Un viaggio difficile

(Mi sa che ho perso anche il bagaglio a mano)

 

Non c’è prenotazione
a questo viaggio:
si nasce
prenotati ed è
un continuo
fare e disfare
di valige, controllare
che fra le mani
le carte
siano tutte.

Elisa Biagini, da Filamenti, Einaudi, 2020

°ascoltando Camel – Stationary Traveller https://www.youtube.com/watch?v=YTwyl0VSEHg

Senza fretta

dav
“(…) Il viaggio può richiederti ore, un giorno, un anno, qualche anno, centinaia,
migliaia e anche di più ( …)”.

 

Per richiamare lo spirito che vaga sulla terra con piedi umani

Posa quel sacchetto di patatine, quel pane bianco, quella bibita.
Spegni il cellulare, il computer, e il telecomando.
Apri la porta, poi richiudila dietro di te.
Fai un respiro offerto da venti amichevoli. Viaggiano per la terra raccogliendo essenze di piante purificatrici.
Restituiscilo con gratitudine.
Se canti questo darà al tuo spirito un passaggio fino alle orecchie delle stelle e ritorno.
Riconosci questa terra che si è presa cura di te da quando eri un sogno che piantava sé stesso nel desiderio dei tuoi genitori.
Lascia che i tuoi mocassini ti portino all’accampamento dei guardiani che ti conoscono da prima del tempo,  che saranno là dopo il tempo. Siedono davanti al fuoco che esiste senza tempo.
Lascia che la terra stabilizzi il suo insicuro nervosismo postcoloniale.
Sii rispettoso dei piccoli insetti, degli uccelli e delle persone animali che ti accompagnano.
Chiedi loro perdono per il male causato da noi umani.
Non preoccuparti.
Il cuore conosce la via sebbene possano esserci grattacieli, autostrade, posti di blocco, soldati armati, massacri, guerre, e quelli che ti disprezzeranno perché disprezzano sé stessi.
Il viaggio può richiederti ore, un giorno, un anno, qualche anno, centinaia, migliaia e anche di più.
Sorveglia la tua mente. Senza preparazione potrebbe fuggire e destinare il tuo cuore all’immenso banchetto umano allestito dai ladri di tempo.
Non avere rimpianti.
Quando troverai la via per il cerchio, per il fuoco tenuto acceso dai custodi della tua anima, sarai il benvenuto.
Devi purificarti con cedro, salvia, o altre piante di guarigione.
Recidi i legami col fallimento e la vergogna.
Lascia andare il dolore che trattieni nella mente, nelle spalle, nel cuore, e giù fino ai piedi. Lascia andare il dolore dei tuoi antenati per far strada a coloro che si dirigono nella tua direzione.
Chiedi perdono.
Chiedi aiuto a coloro che ti amano. Questi aiutanti assumono molte forme: animale, elemento, uccello, angelo, santo, pietra, o antenato.
Richiama il tuo spirito. Può essere intrappolato in angoli e pieghe di vergogna, giudizio, e abuso umano.
Devi chiamare così da invogliare il tuo spirito a fare ritorno.
Parlagli come faresti con un bambino amato.
Accogli il tuo spirito che torna dal suo vagabondaggio. Può tornare in pezzi, in frantumi. Radunali insieme. Saranno felici di essere ritrovati, dopo essersi persi così a lungo.
Il tuo spirito avrà bisogno di dormire un po’ dopo che lo avrai lavato e gli avrai dato vestiti puliti.
Ora puoi dare una festa. Invita tutti coloro che sai che ti amano e ti sostengono. Lascia uno spazio per coloro che non hanno altro posto dove andare.
Rendi omaggio, e ricorda, fai discorsi brevi.
Poi, devi fare questo: aiuta il prossimo a trovare la sua strada nel buio.

Joy Harjo (Tulsa, Oklahoma, 1951; prima poetessa nativa americana ad avere il titolo di Poeta Laureato degli Stati Uniti), da Conflict Resolution for Holy Beings: Poems, 2015

***

For Calling the Spirit Back from Wandering the Earth in Its Human Feet

Put down that bag of potato chips, that white bread, that bottle of pop.
Turn off that cellphone, computer, and remote control.
Open the door, then close it behind you.
Take a breath offered by friendly winds. They travel the earth gathering essences of plants to clean.
Give it back with gratitude.
If you sing it will give your spirit lift to fly to the stars’ ears and back.
Acknowledge this earth who has cared for you since you were a dream planting itself precisely within your parents’ desire.
Let your moccasin feet take you to the encampment of the guardians who have known you before time, who will be there after time. They sit before the fire that has been there without time.
Let the earth stabilize your postcolonial insecure jitters.
Be respectful of the small insects, birds and animal people who accompany you.
Ask their forgiveness for the harm we humans have brought down upon them.
Don’t worry.
The heart knows the way though there may be high-rises, interstates, checkpoints, armed soldiers, massacres, wars, and those who will despise you because they despise themselves.
The journey might take you a few hours, a day, a year, a few years, a hundred, a thousand or even more.
Watch your mind. Without training it might run away and leave your heart for the immense human feast set by the thieves of time.
Do not hold regrets.
When you find your way to the circle, to the fire kept burning by the keepers of your soul, you will be welcomed.
You must clean yourself with cedar, sage, or other healing plant.
Cut the ties you have to failure and shame.
Let go the pain you are holding in your mind, your shoulders, your heart, all the way to your feet. Let go the pain of your ancestors to make way for those who are heading in our direction.
Ask for forgiveness.
Call upon the help of those who love you. These helpers take many forms: animal, element, bird, angel, saint, stone, or ancestor.
Call your spirit back. It may be caught in corners and creases of shame, judgment, and human abuse.
You must call in a way that your spirit will want to return.
Speak to it as you would to a beloved child.
Welcome your spirit back from its wandering. It may return in pieces, in tatters. Gather them together. They will be happy to be found after being lost for so long.
Your spirit will need to sleep awhile after it is bathed and given clean clothes.
Now you can have a party. Invite everyone you know who loves and supports you. Keep room for those who have no place else to go.
Make a giveaway, and remember, keep the speeches short.
Then, you must do this: help the next person find their way through the dark.

♥ ascoltando Buffy Sainte-Marie – Carry It On https://www.youtube.com/watch?v=08gyjR0Sk4s

La strada del vento

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Illustrazione di Marta Carraro da C’era una volta il silenzio e altre favole per innamorati, di Davide Boosta Dileo, Mondadori

(Buon viaggio a tutti i granelli di polline e a tutte le foglie.)

C’era una volta un granello di polline.
Un giorno, una foglia vicino a lui gli chiese perché passasse tutto il tempo a sorridere.
“Perché aspetto il vento.”
“E che cosa vuoi dal vento?”
“Aspetto che venga a prendermi e mi faccia viaggiare.”
“Io no, io ho paura che mi faccia perdere l’orientamento.”
“Non devi” disse il granello. “Il vento è solo una strada. E alla fine di ogni strada c’è sempre un posto in cui posarsi. Quella sarà la mia casa. Aspetto il vento per partire e tornare a casa.”
Proprio in quel momento una lieve brezza si alzò e il minuscolo granello si levò in volo senza smettere di sorridere.

Davide Boosta Dileo, da C’era una volta il silenzio e altre favole per innamorati, Mondadori, 2018

♣ ascoltando Vashti Bunyan – Come Wind Come Rain https://www.youtube.com/watch?v=Po8OTXXDwi0

Non importa

abcd

 

Non importa quanto vai piano, l’importante è che non ti fermi (Confucio)

Vivere è percorrere il mondo

Vivere è percorrere il mondo
attraversando ponti di fumo;
quando si è giunti dall’altra parte
che importa se i ponti precipitano.

Per arrivare in qualche luogo
bisogna trovare un passaggio,
e non fa niente se scesi dalla vettura
si scopre che questa era un miraggio.

Juan Rodolfo Wilcock (Buenos Aires, 1919-1978), da Poesie, Adelphi, 1980

°ascoltando  Camel – Stationary Traveller https://www.youtube.com/watch?v=HA_h5iJbrPs

La tua odissea

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Racconta(ti) la tua odissea: qual è il tuo viaggio interminabile
o quale la tua interminabile attesa?

XLIII

Ogni odissea
ha un finale felice
se Penelope
sopravvive al terrore
del silenzio di Ulisse

°°°

XLIII

Toda odisea
tiene un final feliz
si es que Penélope
sobrevive el terror
al silencio de Ulises

Juana Rosa Pita (L’Avana, 1939), da I viaggi di Penelope, a cura di Martha L. Canfield, traduzione di Martha L. Canfield e Alessio Brandolini, Campanotto Editore

 

*ascoltando Claudio Lolli – Ulisse https://www.youtube.com/watch?v=UbinMgusSZA

“Esserci con tutto il resto”

universo
In foto un’illustrazione tratta da Piccolo libro illustrato dell’universo,  di Ella Frances Sanders, traduzione  di Ilaria Piperno, Marcos y Marcos, 2019: “Ti sei mai chiesto che cos’abbiamo in comune con le stelle? O da dove viene l’odore della pioggia? […] La cosa bella è sapere che nel turbinio dell’universo c’è sempre qualcuno al tuo fianco che danza con te e ti aiuta a rallentare. Chi? La Luna, naturalmente”.

***

Siamo nel viaggio sempre. Traversiamo
quadranti di cielo, pezzi d’un cosmo
creato ora. Tutti insieme
andiamo che lo vogliamo o non
lo vogliamo. Come unico petto
alla corrente unica falcata.
Insieme a ogni foglia e apparato radicale
e pietruzza sbrecciata. Ogni cosa viene
con noi. Con noi si instrada per le costellazioni,
ogni bastoncino e piuma ogni erbaccia
viene con noi. Ogni particella di corteccia
ogni carta sporca e barattolo e straccio e pannetto
e acqua e ogni acqua viene con noi.
Con noi si getta in passione di viaggio
e niente resta, tutto muove alla danza
sulla palla increpata che vola.

E non c’è un solo pezzo d’universo
che non porti impressa quella spinta di lancio
quella concordanza d’esserci con tutto il resto.

Mariangela Gualtieri, da Esercizi al microscopio, in Le giovani parole, Einaudi, 2015

*ascoltando Vangelis – Creation Du Monde https://www.youtube.com/watch?v=5wzA2b36Jg8

 

 

Bagaglio a mano

valigia

La vita

La vita è una stazione di partenze e di arrivi.
Viaggiamo di continuo,
tenendo nelle mani il nostro bagaglio inseparabile,
una piccola valigia
di sforzi, assalti e ricordi.

Fatos Arapi (1929,  Zvërnec, Albania), da Poema dhe vjersha (Poemi e versi), Tirana, 1966 (http://www.casadellapoesia.org/poeti/arapi-fatos-109)

 

*ascoltando J.J. Cale – Travelin’ Light  https://www.youtube.com/watch?v=k3mrpVwpeFY

(Ancora in viaggio, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/01/19/non-dimenticare-il-biglietto/)

Inconvenienti di viaggio

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Non si può programmare tutto. E forse è proprio questo il bello.

Capelli struggenti

I’d drive a million miles
To be with you tonight.
Ho guidato un milione di miglia
per essere stasera con te,
dove non so; con questa canzone
in una cassetta sono partito trent’anni fa,
e sono arrivato ora, le orecchie stordite
e tutto il cuore un bagaglio sbattuto nel treno
dei ricordi, e le dita intrecciate in una tromba nel sonno.
Intorno a me il deserto, ma sono proprio certo
di non aver sbagliato strada. Mi senti? Mi senti?
Io sono qui, sono giunto con un enorme ritardo,
d’altra parte il desiderio acuisce l’emozione, la ruota
scolla lo pneumatico e la lama arrugginisce il rasoio.
D’altronde, si dice, è la vita. Ero partito per stare con te
stasera, e mentre viaggiavo sono passati trent’anni.
Sono molto cambiato: il mio cuore è un pezzo di gesso,
e non spero più d’incontrarti, anche se non ho
sbagliato strada, nonostante le intemperie, le angosce
e la stanchezza di vivere e quella di non vivere, accasciato
in una stanza, aspettando il prossimo romanzo, le prossime
poesie sempre più magre, o proprio evanescenti.
Sono arrivato, e tu, certo, non ti sei presentata.
Non hai mai saputo chi fossi, né chi son diventato,
quale percorso, quali opere e quale sporco addosso.
Sono venuto qui, nel deserto senza neppure sabbia
e trent’anni più tardi. Non avrei potuto prevederlo, credimi,
e non c’è stato niente da fare, solo correre per quei trent’anni
su questa vecchia auto veloce che non arriva mai.
Chissà come sei tu, stasera. Io, per forza, non ho più attaccati
i folti capelli di una volta; ora i capelli che io e i miei amici
avevamo, sono per noi diventati struggenti. O forse solo per me.
Struggenti ricordi di cose cadute, esalate, spinte all’incontrario.
Non so cos’altro dirti. Ho viaggiato per tutto questo tempo
forse per nulla. Ma sono arrivato, e questo forse conta.

Franz Krauspenhaar (Milano, 1960), da Capelli struggenti, Marco Saya Edizioni, 2016

*ascoltando Rory Gallagher – A Million Miles Away  https://www.youtube.com/watch?v=B4X4rdyXIEw

Non dimenticare il biglietto

nnnnnnnnnnnn

Ti senti mai sul punto di partire, ma non sai per dove? …e poi non sai da quale aeroporto, non possiedi un passaporto, hai perso il bagaglio a mano e hai una paura di volare forse più grande del  caos che ti porti in testa?
Buon viaggio.

 

Prima del viaggio

Di lui si dice: spazio.
È facile definirlo con questa sola parola,
assai più difficile con molte.

Al tempo stesso vuoto e pieno di ogni cosa?
Chiuso ermeticamente, benché aperto,
dato che nulla
può sfuggire a esso?
Dilatato all’infinito?
Ma se ha una fine,
con cosa, diamine, confina?

Sì, sì, d’accordo. Ma ora dormi.
È notte e domani ti aspettano cose più urgenti,
perfette per la tua misura definita:
toccare oggetti collocati vicino,
lanciare occhiate a una distanza voluta,
ascoltare voci accessibili all’orecchio.

E in più questo viaggio dal punto A al punto B.
Decollo alle 12.40, ora locale,
e il volo sopra matasse di nubi del posto
lungo una sottile striscia di cielo,
una qualunque, all’infinito.

Wislawa Szymborska, da La gioia di scrivere – Tutte le poesie (1945 – 2009)
a cura di Pietro Marchesani,  Adelphi Editore

* ascoltando Pink Floyd  – Learning to Fly https://www.youtube.com/watch?v=nVhNCTH8pDs

Sulla strada del giorno

buon viaggio i

Dove ti sta portando la strada? Quanto vento c’è lì? Qui c’è un po’ di nebbia (io poi non sono mai stata brava a leggere le indicazioni: le vedo sempre troppo tardi – anche se non corro mai veloce). Fai buon viaggio “sulla strada del giorno“.

La vita è tanto rischiosa
quanto ramificata

cima d’albero e punta di fronda
sono solo l’inizio

poi viene il vento dell’ovest a flettere
e il vento del nord a torcere

poi la luce del sole ci esorta
e allora tutti su

noi siamo come ogni verde
macchina rigogliosa

in viaggio sulla strada del giorno
verso la notte

Grace Paley, da Fedeltà, traduzione di Livia Brambilla e Paolo Cognetti, Minimum Fax, 2011

* ascoltando  Piero Pelù – Viaggio https://www.youtube.com/watch?time_continue=127&v=0wlFi_Q5E3o

strada, buon viaggio