
scivolo nel sonno, qui comincia
il mio libero arbitrio, qui tocca a me
decidere che cosa mi accadrà,
come sarò, quali parole dire
nel sogno che mi assegno.

Patrizia Cavalli, da Datura, Einaudi

*ascoltando Funkadelic – Maggot Brain
https://www.youtube.com/watch?v=elCC5JKmh54

Gente che sogna

sogno

Due poesie che parlano di sogni (o, forse, ai sogni).

La visita

Dimmi ragazza implacabile chi
ti credi di affamare

con quel tuo eterno silenzio?
rifiuti di vedermi non

rispondi alle mie lettere né
al telefono eppure il mese scorso

per ben sei volte sei
entrata nei miei sogni e con una

luce incommensurabile hai
inondato il mio sonno le tue

visite sono meravigliose sei
più tenera più gaia di quanto

tu sia mai stata prima ritorna
ancora e ancora ragazza

implacabile torna il mio amore
ti sta aspettando.

James Laughlin (1914, Pittsburgh-1997, Norfolk), da Collected Poems of James Laughlin, traduzione dal web (https://cantosirene.blogspot.com/)

 

Il signore sognato

Splendidissima era la vita accanto a lui sognata.
Nel sogno tra tutte prediletta la chiamava.
E nella realtà?
La realtà non c’era, era abdicata.
Splendidissima regnava la vita immaginata.

Vivian Lamarque, da Il signore d’oro, Crocetti, 1986

 

*ascoltando John Lennon – No. 9 Dream  https://www.youtube.com/watch?v=E-rstOjonZU

(Ancora sui sogni:https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/03/30/andiamo-a-dormire/)

Manca sempre una rima

Marc Chagall, Gli amnti blu, 1914

Marc Chagall, Gli amanti blu, 1914

Quali sono le rime per essere felici?

Non ho camminato nei tuoi sogni

Non ho camminato nei tuoi sogni,
né mi sono mostrato in mezzo alla folla,
non sono apparso nel cortile
dove pioveva o meglio cominciava
a piovere (questo verso
lo cancello e non lo sostituirò),
era allettante credere, come uno stupido,
che ti avrei incontrato presto,
eri tu che mi apparivi in sogno
(e mi prendeva una dolce tenerezza),
mi sistemavi i capelli sulle tempie.
Quell’autunno perfino le poesie
in parte mi riuscivano bene
(però mancava sempre un verso o una rima
per essere felice).

Boris Ryzhy (Chelyabinsk, Russia, 1974-2001), da  La nuovissima poesia russa (Einaudi, 2005), trad. di V. Ferraro e M. Martini

*ascoltando Chris Isaak – Wicked Game https://www.youtube.com/watch?v=KBx1Q3DEyDY

Andiamo a dormire

dormiamo

Scrivi i sogni che vuoi fare e metti il foglio sotto al cuscino. Vediamo se funziona.

Cosí schiava. Che roba!
Cosí barbaramente schiava. E dai!
Cosí ridicolmente schiava. Ma insomma!
Che cosa sono io?
Meccanica, legata, ubbidiente,
in schiavitú biologica e credente. Basta,
scivolo nel sonno, qui comincia
il mio libero arbitrio, qui tocca a me
decidere che cosa mi accadrà,
come sarò, quali parole dire
nel sogno che mi assegno.

Patrizia Cavalli, da Datura, Einaudi

*ascoltando Funkadelic – Maggot Brain
https://www.youtube.com/watch?v=elCC5JKmh54

Nel sonno

cerca di dormire

Quell’attimo prima di prendere sonno: sei salito (faticosamente) sulla cima dello scivolo e ora devi solo abbandonarti alla discesa  per dormire un po’ di ore (sempre troppo poche). Ecco che cominci a scivolare-lasci andare i pensieri-stai scivolando-dimentichi dove sei-tutto è silenzio-stai scivolando-dimentichi chi sei-non senti caldo-non senti freddo-stai scivolando-dimentichi chi vorresti essere-stai scivol…

 II
Sogno, sogno dentro il sonno
luce di ciò che non c’è
e voce di quello che c’era,
nero bocciolo della notte

 che promette splendore,
terra fatta di nuvola
nuvola fatta radice
mano sinistra dentro la destra

sogno, prendimi pure, sogno
campanula di buio
fiammella benedetta

declinazione di poeta
che promette amore
 e orlo d’orlo e notte.

Sium, sium dentri inte sium
lûs di ce che nol è
e vôs di chel ch’al jere
neri butul de gnot

ch’al impromet sflandôr
tiere fate di niule
niule fate ladrîs
man çampe inte man drete

sium cjapimi me sium
cjampanule di scûr
flamule benedete

declinazion di poete
ch’al impromet amôr
e ôr dal ôr e gnot.


III

Donzel, la notte piú bella
è quella che mi tace
dentro, minuta come
un centesimo di pace

dentro la tasca del cuore
dove il quarto di luna
nel silenzio del cielo
brilla come un orecchino

e il gattomammone sorride
che da bambino faceva paura
e tace l’urlío del giorno

e noi non si è piú noi
e il dolce cadersi dentro
non è dormire ancora.
 

Donzel, la gnot plui biele
e je chê ch’e mi tâs
dentri, minude come
un centesim di pâs

te sachete dal cûr
dulà che il cuart di lune
intal cidin dal cîl
al lûs come un rincjin

e la maràngule e rît
che, frut, faseve pôre
e al tâs il crît dal dì

e nô no si è plui nô
e il dolç mancjâsi dentri
nol è ancjemò durmî.

 

IV

Io sono qui, dentro
una notte che non c’è
e silenzioso nel silenzio
fiorito di pietra e mio.

Io sono qui, a scurirmi
con lo scurirsi della notte
fresca e scurita intorno
come di culla.

Io sono qui, che stringo
le mani alle ginocchia,
le ginocchia accanto al cuore,

dentro il cerchio degli occhi
il cerchio della luna
fino a tornare bambino.

 

Achì soi jo, par dentri
une gnot che no je
e cidin tal cidin
florît di piere e gno.

Achì soi jo, a scurîmi
cul scurîsi de gnot
frescje e scuride ator
ator come di scune.

Achì soi jo, ch’o strenç
lis mans tor dai zenôi
i zenôi dongje il cûr

dentri il cercli dai vôi
il cercli da la lune
fin a vignî bambin.

Pierluigi Cappello, da Il me Donzel, in Azzurro elementare, 2013, Bur

*ascoltando John Lennon –  Number 9  Dream https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=DGFvlnCq-ts