Un filo colorato

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Li intravedi (qualche volta) i fili colorati?

Fili

La poesia vive tra un istante e l’altro
Tra una separazione e l’altra
Tra un legame e un salto
Tra un’attrazione e un declino
Tra un abisso e l’altro
Sinché ti afferra una parola
Un vuoto
Una pietra
Un uccello
Sinché non ti riconduce dove siete tu
E un magico filo colorato…
Allontano delicatamente la mia azzurra nube
E la tesso per te con fili di pioggia
Per poi rannicchiarmi e riscaldarmi dentro di lei.

Nada El Hage (Beirut, 1958), da Veli di passione, Interlinea, 2014, traduzione di V. Colombo

*ascoltando Pink Floyd – Any Colour You Like https://www.youtube.com/watch?v=W1oaXqBJRRQ

Non mangiarti le parole

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Tutti ottimi consigli…

Dieta linguistica

Usa ogni giorno verbi di movimento.
Evita i pronomi riflessivi.
Non parlare tra virgolette.
Evita il perché, il però ed il cioè.
Taci con maggior frequenza.
Non pronunciare parole che non sanno di niente.
Non parlare di diete durante i pasti.
Non parlare allo specchio e se lo fai
non aspettarti che lo specchio ti risponda.
Non aprire mai una parentesi che non puoi chiudere.
Ringrazia a digiuno.
Sospira in sospensivo.
E metti quel che hai scritto in ginocchio.

°°°

Dieta lingüística

Use cada día verbos de movimiento.
Evite los pronombres reflexivos.
No hable entre comillas.
Evite el porque, el pero y el o sea.
Calle con más frecuencia.
No pronuncie palabras que no sepan a nada.
No hable de dietas durante las comidas.
No le hable al espejo y si lo hace
no espere que el espejo le responda.
No abra nunca paréntesis que no pueda cerrar.
Dé gracias en ayunas.
Suspire suspensivo.
Y ponga lo que ha escrito de rodillas.

Juan Vicente Piqueras, da Vigilia di restare, traduzione di Raffaella Marzano, Multimedia ed., 2017

*ascoltando Neil Young – Words (Between the Lines of Age) https://www.youtube.com/watch?v=XwbkKBqE2Yw

Trasparenza

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Essere trasparenti è indice di fragilità o di forza?

Senza Titolo

Levigare le parole
fino alla trasparenza
fino al limite sottile
di fragilità e di rischio
per sentirle finalmente suonare
al tocco delle dita
o tagliarvisi le labbra
o raccoglierne i cocci muti
e riprovare.

Gianmaria Testa, da Da questa parte del mare, Einaudi, Torino 2016, p. 89

*ascoltando Gianmaria Testa – Come di pioggia https://www.youtube.com/watch?time_continue=43&v=wgR2yMlctxo&feature=emb_title

La conclusione scrivetela voi

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La poesia qui sotto termina con alcune parole che ho volutamente omesso: lascio che ognuno metta le parole che vorrebbe dire a qualcun altro o anche semplicemente a sé stesso (perché le parole pronunciate sono un po’ più incisive del semplice pensiero – anzi, a volte sarebbe bene scriverle, certe parole, e attaccarle al frigorifero per rileggersele spesso). Saranno parole diverse a seconda delle situazioni, ma qualcosa da dire ci sarà di sicuro.

Come se fosse un libro

Se fosse davvero così semplice
attrezzarsi il mondo come se fosse un terrazzo
con piante e fiori da spostare da un angolo all’altro
tanto per fare qualcosa
perché è domenica e si deve, comunque, vivere
perché meglio tutto che le intermittenze crudeli del cuore
che ci lasciano senza difesa a chiederci dove andiamo
e se ne valga dopotutto la pena
attrezzarsi il mondo come se fosse un terrazzo
dove anche le cose lasciate in disordine
hanno l’ordine che vogliamo per loro
così docili così refrattarie a movimenti e oscillazioni
che viene voglia di prenderle ad esempio
come se prima o poi un temporale
un vento improvviso venuto su dal
lieve cedimento del pavimento non ci ricordasse
proprio quando meno ce l’aspettiamo
che la domenica e il lunedì e tutti gli altri giorni della settimana
sono l’unica cosa che abbiamo
la nostra parte d’eternità
e la spendiamo così
senza nemmeno confessarci
che a restituircela
è proprio un temporale che vorremmo
o un vento venuto su dal mare
che ci rendesse innocenti
creature senza domenica e lunedì
che attraversano il tempo
con la dolcezza e la gioia
di chi di nulla ha colpa e senso e dolore
se non d’aver fatto delle settimane
e dei mesi e degli anni
il deposito dei propri sogni
se fosse davvero così semplice
attrezzarsi il mondo come se fosse un libro
con le parole il ritmo e lo stile
appreso nelle notti
passate a credere che per essere felici
fosse sufficiente essere poeti
e che la felicità fosse un nostro diritto
e nostro diritto e dovere cercarla
dovunque e comunque
e qualunque fosse il prezzo di dolore
con cui mettersi alla prova
come se ne fossimo sempre più forti
come se soffrendo
potessimo garantirci
che ad attenderci da sempre
ci sia davvero qualcuno
magari un cane
con cui essere fragili insieme
e insieme vivere e insieme morire
per dolori che s’assomigliano
per sogni terribili e crudeli
che ti fanno pulsare la vita tra le mani
come il muscolo di un animale scannato
per domeniche che si devono, comunque, vivere
se fosse davvero così semplice amarsi
non avrei più bisogno delle parole
per dirti (…)

Emilio Piccolo (Acerra, 1951-2012), da Beatrice – My Heart Is Full Of Troubles, Dedalus, 1999

*ascoltando Tangerine Dream – Alchemy of the heart https://www.youtube.com/watch?v=NBeiRu6CquA

La voce di ottobre

che cosa succede

Ascolta

se le foglie di ottobre
fossero parole,
pensa a quante poesie

ballerebbero

nel

vento

prima

di

sfiorarci

volando

a  terra

 

(senti come bisbiglia l’aria, oggi)

©Irene Marchi 2019

*ascoltando Van Morrison – Autumn Song https://www.youtube.com/watch?v=lX9UTWh4VDw

 

Parole per ritrovare la strada

sto finendo le parole

Speriamo non finiscano le parole…

Avanzo con cura, lentamente,
lungo un sentiero
che traccio io stessa
passo dopo passo:
per potere tornare
lascio cadere dietro di me
briciole di lettere e di parole.
Sono partita da tanto,
ho terminato
le poche sillabe che m’ero portata
al sacco per provvista.
Per fortuna, ho scoperto
che tutto
può essere trasformato in parole
e ho continuato ad andare avanti
spandendo
le parole di cui mi disfo
come si disfa un vecchio pullover
in grumi di lana infeltrita dal troppo uso.

Ana Blandiana (Timisoara 1942), da Un tempo gli alberi avevano occhi, Donzelli, 2004, traduzione di Biancamaria Frabotta e Bruno Mazzoni

*ascoltando Yann Tiersen – L’ Homme aux Bras Ballants https://www.youtube.com/watch?v=YXvznEXRTB8

 

Parole e silenzi (musica)

Frédéric Chopin -Op. 9 N. 2 - Nocturne

Frédéric Chopin – Op. 9 N. 2 – Nocturne

Non tutto può essere detto (con facilità). Allora, talvolta, lo spazio bianco tra le parole scritte, o il silenzio tra le parole pronunciate porterà il carico di quello che non si riesce a esprimere. A volte sembrerà musica.

Amo il bianco tra le parole,
il loro margine ardente,
amo quando taci
e quando riprendi a parlare,
amo la parola che spunta
solitaria
sullo specchio buio del vocabolario,
e quando sborda, va alla deriva
con deciso smarrimento,
quando si oscura
e quando si spezza,
si fa ombra.
Quando veste il mondo,
quando lo rivela,
quando fa mappa,
quando fa destino.
Amo quando è imminente
e quando si schianta,
quando è straniera,
quando straniera sono io
nella sua ipotetica terra,
amo quello che resta,
dopo la parola detta,
non detta. E quando è proibita
e pronunciata lo stesso,
quando si cerca e si vela,
quando si sposa
e quando è realtà di muri
limite che incaglia al suolo,
quando scorre candida
e corre per prima a bere,
e quando preme alla gola,
spinge all’aperto,
quando è presa a prestito,
quando mi impresta al discorso
dell’altro, quando mi abbandona.
Non voglio una parola di troppo,
voglio un silenzio a dirotto,
non un commercio tra mutezza e voce,
ma una breccia,
una spaccatura che allarga luce,
una pista delle scosse.
Dammi un ascolto che precipita –
parola.
Che nasce.

Chandra Livia Candiani, da La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore, Einaudi, 2014

*ascoltando Frédéric Chopin – Nocturne op.9 No.2 https://www.youtube.com/watch?v=9E6b3swbnWg

Le parole come foglie

 vento

 

All’ipotetico lettore

Ho messo la mia anima fra le tue mani.
Curvale a nido. Essa non vuole altro
che riposare in te.
Ma schiudile se un giorno
la sentirai fuggire. Fa’ che siano
allora come foglie e come vento,
assecondando il suo volo.
E sappi che l’affetto nell’addio
non è minore che nell’incontro. Rimane
uguale e sarà eterno. Ma diverse
sono talvolta le vie da percorrere
in obbedienza al destino.

Margherita Guidacci (Firenze, 1921/Roma 1992), da Anelli del tempo (Edizioni Città di Vita, 1993)

*ascoltando Kiko Loureiro – No Gravity  https://www.youtube.com/watch?v=BSpeVsp6yq0

Parole

melograno

Quando cadono, le parole lasciano sempre un segno. Bello o brutto.
Ma un segno rimane. Qualcosa si è aperto.

Parole

Le parole sono melagrane mature,
cadono a terra
e si aprono.
Tutto l’interno si volge all’esterno,
il frutto denuda il proprio segreto
e mostra il suo seme,
un segreto nuovo.

Hilde Domin, da Con l’avallo delle nuvole – Poesie scelte, a cura di Paola Del Zoppo e Ondina Granato, Del Vecchio Editore

*ascoltando Neil Young – Words (Between The Lines Of Age) https://www.youtube.com/watch?v=qyxDobxSQeY

(Ancora parole, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/03/01/parole/; https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/01/04/parole-silenzi/).

Indossiamo parole

parole

Ci vestiamo e ci spogliamo (anche) con le parole

Detto tra noi

Non credere
che non lo sappia
che quando mi parli
la mano della tua mente
senza farsene accorgere
mi sfila le calze,
e si muove cieca e intraprendente
lungo la mia coscia.
Non credere
che non lo sappia
che lo sai
che tutto ciò che dico
è un indumento.

Sous-entendu

Don’t think
that I don’t know
that as you talk to me
the hand of your mind
is inconspicuously
taking off my stocking,
moving in resourceful blindness
up along my thigh.
Don’t think
that I don’t know
that you know
everything I say
is a garment.

Anne Stevenson (1933, Cambridge), da Penguin’s Poems for love, a cura di Laura Barber, Penguin Classics

*ascoltando Avishai Cohen Trio – Eleven Wives https://www.youtube.com/watch?v=9n3g2xhJqx8