Un soccorso prezioso

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“Io ho avuto soccorso a volte da
una piccola foglia, da un frutto così
ben fatto…” si legge nella poesia qui sotto:
la trovo una cosa molto bella… e può accadere a tutti.

 

Bello, bello, bello mondo, bello ridere di
mondo in luce mattutina in
colorazione di mondo con stagioni e
popolazione e animali. Bello mondo
questo ricordo, questo io lo ricordo
bello, molto bello mondo, con cielo
diurno e notturno, con facce che
mi piacevano e musi e zampe e
vegetazione che mi sospirava e mi
sospirava leggera leggera, tirando
via chili e scarponi interiori che mi
infangavano, tirando via ferri da stiro
che mi portavo nel petto, e gran pulitura
di dentro. Bello, questo io lo ricordo
bello.
Io ho avuto soccorso a volte da
una piccola foglia, da un frutto così
ben fatto che dava sollievo a mio
disordine di fondo. Sì sì.

Mariangela Gualtieri (Cesena, 1951), da Fuoco centrale e altre poesie per il teatro, Einaudi, 2003

*ascoltando Van Morrison – Caledonia Soul Music https://www.youtube.com/watch?v=F34zwWJ4bP4

Se fossimo animali

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Che animale saresti (se non fossi già un umano animale)?

 

Il bell’animale selvatico
che siamo resta non nato nel petto.
Quella specie di vittoria
fallisce la presa di noi
e così ritorniamo
sempre da capo – nel corto
dell’anno e dell’ora.
Nell’ammassato mondo.

Mariangela Gualtieri, da Animali di silenzio, in Quando non morivo, Einaudi, 2019

*ascoltando The RSPB – Let Nature Sing
https://www.youtube.com/watch?time_continue=27&v=Ge-cYtK8QwI&feature=emb_title

 

Per quella luce

inthemorning Qual è il momento della giornata che preferisci?

(La mia risposta è in questa poesia tratta dalla nuova raccolta di Mariangela Gualtieri)

C’è nel mattino – sarà
per quella luce – una sottile ebbrezza
sarà per la bellezza
degli inizi – quella promessa
che sempre si nasconde
quando s’avvia un nuovo
qualche cosa.
Sarà il bello
di cominciare
con tutta l’energia rappresa
ancora intatta in gocce
tutta sospesa sopra il fare nostro.

Mariangela Gualtieri, da Quando non morivo, Einaudi, 2019

*ascoltando Cat Stevens – Morning Has Broken https://www.youtube.com/watch?v=uZAsfB1Np-8

“Esserci con tutto il resto”

universo
In foto un’illustrazione tratta da Piccolo libro illustrato dell’universo,  di Ella Frances Sanders, traduzione  di Ilaria Piperno, Marcos y Marcos, 2019: “Ti sei mai chiesto che cos’abbiamo in comune con le stelle? O da dove viene l’odore della pioggia? […] La cosa bella è sapere che nel turbinio dell’universo c’è sempre qualcuno al tuo fianco che danza con te e ti aiuta a rallentare. Chi? La Luna, naturalmente”.

***

Siamo nel viaggio sempre. Traversiamo
quadranti di cielo, pezzi d’un cosmo
creato ora. Tutti insieme
andiamo che lo vogliamo o non
lo vogliamo. Come unico petto
alla corrente unica falcata.
Insieme a ogni foglia e apparato radicale
e pietruzza sbrecciata. Ogni cosa viene
con noi. Con noi si instrada per le costellazioni,
ogni bastoncino e piuma ogni erbaccia
viene con noi. Ogni particella di corteccia
ogni carta sporca e barattolo e straccio e pannetto
e acqua e ogni acqua viene con noi.
Con noi si getta in passione di viaggio
e niente resta, tutto muove alla danza
sulla palla increpata che vola.

E non c’è un solo pezzo d’universo
che non porti impressa quella spinta di lancio
quella concordanza d’esserci con tutto il resto.

Mariangela Gualtieri, da Esercizi al microscopio, in Le giovani parole, Einaudi, 2015

*ascoltando Vangelis – Creation Du Monde https://www.youtube.com/watch?v=5wzA2b36Jg8

 

 

Oltre il visibile

bye

Io non vi credo cose che vedo
perché chiudendo gli occhi
una vitalità di costellazioni
d’altro mondo
vi sopravanza
e la supremazia del visibile
s’incrina in felicità.
Non c’è spina
oltre le vostre sponde
niente confina o crolla
niente s’impolvera
in quella luce.

Mariangela Gualtieri, da Le giovani parole, Einaudi, 2015

*ascoltando Santana – El Farol https://www.youtube.com/watch?v=9tqkQVXJgMc

Sbilanciamenti

quell'altrafoglia

Una foglia che cade può sbilanciare l’universo per un istante?
Chissà se anche i pensieri (belli) sbilanciano un poco l’universo.

Una foglia cadendo
fa il piccolo tonfo
scuote un poco la stella
e una geometria d’universo
si sbilancia negli assi.

Tutto un tratteggio di rette infinite
un pulsare di gradi angolari
nessuna ala distesa fa a meno
e la caduta non è che un’
algebra infinita che va giù
nella cifra, nel rigo.

Mariangela Gualtieri, da Naturale sconosciuto, in Bestia di gioia, Einaudi, 2010

*ascoltando (di nuovo) Autumn Leaves: questa volta la versione di Chet Baker https://www.youtube.com/watch?v=sgn7VfXH2GY

 

Anche tu?

ancorabuongiorno

 

(C’è un bel suggerimento in questa poesia)

 

Io guardo spesso il cielo

Io guardo spesso il cielo.
Lo guardo di mattino
nelle ore di luce
e tutto il cielo s’attacca agli occhi
e viene a bere,
e io a lui mi attacco,
come un vegetale
che si mangia la luce.

Mariangela Gualtieri (Cesena, 1951), da Fuoco centrale, Einaudi, 2003

*ascoltando Alan Parsons Project – Blue Blue Sky https://www.youtube.com/watch?time_continue=18&v=HCg9NKlsILU

Tu sei tu?

specchiospecchio

Chi è intero, chi è dimezzato, chi è un puzzle, chi non è, e tu (sì, dico a te), sei tu (proprio tu)?

Te

Te
lasciarti essere te
tutta intera
Vedere
che tu sei tu solo
se sei
tutto ciò che sei
la tenerezza
e la furia
quel che vuole sottrarsi
e quel che vuole aderire
Chi ama solo una metà
non ti ama a metà
ma per nulla
ti vuole ritagliare a misura
amputare
mutilare
Lasciarti essere te
è difficile o facile?
Non dipende da quanta
intenzione e saggezza
ma da quanto amore e quanta
aperta nostalgia di tutto-
di tutto
quel che tu sei
Del calore
e del freddo
della bontà
e della protervia
della tua volontà
e irritazione
di ogni tuo gesto
della tua ritrosia
incostanza
costanza
Allora
questo
lasciarti essere te
non è forse
così difficile.

Erich Fried, da È quel che è, Einaudi, 1988, traduzione di Andrea Casalegno

 

Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo,
io sono sempre cinque minuti fa,
il mio dire è fallimentare,
io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all’essere e non lo so dire, non lo so dire,

io appartengo e non lo so dire
io sono senza aggettivi, io sono senza predicati,
io indebolisco la sintassi, io consumo le parole,
io non ho parole pregnanti, io non ho parole
cangianti, io non ho parole mutevoli, non ho parole perturbanti,

io non ho abbastanza parole, le parole mi si
consumano, io non ho parole che svelino, io non ho
parole che puliscano, io non ho parole che riposino,
io non ho mai parole abbastanza, mai abbastanza
parole, mai abbastanza parole

ho solo parole correnti, ho solo parole di serie,
ho solo parole fallimentari, ho solo parole deludenti,
ho solo parole che mi deludono,
le mie parole mi deludono, sempre mi deludono,
sempre mi deludono, sempre mi mancano
io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all’essere e non lo so dire, non lo so dire, io
appartengo e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire.

Mariangela Gualtieri, da Fuoco centrale e altre poesie per il teatro, Einaudi, 2003

*ascoltando  The Who – Who Are You
https://www.youtube.com/watch?v=24wWxeywfZo

(Più o meno la stessa domanda, qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/01/20/chi-sei/)

Somiglianze e differenze

somiglianze e differenze

Ci sono somiglianze che si sentono anche vivendo su pianeti diversi (certo, i pianeti diversi non aiutano).

Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C’è
somiglianza. C’è lo stesso slabbro
di ferite identiche. C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.

Anch’io cerco una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana.

Mariangela Gualtieri, da Senza polvere senza peso (Einaudi, 2006)

 

Non navighiamo sullo stesso mare,
eppure così sembra.
Grossi tronchi e ferro in coperta,
sabbia e cemento nella stiva,
io resto nel profondo, io avanzo con lentezza,
a fatica nella tempesta,
urlo nella nebbia.
Tu veleggi in una barca di carta,
e il sogno sospinge l’azzurra vela,
così dolce è il vento, così delicata l’onda.

Olav H. Hauge, (1908, Ulvik, Norvegia – 1994)

*ascoltando Santana – Europa https://www.youtube.com/watch?v=2dRlaIjLqro