Cose che si imparano (2)

 miaoouuuuoooouuu

Imparare
 
Saper andare via
è un’arte
che s’impara col tempo
oppure devi essere un gatto:
con un balzo

– elegantissimo e muto –

torni a essere randagio.

Irene Marchi, da L’uso delle parole e delle nuvole, Cicorivolta Editore, 2020
 

♦ ascoltando Mina – Non gioco più https://www.youtube.com/watch?v=X6Ke4XriXTQ

(Le cose che si imparano – parte prima sono qui:https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2021/06/14/cose-che-si-imparano/)

Cose che si imparano

bicicletta volante

È proprio vero che non si finisce mai di imparare. Per fortuna.

Lietofine

Le cose che ho imparato allora
e poi non mi sono servite a niente
io le tengo comunque che non si sa mai

sapere che ciò che per l’acqua
è morire di freddo sull’erba
per noi è la brina

l’idea di una prigione per rondini:
con uno spago legato attorno alla zampa
le avrei tenute ferme a terra

la più inutile di tutte
mi fa ancora sorridere
scoprire che se pedali forte in bicicletta
ti nasce intorno un vento
che per gli altri non soffia

                                     °°°

Quello che posso insegnare

Intanto impara le cose semplici
non come ieri che hai attraversato
la strada senza guardare
per la paura poi ti ho abbracciato
gridando

hai spiegato che non si sentiva
il suono di nessun motore

intanto impara due cose semplici

le auto di domani saranno sempre più silenziose
e non è detto che chi ti sta aspettando
sia sempre qualcuno che ti vuole bene

Francesco Tomada (Udine 1966), da Portarsi avanti con gli addii, Raffaelli Editore, 2014

∗ ascoltando Yann Tiersen – Childhood – 2 https://www.youtube.com/watch?v=rOvcoY10xMg

Ciliegie e mirtilli

wooooow

Ciliegie e mirtilli. Una cassetta di ciliegie e mirtilli talmente belli e buoni! Roba da impazzire: non sapevo se  dipingerli, fotografarli,  farci un dolce o mangiarli (alla fine  ho fatto tutte queste cose). Poi ho cercato una musica adeguata, che evocasse la giusta magia. Che dici, può andare bene?

Folletti e ortiche

Orecchini di ciliegie e collane
blu di mirtilli
tra i capelli le fragole selvatiche
e i graffi alle caviglie – ortiche o folletti? –
ti bacio
ho quindici anni, poi mi volto
e tu
non ci sei più?
Era solo un sogno, stupida che sei.

Ma allora perché ho le mani tutte viola?

©IreneMarchi 2021

***

(…) Rinverdite a primavera, fatevi gialli e maturi in autunno.
Dissetatevi dell’influsso di ogni stagione come da una fiala, un’autentica panacea di tutti i mali confezionata su misura per voi. Sorseggiate i vini imbottigliati dalla Natura, quelli conservati non in un otre di capra o maiale, ma racchiusi nelle bucce di migliaia di deliziose bacche (…).

Henry D. Thoreau,  da Mirtilli, o L’importanza delle piccole cose, Lindau, 2018, traduzione di Vincenzo Perna

♣ ascoltando John Martyn – Fairy Tale Lullaby https://www.youtube.com/watch?v=wUIdRErFk1Y

fragole selvatiche

Una grazia naturale

light

Questa poesia contiene la parola “grazia” e, leggendola, non è forse grazia pura ciò che arriva dalla lettura? Una grazia avvolgente, non artefatta ma autentica e quasi ancestrale. (Sì, oggi sono stata letteralmente folgorata da una poesia!)

XVII

Nei tuoi fianchi materni grazia di passo
di cerva giovane all’abbeverata

nel sorriso ciottoli di stelle profumati
di mandorli in germoglio

negli occhi di lupa che allatta
pace chiara

o negro fuoco di baccante in danza sacra
se la pupilla si allarga di passione.

Come posso non amarti?

Sì, sono vecchio di scafo, ho passato burrasche,
sbattuto su scogli e memorie

ma vele nuove l’onda
infida spesso sommerge

e non per una pesca d’alba
ti chiedo compagnia
ma fino all’imbrunire e per cantare.

Sergio Atzeni (Capoterra, 1952-1995), da Due colori esistono al mondo. Il verde è il secondo, Nuoro, Edizioni Il Maestrale, 1997

♥ ascoltando Kitaro  – Aqua https://www.youtube.com/watch?v=9i0ok2ebHfM&t=10s

Oltre l’orizzonte

verso l'orizzonte

Se tu fossi una strada, che tipo di strada saresti?
E che cosa apparirebbe oltre il tuo orizzonte?

difficile essere una strada
soprattutto nel punto
dell’attraversamento

l’OrizzonTAle

e
il VErticale
portano insieme persone e macchine
animali a volte
cani e piccioni
e biciclette: di quelle nuove da due o trecento sacchi
e di quelle ereditate dai nati negli anni ‘30
io da piccola
confondevo spesso l’orizzontale e il verticale
e pronunciando queste parole ogni volta
immaginavo un orizzonte
l’orizzonte è quella linea sottile dove la vista finisce
dietro a cui da un momento all’altro spunterà il mare
e sparirò io,
la strada

Volha Hapeyeva (Bielorussia, 1982), da Prysak i požnja (Braci e stoppie), traduzione di Alessandra Bertuccelli, in “Internazionale”, n. 1412, giugno 2021, p. 107

⇒ ascoltando Laura Nyro – And When I Die https://www.youtube.com/watch?v=XCvwDjgKPoc

Oggi shopping

vestito aria2

Il tuo guardaroba ha un particolare filo conduttore?
Ti rispecchia pienamente?

Di cotone leggero

vorrei quell’abito lì, in vetrina
quello con i piccoli fiori rossi
sì sì, proprio quello e non importa
se non è della mia taglia (sa, non può
essere tutto perfetto). Lo voglio
per l’azzurro della tela
così simile alla luce
della mattina
e per quei petali carminio
così simili a noi
tutti, che in quella luce
ci perdiamo ogni giorno

©IreneMarchi2021

ascoltando Donovan – Wear Your Love Like Heaven https://www.youtube.com/watch?v=6bmruh9tKxM

Però, a dire il vero…

fateibravi

Tutto giusto, in questa poesia, condivido. Però, a dire il vero, nella prossima vita un pizzico di scaltrezza lo vorrei (giusto quel tanto per fare pari e patta con l’ingenuità). Ma per il resto tutto giusto…

Vivere è stare svegli
e concedersi agli altri,
dare di sé sempre il meglio,
e non essere scaltri.

Vivere è amare la vita
con i suoi funerali e i suoi balli,
trovare favole e miti
nelle vicende più squallide.

Vivere è attendere il sole
nei giorni di nera tempesta,
schivare le gonfie parole,
vestite con frange di festa.

Vivere è scegliere le umili
melodie senza strepiti e spari,
scendere verso l’autunno
e non stancarsi d’amare.

Angelo Maria Ripellino (Palermo, 1923-1978), da Poesie. 1952-1978, Einaudi

♣ ascoltando Bert Jansch – Bittern https://www.youtube.com/watch?v=zg_QHOuyQEM

Tra luce e buio

fuoco

Sai trovare la poesia (qualunque cosa sia per te, la poesia)?

Ma poi, sei tu che cerchi la poesia o è la poesia che trova te?

***

Come viene a trovarmi la poesia

Arriva incespicando
su massi la notte, si ferma
spaurita al di fuori
dell’alone del mio falò
la vado a incontrare
al confine della luce

Gary Snyder (San Francisco, 1930), da No Nature – New and Selected Poems, 1992, traduzione di Damiano Abeni

♣ ascoltando The Doors – Light my fire https://www.youtube.com/watch?v=jKU74Uns9_0

 

Attenzione alle impronte!

piedini

Dolce nella memoria e leggera sulla Terra: questa l’impronta che vorrei lasciare. E tu?

L’impronta

E tu?
Entrando in case d’ogni sorta
nelle grigie
e nelle azzurre,
salendo per ripide scale,
in stanze inondate di luce,
porgendo l’orecchio agli accordi dei tasti
e rispondendo a tono alle domande,
dimmi:
che impronta vi lasci?
Un’impronta di quelle
che vengono deterse dal parquet,
di quelle che si guardano di sbieco,
oppure
una solida impronta invisibile,
che rimane nel cuore per molti anni?

Leonid Nikolaevič Martynov (Omsk, Russia, 1905-1980) da Nuovi poeti sovietici, Einaudi, traduzione di Angelo Maria Ripellino

♥ ascoltando  Daniel Waples and Friends – Petit Son https://www.youtube.com/watch?v=1GHXaTm6NWI

Ciao, maggio

cherries

Mania di solitudine

Mangio un poco di cena seduto alla chiara finestra.
Nella stanza è già buio e si guarda il cielo.
A uscir fuori, le vie tranquille conducono
dopo un poco, in aperta campagna.
Mangio e guardo nel cielo – chi sa quante donne
stan mangiando a quest’ora – il mio corpo è tranquillo;
il lavoro stordisce il mio corpo e ogni donna.

Fuori, dopo la cena, verranno le stelle a toccare
sulla larga pianura la terra. Le stelle son vive,
ma non valgono queste
ciliege, che mangio da solo.

Vedo il cielo, ma so che fra i tetti di ruggine
qualche lume già brilla e che, sotto, si fanno rumori.
Un gran sorso e il mio corpo assapora la vita
delle piante e dei fiumi e si sente staccato da tutto.
Basta un po’ di silenzio e ogni cosa si ferma
nel suo luogo reale, così com’è fermo il mio corpo.

Ogni cosa è isolata davanti ai miei sensi,
che l’accettano senza scomporsi: un brusío di silenzio.
Ogni cosa, nel buio, la posso sapere
come so che il mio sangue trascorre le vene.
La pianura è un gran scorrere d’acque tra l’erbe,
una cena di tutte le cose. Ogni pianta e ogni sasso
vive immobile. Ascolto i miei cibi nutrirmi le vene
di ogni cosa che vive su questa pianura.

Non importa la notte. Il quadrato di cielo
mi susurra di tutti i fragori, e una stella minuta
si dibatte nel vuoto, lontano dai cibi,
dalle case, diversa. Non basta a se stessa,
e ha bisogno di troppe compagne. Qui al buio, da solo,
il mio corpo è tranquillo e si sente padrone.

Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 1908- Torino, 1950), da Lavorare stanca

♣ ascoltando The Riddle Song (I gave my love a cherry) – interpretata da Doc Watson https://www.youtube.com/watch?v=UAUwOYKwarw&t=46s