La prossima volta

KEEPCALM

La prossima volta è un posto pieno di coraggio (… fino alla prossima volta).

 

Il resto

Eri tu
in cassa
al supermercato.
Il nastro nero
avanzava ho pensato
cosa dico?

 
Ciao lavori qui
adesso? E come
stai? È passato tanto
tempo, eppure io
ti penso e ora
che ti vedo
so che tremo ancora
e tu
come ti senti?

 
Dodici euro e venti.
Vuoi i bollini fai la raccolta?
No grazie. Magari
la prossima
volta.

 
Chiara Carminati, da Viaggia verso – Poesie nelle tasche dei Jeans (con illustrazioni di Pia Valentinis), Bompiani, 2018

Senti anche tu?

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Note dolci

L’uva fragola mi sta cantando
una canzone più dolce di ogni paura
la musica io non la so scrivere
ma so ascoltare –  senti il ritornello…
ci accarezza il controcanto
del vento – e lei canta, piano,  le sue note
profumate: anch’io  –  mi sussurra  –
ho creduto di non meritare il sole
ma ora sono matura tra le tue mani

©IreneMarchi2020

non infierire

E adesso?

 

and now

 

Dopo tanta strada

Siamo arrivati
alla riva di un mare
troppo grande
per poterlo capire
troppo piccolo
per annegarci le nostre paure.

Irene Marchi, da La parte in ombra, Ensemble Edizioni, 2018

Di paure e angeli custodi

 

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Eine Kleine Nachtmusik

Io non ho mai letto il volo degli uccelli,
né interrogato le pietre per sapere
se hanno duecento o mille anni.
È vero: qualche volta ho avuto paura.
Ma sapevo che ciò che deve accadere accadrà
e non ho avuto più paura.
Il mio terapeuta dice che dovrei convincermi
che bene, oggi è così.
Lo dice sempre quando sono passati
i quarantacinque minuti della seduta
e dopo di me c’è un altro.
Disposto dopo quarantacinque minuti
a convincersi fosse solo per la cifra che paga
che bene, oggi è così.
Il fatto è che essere stupidi non è poi così facile:
se lo sei lo sei e non lo sai.
Ma se lo sai, questo da solo è una prova
che non lo sei e allora sei in un circolo vizioso:
vai avanti e vai indietro e sei sempre là.
Allo stesso posto.
Da più di quaranta anni.
A fare scongiuri,
sortilegi,
piccole e mediocri magìe
per convincerti che se tu lo volessi
potresti essere altrove ma sei sempre là.

A fare trallalà e trallaqua.

Mentre conti i giorni
che sono sempre 365 in un anno.
E 30 in un mese,
e 7 in una settimana,
e ogni giorno se ne va dopo 24 ore,
e ogni ora dopo 60 minuti,
e ogni minuto dopo 60 secondi.
Così che se li conti tutti,
gli anni e i mesi e le settimane
i giorni e le ore e i minuti e i secondi,
finisci che perdi il conto,
finisci che la sera t’aspetti per davvero
che sia il tuo angelo custode
a prendersi custodia di te
e ti protegga dal male che c’è nell’universo e in te,
e dall’urgenza di dimostrare poi a chi sa chi
che c’eri anche tu perdio,
che poi non volevi molto,
solo quanto basta a non stare male,
e che hai fatto di tutto per esserlo,
e consentire al tuo angelo custode
di essere un angelo
anche se poi è solo un angelo di terza categoria,
di quelli che incontri al bar o al supermercato,
quando hai bisogno sì bisogno
di vederlo un angelo,
e allora ha la faccia di una commessa
dalle tette che non sai
se sono in vendita anche quelle,
ha la faccia del primo e/o della prima
che si mostra sensibile ai casi tuoi e ai cazzi suoi
ha la faccia che deve avere un angelo,
che se continua a fare il tuo angelo custode
è solo perché non sa
che c’è sempre qualcuno che prima o poi
si stanca di aspettare che il suo angelo
se lo porti in paradiso, e se ne va
in paradiso o anche all’inferno,
senza dire bye bye,
senza biglietti lettere o testamenti,
se ne va e basta,
se ne va perché bene, oggi è così,
se ne va perché ha letto il volo degli uccelli
e ha saputo dalle pietre
che cento o mille o un milione di anni
non sono altro che il battito di ciglia di un dio
che tutto sommato è meglio
che rimanga da solo a fare dio
e contare quanto rimanga ancora al nuovo bing bang,
all’istante in cui potrà provarsi un’altra volta
a costruire il migliore dei mondi possibili.

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo (Acerra, 1951-2012), da Beatrice – My heart is full of troubles, Dedalus, 1999

*ascoltando Ben Harper – Waiting On An Angel https://www.youtube.com/watch?v=1ej4ZjMF0Ns

(ancora di angeli, più o meno custodi, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2019/03/07/dove-langelo/ https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/25/un-angelo-alternativo/ https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/07/22/angelo/ ).

Gioco di ombre

gioco di ombre

Come in un buffo gioco di ombre cinesi, ci muoviamo un po’ a caso, rincorsi da paure più tangibili delle ombre stesse.

Uomini

Gli uomini?
Rapide ombre sull’acqua che scorre:
ombre d’anatre volanti. Dove vanno?
Battono, battono le ali;
volano volano; dove?
Sterminata la terra
e infinito il cielo
e la stagione bene adatta al volo.
Come bello il volare, se non fosse…
lontana forse e indistinta,
in agguato,
l’ombra di un cacciatore.

 
Shaikh Ayaz (poeta pakistano, 1923-1997) – (testo dal web: cantosirene.blogspot.it)

* ascoltando Tim Buckley – Phantasmagoria in Two https://www.youtube.com/watch?v=bsO756lqfVM; Fleetwood Mac – Jumpin’ at Shadows https://www.youtube.com/watch?v=Q3ure6_pa2M.