In cerca di luce

 

lux

(Se è ancora buio, prima o poi dovrà finire!)

Luce che va sempre
avanti, io ti prenderò
per mano, sarà subito
più semplice, le cose
e la gente, le parole che sotto la lingua
s’induriscono, tutto
per noi sarà trasparente, luce
che non ha un luogo, ecco ti fermi
e anche il mio male si ferma
e tu mi aspetti.

***

Lumière qui va toujours
devant, je te prendrai
par la main, ce sera soudain
plus simple, les choses
et les gens, les mots qui durcissaient
sous la langue, tout
sera transparent pour nous, lumière
qui n’as pas de lieu, voilà que tu t’arrêtes
et que mon mal
s’arrête aussi et que tu m’attends.

Claude Esteban (Parigi, 1935-2006), da Le jour à peine écrit, poèmes 1967-1992, traduzione di Lucetta Frisa

 

∞ ascoltando If These Trees Could Talk – “The Sun Is In The North” https://www.youtube.com/watch?v=pRnChxsD_wY

L’ autosabotatore

autosabotaggio

Ci sono mai state occasioni in cui ti sei riconosciutǝ come il (peggior) nemico di te stessǝ?
(Accettare questo, forse è già un bel punto di partenza).

Mi sono risolto.
Mi sono voltato indietro.
Ho scorto
uno per uno negli occhi
i miei assassini.
Hanno
tutti quanti – il mio volto.

Giorgio Caproni (Livorno, 1912-1990), da Il franco cacciatore, Garzanti, 1982

♦ ascoltando Neil Young – What Happened Yesterday

Passi incerti

“Taci, anima stanca di godere / e di soffrire (all’uno e all’altro vai/rassegnata). […] Invece camminiamo. / Camminiamo io e te come sonnambuli…”

Camillo Sbarbaro, da Pianissimo, 1914

passincerti

E dai, basta con il solito pessimismo (c’è anche un po’ di sole oggi!)… si dai, basta, basta! (Però resta difficile  mantenere il passo).

 

Da un’asse all’altra avanzavo
così lenta, prudente.
Sentivo le stelle sul capo,
e sotto i piedi il mare.

Questo solo sapevo: un altro passo
poteva essere l’ultimo.
Ed avevo quell’andatura incerta
che chiamiamo esperienza.

Emily Dickinson, n. 875 da Tutte le poesie, Mondadori, traduzione di Marisa Bulgheroni

 

La sosta

Con un gelato davanti
e la morte dentro la mente
seduto a un bar di Piazza Marina,
guardo due mosche amarsi sulla mia mano,
come colpi di batticuore
odo martelli battere sulle rotaie,
mi chiedo perché vivo,
che grido o che caduta m’aspetta dietro l’angolo,
rammento un altro sole rovente come questo
sulla mia testa rasa di soldato,
un’altra attesa, un’altra fuga, un’altra tana.
Ora pago, mi alzo, questo giorno è sbagliato,
questo e gli altri di prima, sono un uomo infelice.

Gesualdo Bufalino, da L’amaro miele, Einaudi, 1982

* Cosa ascoltare? (Maglio buttarsi su qualcosa che  inviti a ballare… ) Walk of Life – Dire Straits