Le ferite le riconosci

poesia

Nello spazio di una poesia si incontrano almeno due persone:
chi ha scritto e chi si riconosce in quelle parole

Meglio non dire nulla

Meglio non dire nulla.
Sarebbe inutile. È già passato.
Fu una scintilla, un istante. Accadde.
Io accaddi in quell’istante.
Forse anche Lei lo fece.
Succede con le poesie:
finiscon per condensarsi le forme
nei nostri occhi come il vapore
su di un vetro gelato;
le forme, e le ferite.
Chi costruisce il testo
ne sceglie il tono, lo scenario,
dispone prospettive, inventa personaggi,
propone i loro incontri, e gli detta gli impulsi,
ma la ferita no, la ferita va innanzi,
non inventiamo la ferita, andiamo
da lei e la riconosciamo.

Hantal Maillard (1951, Bruxelles), da Matar a Platón, 2004, traduzione di Gloria Bazzocchi

*ascoltando Neil Young – Words (Between the Lines of Age) https://www.youtube.com/watch?v=Ud9tWLvR6xg

Due parole

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Due parole “così vecchie da esser nuove”, due parole così…

 

Due parole

Questa notte all’orecchio m’hai detto due parole.
Due parole stanche
d’esser dette. Parole
così vecchie da esser nuove.

Parole così dolci che la luna che andava
trapelando dai rami
mi si fermò alla bocca. Così dolci parole
che una formica passa sul mio collo
e non oso muovermi per cacciarla.

Così dolci parole
che, senza voler, dico: “Com’è bella la vita!”
Così dolci e miti
che il mio corpo è asperso di oli profumati.

Così dolci e belle
che, nervose, le dita
si levano al cielo sforbiciando.

Oh, le dita vorrebbero
recidere stelle.

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Dos palabras

Esta noche al oído me has dicho dos palabras
comunes. Dos palabras cansadas
de ser dichas. Palabras
que de viejas son nuevas.

Dos palabras tan dulces, que la luna que andaba
filtrando entre las ramas
se detuvo en mi boca. Tan dulces dos palabras
que una hormiga pasea por mi cuello y no intento
moverme para echarla.

Tan dulces dos palabras
que digo sin quererlo -¡oh, qué bella, la vida!-
Tan dulces y tan mansas
que aceites olorosos sobre el cuerpo derraman.

Tan dulces y tan bellas
que nerviosos, mis dedos,
se mueven hacia el cielo imitando tijeras.

Oh, mis dedos quisieran
cortar estrellas.

Alfonsina Storni (1892, Sala Capriasca – Canton Ticino, 1938, Mar del Plata – Argentina), da Il dolce danno, 1918

* ascoltando Eric Clapton – Wonderful Tonight
https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=vUSzL2leaFM

Non serviva

petali e petali

Petali e pietre

Ancora pietre
                        e pietre
colpiscono
                       con le parole
– lucide matasse di rabbia –
ma quale spreco di fatica
ché i petali erano già caduti                                     

                       e bastava pestarli.

(©Irene Marchi 2018)

 

*ascoltando The Shadows – Apache https://www.youtube.com/watch?time_continue=64&v=2izTbEyxg0A

Parole

letteresparseAlla voce “Parola” il vocabolario recita: “(…) insieme organico di suoni o di segni grafici con cui l’uomo riesce, parlando o scrivendo, a comunicare dei contenuti mentali (…)”. Già, comunicare:  un’operazione apparentemente semplice ma in realtà tra le più difficili da mettere (veramente) in atto. Non solo il contenuto della comunicazione è spesso sbagliato, non compreso, travisato, …, ma molte volte  il flusso di parole tra le persone perde anche la giusta misura: le parole o sono troppe o sono troppo poche. E, alla fine,  il silenzio rischia di diventare il vero vincitore.

Le parole

Sono come un cristallo,
le parole.
Alcune, un pugnale,
un incendio.
Altre,
soltanto rugiada.

Guingono segrete, colme di ricordo.
Navigano insicure:
navi o baci,
agitano le acque.

Indifese, innocenti,
lievi.
Tessute sono di luce
e sono la notte.
E persino pallide
verdi paradisi ricordano ancora.

Chi le ascolta? Chi
le raccoglie, così,
crudeli, distrutte,
nelle loro pure conchiglie?

As palavras

São como um cristal,
as palavras.
Algumas, um punhal,
um incêndio.
Outras,
orvalho apenas.

Secretas vêm, cheias de memória.
Inseguras navegam:
barcos ou beijos,
as águas estremecem.

Desamparadas, inocentes,
leves.
Tecidas são de luz
e são a noite.
E mesmo pálidas
verdes paraísos lembram ainda.

Quem as escuta? Quem
as recolhe, assim,
cruéis, desfeitas,
nas suas conchas puras?

Eugénio de Andrade, da Cuore del giorno (1956-58), in  Ostinato rigore – Antologia poetica, traduzione di C.V. Cattaneo

* (Ri)ascoltando Neil Young – Words (Between The Lines Of Age) https://www.youtube.com/watch?v=qyxDobxSQeY

Ancora sulle parole http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/11/28/attenti-alle-parole/

Ricette poetiche

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Tre etti di libertà e due di fantasia, un bicchiere di pioggia viola, una manciata di nuvole (meglio se quelle del tardo pomeriggio) e un pizzico di follia (meglio se inguaribile): mescola con leggerezza e fai lievitare le parole nell’aria.

 

Prendete una parola? prendetene due
fatele cuocere come se fossero uova
scaldatele a fuoco lento
versate la salsa enigmatica
spolverate con qualche stella
mettete pepe e fatele andare a vela.

Ora dove ve n’andrete?
A scriver davvero? A scriver?

Raymond Queneau (Le Havre, 1903 – Parigi, 1976), da Il cane con il mandolino, 1965

 

 

La materia della poesia

                                      Per Salah Stétié

C’è una sostanza delle cose che non
si perde quando le ali della bellezza
la toccano. La perdiamo di vista, talvolta,
girando gli angoli della vita; ma
lei ci insegue con il suo desiderio
di permanenza, e viene a contaminarci
con l’infezione divina di una febbre di
eternità. I poeti lavorano
questa materia. Le loro dita estraggono
il caso da dentro chi va
loro incontro, e sanno che l’improbabile
si trova nel cuore dell’istante,
nell’incrocio di sguardi che
la parola della poesia traduce. Leggo
ciò che scrivono; e dalla fiamma che
i loro versi alimentano si leva
un fumo che il cielo disperde, in
mezzo all’azzurro, lasciando appena un
eco di ciò che è essenziale, e permane.

Nuno Júdice, da La materia della poesia, 2015, traduzione Chiara De Luca, Ed. Kolibris

*ascoltando Peter Green – The Supernatural https://www.youtube.com/watch?v=YoasUjXBkm8

Attenti alle parole

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Le parole non sono soltanto lettere messe insieme: sono armi, fiori, sassi e piume; sono pioggia, ghiaccio, tempesta  e una sera d’estate. Tutte queste cose toccano molto più di lettere allineate. Poi c’è il silenzio che è un (mondo)parola a parte.

Siate cauti con le parole

Siate cauti con le parole,
anche con quelle miracolose.
Per le miracolose facciamo del nostro meglio,
a volte sciamano come insetti
e non lasciano una puntura ma un bacio.
Possono essere buone come dita.
Possono essere sicure come la roccia
su cui incolli il culo.

Ma possono essere margherite e ferite.
Io sono innamorata delle parole.
Sono colombe che cadono dal tetto.
Sono sei arance sacre sedute sul mio grembo.
Sono gli alberi, le gambe dell’estate,
e il sole, il suo volto appassionato.

Ma spesso non mi bastano.
Ci sono così tante cose che voglio dire,
tante storie, immagini, proverbi, ecc.

Ma le parole non sono abbastanza buone,
quelle sbagliate mi baciano.
A volte volo come un’aquila
ma con le ali di un passero.

Ma cerco di averne cura
e di essere gentile con loro.
Le parole e le uova devono essere maneggiate con cura.
Una volta rotte sono cose impossibili da aggiustare.

Anne Sexton (1928 –1974)

 

Si impara a tacere con gli anni

Non c’è parola più certa di un’altra.
S’impara a tacere con gli anni,
anche se sembra che parliamo.
Si nasce senza parole
e con tutte le parole distrutte ce ne andiamo.
E tuttavia,
nonostante vivere significhi ammutolire,
esiste un piacere primordiale nel silenzio,
che giustifica tutti i silenzi.

Roberto Juarroz (1925-1995), da Poesia Vertical

*ascoltando  Elisa – Bitter Words https://www.youtube.com/watch?v=4VVZlvTLJ_4

Parole e silenzi

parole

Cosa sono e cosa fanno le parole?  Si parla solo con le parole? (Due poesie di José Saramago*)

«Le parole sono nuove… »

Le parole sono nuove: nascono quando
in aria le lanciamo in cristalli
di delicate e dure risonanze.

Siam simili agli dei, quando inventiamo
nel deserto del mondo questi segni
come ponti che abbracciano distanze.

 

Nel silenzio degli occhi

In che lingua si dice, in che nazione,
in quale umanità s’è mai imparato
il verbo che può dar ordine al caos
che in questo turbinio s’è formato?
Che sussurro di vento, che dorato
canto d’uccello su in alto posato
può dire, a voce, quello che, tacendo,
nel silenzio degli occhi confessiamo?

 

*José Saramago (premiato col Nobel per la letteratura nel 1998) è autore di moltissime opere che spaziano dai romanzi ai racconti, dalle cronache ai diari e ai drammi, fino alla poesia; quello poetico però, è forse l’ambito in cui Saramago è meno conosciuto. In realtà il suo vero esordio sulla scena letteraria portoghese è avvenuto proprio con la poesia: nel 1966 esce la prima delle sue raccolte Os poemas possiveis (Le poesie possibili). Del 1970 invece è la seconda e ultima raccolta Provavelmente Alegria (Probabilmente allegria).

(Le poesie  qui riportate sono tratte dal volume che comprende entrambe le raccolte: José Saramago – Poesie, Einaudi, 2002, con testo in lingua originale e introduzione e traduzione a cura di Fernanda Toriello; in particolare appartengono a  Le poesie possibili, la prima raccolta fitta di interrogativi con cui l’autore dà vita  a un’operazione di scavo della parola e a una ricerca dell’essenziale).

Ascoltando Yodelice – Talk To Me https://www.youtube.com/watch?v=CN96ATxu-KM