Una coperta rossa

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Di che colore è l’amore?

Il tuo corpo tagliato
da una lama di luce –
per metà carne,
per metà ricordo.

Illuminazione obliqua,
il grande letto
intero,
il tepore lontano,
e la coperta rossa.

Chiudo la porta,
chiudo le finestre.
Vento con vento.
Unione inespugnabile.

Con la bocca piena
di un boccone di notte.
Ahi, l’amore.

Ghiannis Ritsos, da AA.VV. Nuove poesie d’amore, Crocetti Editore,
traduzione di Nicola Crocetti

Le foto nei portafogli

fotografia

Si tengono ancora  le foto delle persone a cui vogliamo bene nei portafogli? Me lo chiedo perché con i nostri telefoni, pieni di archivi fotografici e di megafantastincredibili applicazioni, quelle due o tre foto spiegazzate (o una fotocopia, se temiamo di perderle) tenute in una tasca del portafogli potrebbero (?) sembrare una cosa un po’ obsoleta. Beh, anche se sembra obsoleto non importa: penso che quella foto nel portafoglio abbia un effetto rassicurante come poche altre cose. Voi che dite?

Quando apro il portafogli
per mostrare i documenti
pagare in contanti
o controllare l’orario di un treno
osservo il tuo viso.

Il polline del fiore
è più vecchio delle montagne
Aravis è giovane
se misurata sul loro tempo.

Gli ovuli del fiore
daranno ancora semi
quando Aravis ormai invecchiata
non sarà più che una collina.

Il fiore nel portafogli
del cuore, la forza
di ciò che vive dentro di noi
sopravvivendo alla montagna.

E i nostri volti, amore mio, leggeri come foto.

John Berger (Londra, 1926 – 2017), da E i nostri volti, amore mio, leggeri come foto, traduzione di Maria Nadotti, Il Saggiatore, 2020

Flower Power

flowers

Le fantasie floreali o si amano o si odiano. Tu, da che parte stai?

 

“Strase” a fiori

L’autunno – avvolgente e necessario –
non addormenterà i miei vestiti a fiori

ho l’anima – e i capelli – freak
lo ammetto, ma i fiori addosso
non sono una bandiera,
sono mia nonna che mi tiene per mano
a cinque anni come a venti:
io e i miei fiori sbiaditi, fuori tempo
e lei, autunno dolcissimo,
che sorridendo diceva:
Te si bea anca co’ ‘na strasa.

©IreneMarchi2020

(P.S. il dialetto è veneto: strasa  vuol dire straccio)

*ascoltando Jeff Buckley & Elizabeth Fraser – All Flowers In Time Bend Towards The Sun https://www.youtube.com/watch?v=JnPvnIKCJYA

Spilli nel cuore

traccia

Gli spilli nel cuore (quelli gentili)

Sempre, in ogni momento,
in ogni luogo,
c’è un’ora potentissima
fatta di alberi e rose,
di quell’ultima cresta di monti,
della traccia lasciata da un bacio,
del ricordo di un viaggiatore.
Come spillo il meraviglioso
si conficca nel cuore.

Gianluigi Gherzi, da Ti aspetto nella mia casa a disordinare, Animamundi Editore, 2019

*ascoltando Michael Schenker:- I Am Grateful https://www.youtube.com/watch?v=LQTniImhRvI

Con un colpo di vento…

scatola

(Bisogna lasciar fare al vento, ogni tanto)

Effetti personali

Nella scatola di ognuno
puoi trovare
un sorriso bambino
e una parola non detta,
una promessa delusa
e un progetto fallito.
E pagherei il vento
o l’eco della pioggia
per scombinare
– basterebbe un attimo –
ogni schedario indifferente

lo giuro, pagherei
per un soffio
incosciente e cieco
di speranza.

Irene Marchi, da La parte in ombra, Ensemble Edizioni, 2018

*ascoltando Sophie Hunger – Le vent nous portera https://www.youtube.com/watch?v=Agk1byIie70 (cover di Noir Désir – Le vent nous portera)

Giugno, profumo di tigli

fioriditiglio Quale profumo ti riporta indietro nel tempo?

Niente lo emozionava
come il profumo del tiglio
in fiore, come quel torpore
soave che risaliva alle narici
dalle lontane, perdute ore dell’infanzia.

Franco Marcoaldi, da La trappola, Einaudi, 2012

 

*ascoltando Angelo Branduardi – Sotto il tiglio https://www.youtube.com/watch?v=JJCW24wLY2g

Vecchi vestiti

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Ci sono abiti, sciarpe, maglioni… che proprio non si possono buttare via o fare a pezzi.

Sul tavolo

Ci terrei a precisare che ho comprato
questa tovaglia
con il suo semplice disegno ripetitivo
di fiori viola scuro non menzionati
da alcun botanico
perché mi ricorda quel vestito stampato
che indossavi
l’estate che ci siamo conosciuti (un vestito
– hai sempre sostenuto –
che non ti ho mai detto che mi piaceva).
Be’, mi piaceva, sai. Mi piaceva.
Mi piaceva un sacco, che ci fossi tu dentro
oppure no.

Come è potuto uscirsene così in silenzio
dalla nostra vita?
Detesto (proprio detesto) l’idea di qualche
altro sedere
che faccia svolazzare a sinistra e a destra
quelle pesanti corolle.
Detesto ancor più immaginarmelo sgretolarsi
in una discarica
o fatto a brandelli – un pezzo qui che pulisce
un’astina dell’olio
un pezzo là intorno a una crepa in un tubo
di piombo.

È passato tanto tempo ormai, amore mio,
tanto tempo,
ma stanotte proprio come la nostra prima
notte sono qua,
la testa leggera tra le mani e il bicchiere
pieno,
che fisso i grossi petali sonnolenti fino
a quando si mettono in moto,
amandoli ma con il desiderio di sollevarli,
di schiuderli,
persino di farli a pezzi, se questo è quanto
ci vuole per arrivare
alla tua bellissima pelle, desiderosa,
calda, candida come la luna.

Andrew Motion (Londra, 1952), da AA. VV., Nuove poesie d’amore,  a cura di Angela Urbano, Crocetti Editore, 2010, traduzione di Helena Sanson

*ascoltando U2- If You Wear That Velvet Dress https://www.youtube.com/watch?v=llQEwkKUDbY

Acqua e sapone

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Due poesie con acqua e sapone (e una buona dose di malinconia).

La saponetta

Tu pensavi che cosa mi regalerà
finalmente è venuto Natale
eccomi qui alla porta, e tutto
è Natale scrupolosamente
l’esatto sogno dei bambini
col gelo col grigio col vento
che fa turbinare quei cosi
di ghiaccio e di neve e le famiglie
che si chiudono come valve
tram fermi automobili poche
eccomi qui da te col regalo
io che te lo avevo promesso
ciao ciao ho avuto la forza
di arrivare fin qui se non altro.
Ma dico: quando l’avrai consumato
e resterà un fogliettino
un fagiolo un cece un nulla
e ti scivolerà fra le dita
precipitando giù nel lavandino
dico, amore, per un istante almeno
ti ricorderai di me?

Dino Buzzati, da Il capitano Pic e altre poesie, 1965

 

Dicono

Dicono che un buon bagno
cancella tutto.
Io è da anni che mi bagno
mi strofino
mi arrosso
e non ho potuto strapparmi
le tue mani.

°°°

Dicen

Dicen que un buen baño
lo borra todo.
Yo tengo años de bañarme
frotartme
enrojecerme
y no he podido arrancarme
tus manos.

Lucía Rivadeneyra (Morelia, Michoacán, 1957), da
Antología general de la poesía mexicana: Poesía del México actual-Seleccíon y notas de Juan Domingo Argüelles

 

*ascoltando Buckethead – Padmasana https://www.youtube.com/watch?v=5Nj1D2y-PY8

La memoria

Paul Gauguin, Natura morta con arance, 1881

Paul Gauguin, Natura morta con arance, 1881

Non sono mai riuscita a scrivere un diario personale per più di quindici giorni. Ogni volta, dopo poco mi stancavo e lasciavo che la memoria delle cose vissute trovasse, da sola, il suo posto tra i pensieri (ora però ritrovare quel posto non è sempre facile!). Eppure rileggere un vecchio diario è sempre emozionante. Proprio come il ricordo descritto nella poesia qui sotto:

Se è successo, è successo una volta. Adesso tutto
è memoria – lui tagliava un’arancia: la buccia
intatta, poi il coltello, lo spicchio gelato
sollevato alla mia bocca, la sua bocca, la fine
membrana tra di noi, l’arancia squisita,
lingua, arancia, la mia nudità e la sua,
il modo in cui mi ha spinto contro il frigo –
Ora sento ancora le sue mani, il bacio
che non durò, ma che mandò neuroni gemelli
a balenare folli sulla corteccia. L’amore
è spietato, il modo in cui penetra
e continua ad emettere luce. Accanto alla stufa
mangiammo un’arancia. E c’erano fiori viola
sul tavolo. Era solo questione di ore.

°°°

What happened, happened once. So now it’s best
in memory—an orange he sliced: the skin
unbroken, then the knife, the chilled wedge
lifted to my mouth, his mouth, the thin
membrane between us, the exquisite orange,
tongue, orange, my nakedness and his,
the way he pushed me up against the fridge—
Now I get to feel his hands again, the kiss
that didn’t last, but sent some neural twin
flashing wildly through the cortex. Love’s
merciless, the way it travels in
and keeps emitting light. Beside the stove
we ate an orange. And there were purple flowers
on the table. And we still had hours.

 Kim Addonizio (1954, Stati Uniti), da What Is This Thing Called Love: Poems

*ascoltando Eric Clapton – Old Love https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=O_j9KEjrY4o

Ricordi preziosi

 

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Quali sono i souvenir più preziosi che il tempo ti ha regalato?

Ciascuno
porta un ricordo palpabile,
un sasso, una libellula disseccata,
un pezzo di legno di una nave
naufragata da tempo.
Ciascuno
porta il proprio tempo
tra le ciglia,
un dolore accumulato
tra le cornici dell’esistenza.

Carmen Yanez (Santiago del Cile, 1952), da Latitudine dei sogni, Guanda 2013,  traduzione di Roberta Bovaia

*ascoltando David Gilmour – Castellorizon https://www.youtube.com/watch?v=-yf85whLpUU<