Un dispiacere

farfalla

“Fu di farfalla il battito leggero”… e poi rimane un ricordo, intrecciato a un dispiacere. Se il dispiacere lo disegni come fosse una farfalla, non vola via comunque, ma il ricordo è forse meno doloroso (?).

Fu di farfalla il battito
leggero, una ferita
che si allargò nell’aria,
un segno di matita
sospeso come un’onda
che s’incanta nel timore
di una riva.

Nico Orengo (Torino, 1944-2009), da Cartoline di mare, Einaudi,1984

*ascoltando  Pink Floyd – Sorrow https://www.youtube.com/watch?v=zX_3HtWwduk

Vecchi vestiti

il vestito_modificato-1 

Ci sono abiti, sciarpe, maglioni… che non si possono buttare via o fare a pezzi.

Sul tavolo

Ci terrei a precisare che ho comprato
questa tovaglia
con il suo semplice disegno ripetitivo
di fiori viola scuro non menzionati
da alcun botanico
perché mi ricorda quel vestito stampato
che indossavi
l’estate che ci siamo conosciuti (un vestito
– hai sempre sostenuto –
che non ti ho mai detto che mi piaceva).
Be’, mi piaceva, sai. Mi piaceva.
Mi piaceva un sacco, che ci fossi tu dentro
oppure no.

Come è potuto uscirsene così in silenzio
dalla nostra vita?
Detesto (proprio detesto) l’idea di qualche
altro sedere
che faccia svolazzare a sinistra e a destra
quelle pesanti corolle.
Detesto ancor più immaginarmelo sgretolarsi
in una discarica
o fatto a brandelli – un pezzo qui che pulisce
un’astina dell’olio
un pezzo là intorno a una crepa in un tubo
di piombo.

È passato tanto tempo ormai, amore mio,
tanto tempo,
ma stanotte proprio come la nostra prima
notte sono qua,
la testa leggera tra le mani e il bicchiere
pieno,
che fisso i grossi petali sonnolenti fino
a quando si mettono in moto,
amandoli ma con il desiderio di sollevarli,
di schiuderli,
persino di farli a pezzi, se questo è quanto
ci vuole per arrivare
alla tua bellissima pelle, desiderosa,
calda, candida come la luna.

Andrew Motion (Londra, 1952), da AA. VV., Nuove poesie d’amore,  a cura di Angela Urbano, Crocetti Editore, 2010, traduzione di Helena Sanson

*ascoltando Righteous Brothers – Unchained Melody https://www.youtube.com/watch?v=qiiyq2xrSI0

UnidentifiedElusiveReality – Realtà sfuggente non identificata

UER

Ti capita mai che all’improvviso  il tuo pensiero e la tua memoria vengano invasi da un’immagine (o da una sensazione) che sembrerebbe non avere niente a che fare con la tua realtà? Da dove proviene questa invasione? È il fotogramma di un film che hai visto (o solamente immaginato) chissà quando (o era proprio un’altra vita?) o  forse il frammento di un sogno ricorrente ma sempre inafferrabile e confuso? Da dove arrivano questi ricordi densi che non puoi avere mai vissuto eppure… li vedi? Ma non era già abbastanza difficile di per sé la realtà che chiamiamo tangibile?

Incontro

Queste dure colline che han fatto il mio corpo
e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.

L’ho incontrata, una sera: una macchia più chiara
sotto le stelle ambigue, nella foschia d’estate.
Era intorno il sentore di queste colline
più profondo dell’ombra, e d’un tratto suonò
come uscisse da queste colline, una voce più netta
e aspra insieme, una voce di tempi perduti.

Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi
definita, immutabile, come un ricordo.
Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà
ogni volta mi sfugge e mi porta lontano.
Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:
mi sorprende, e pensarla, un ricordo remoto
dell’infanzia vissuta tra queste colline,
tanto è giovane. È come il mattino. Mi accenna negli occhi
tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.
E ha negli occhi un proposito fermo: la luce più netta
che abbia avuto mai l’alba su queste colline.

L’ho creata dal fondo di tutte le cose
che mi sono più care, e non riesco a comprenderla.

 Cesare Pavese, da Lavorare stanca

*ascoltando Jefferson Airplane – Your Mind Has Left Your Body https://www.youtube.com/watch?time_continue=81&v=EzmRuwhNqWI

 

 

Musica (e ricordi)

musica

Musica: suonarla o ascoltarla amplifica ogni sensazione. Soprattutto i ricordi.
Che ricordi stai ascoltando in questo momento?

La chitarra

Incomincia il pianto
della chitarra.
Si rompono le coppe
dell’alba.
Incomincia il pianto
della chitarra.
È inutile
farla tacere.
È impossibile
farla tacere.
Piange monotona
come piange l’acqua,
come piange il vento
sulla neve.
È impossibile
farla tacere.
Piange per cose
lontane.
Arena del caldo Meridione
che chiede camelie bianche.
Piange freccia senza bersaglio
la sera senza domani
e il primo uccello morto
sul ramo.
Oh, chitarra,
cuore trafitto
da cinque spade.

Federico Garcia Lorca, dal Poema del Cante jondo, 1921-’22.

 

Qualunque musica, ah, qualunque,
che mi sciolga subito dall’anima
questa incertezza che vuole
qualunque impossibile calma!

Qualunque musica: chitarra,
viola, armonio, organetto…
Un canto che si smarrisce…
Un sogno in cui non vedo nulla…

Qualunque cosa, non vita!
Jota, fado, confusione
dell’ultima danza vissuta…
Che io non senta il cuore!

Fernando Pessoa, da Poesias, in Poesie scelte, Passigli Editore, traduzione di Luigi Panarese.

* Asciltando:  Nick Drake – Cello song; The Beatles – While My Guitar Gently  Weeps.

 

Oggetti

oggettiOggetti: se sono troppi rischiano a volte di soffocarci;  pochi invece sanno tenerci compagnia: sono quelli firmati, sì, ma firmati dalla nostra memoria, dalla nostra vita. Con alcuni, per metterli via (e lasciare spazio ad altro), ci vorrà la spinta fortissima del coraggio.

 

Piegando una camicia

Piegando una camicia una donna
si ferma un attimo, ricorda
il calore di un corpo, le sue mani attente

posate su una manica ricordano
un gesto, una carezza;
si appoggia alla parete della cucina,
cercando parole d’amore,
trova solo un’eco di paura
che invade la casa.

Piega vestiti e paura,
ma non il desiderio e
il silenzio non le risponde.

Ripone di malavoglia
pane, vino, posate,
sistema il letto degli amanti,

mentre la lama del tempo, senza esitazione
recide le ore passate,
ordinari rituali di vita.

Denise Levertov, da Prime poesie e poesie sparse, Londra, 1946, in Oltre la fine e altre poesie, traduzione di Liliana casati, ed. Le Lettere.

 

Le cose

Le monete, il bastone, il portachiavi,
la pronta serratura, i tardi appunti
che non potranno leggere i miei scarsi
giorni, le carte da gioco e gli scacchi,
un libro e tra le pagine appassita
la viola, monumento d’una sera
di certo inobliabile e obliata,
il rosso specchio a occidente in cui arde
illusoria un’aurora. Quante cose,
atlanti, lime, soglie, coppe, chiodi,
ci servono come taciti schiavi,
senza sguardo, stranamente segrete!
Dureranno piú in là del nostro oblio;
non sapran mai che ce ne siamo andati.

Jorge Luis Borges, da Le più belle poesie, a cura di F. Tentori Montalto, Crocetti Editore.

 

Fra tutti gli oggetti

Fra tutti gli oggetti i più cari
Sono per me quelli usati.
Storti agli orli e ammaccati, i recipienti di rame,
I coltelli e forchette che hanno di legno i manici,
Lucidi per tante mani: simili forme
Mi paiono tutte le più nobili. Come le lastre di pietra
Intorno a case antiche, da tanti passi lise, levigate,
E fra cui crescono erbe, codesti
Sono oggetti felici.
Penetrati nell’uso di molti,
Spesso mutati, migliorano forma, si fanno
Preziosi perché tante volte apprezzati.
Persino i frammenti delle sculture,
Con quelle loro mani mozze, li amo. Anche quelle,
Vissero per me. Lasciate cadere, ma pure portate;
Travolte sì, ma perché non troppo in alto stavano.
Le costruzioni quasi in rovina
Hanno l’aspetto di progetti
Incompiuti, grandiosi; le loro belle misure
Si possono già indovinare; non hanno bisogno
Ancora della nostra comprensione. E poi
Han già servito, sono persino superate. Tutto
Questo mi fa felice.

Bertolt Brecht, in Poesie e canzoni, a cura di Ruth Leiser e Franco Fortini.

*Quale musica? (mica facile questa volta! si accettano suggerimenti…) Luciano Ligabue – Ho messo via  (anche nella versione cantata da Elisa https://www.youtube.com/watch?v=1t3jd504BKY); Enrico Ruggeri – Oggetti smarriti https://www.youtube.com/watch?v=eGDT1namu64; e (attualissimo!) Giorgio Gaber – Gli oggetti https://www.youtube.com/watch?v=awId03k14FY