Una spina

comeunaspina

Scena finale

Ho lasciato la porta mezza aperta
sono un animale che non si rassegna a morire

l’eternità è l’oscura cerniera che cede
un piccolo rumore nella notte della carne

sono l’isola che avanza sostenuta dalla morte
o una città ferocemente accerchiata dalla vita

o forse non sono nulla
solo l’insonnia
e la brillante indifferenza degli astri

deserto destino
inesorabile il sole dei vivi si alza
riconosco quella porta
altra non c’è

ghiaccio primaverile
e una spina di sangue
nell’occhio della rosa

°°°

Escena final

he dejado la puerta entreabierta
soy un animal que no se resigna a morir

la eternidad es la oscura bisagra que cede
un pequeño ruido en la noche de la carne

soy la isla que avanza sostenida por la muerte
o una ciudad ferozmente cercada por la vida

o tal vez no soy nada
sólo el insomnio y la brillante indiferencia de los astros

desierto destino
inexorable el sol de los vivos se levanta
reconozco esa puerta
no hay otra

hielo primaveral
y una espina de sangre
en el ojo de la rosa.

Blanca Varela (Perù, 1926 – 2009), traduzione di Stefano Bernardinelli, in Poesia n. 294 Giugno 2014: “Blanca Varela. Crocifinzioni”, Crocetti Editore

*ascoltando Yann Tiersen – Rue des Cascades https://www.youtube.com/watch?v=A1dQEjXKimw

“Sentieri dove ci si può perdere”

maipiù

   “Sentieri dove ci si può perdere (…) e sogni a cui si appartiene”.
La vita forse sta in questo.

 

Io credo in tante cose. Nel sangue. Nel fuoco.
Credo nei sentieri dove ci si può perdere.
Credo nei sogni a cui si appartiene.


Vado alla cieca. Non portarmi a casa.
Lascia che la notte mi conduca sempre avanti.
Da qualche parte nel buio c’è una porta socchiusa.


Da qualche parte al confine tra il corpo e l’anima,
un luogo dove il tempo stesso dice fermati
– è lì forse dove arderebbe il mio cuore?

Non ascoltarmi. Ogni mia parola
è una profezia pericolosa, una falsa pista.
Sono abbastanza diversa da come credi.

°°°

Eg tror på mange ting. På Blod. På ild.
Jeg tror på stier hvor en kan gå vill.
Jeg tror på drømmer som en hører til.

I blinde går jeg. Led meg ikke hjem.
La natten føre meg bestandig frem.
Et sted i mørket står en dør på klem.

Et sted på grensen mellom ånd og kropp,
et sted hvor selve tiden sier stopp
– der skulle vel mitt hjerte flamme opp – ?

Hør ikke på meg. Alle mine ord
er farlige profeter, falske spor.
Jeg er en ganske annen enn du tror.

Inger Hagerup (1905, Bergen, Norvegia-1985), da Videre, 1945

*ascoltando Paul McCartney – I Don’t Know https://www.youtube.com/watch?v=aef2eV7GmQw

Un brindisi a… ?

bridisi

Non sono molto d’accordo con quanto afferma il poeta in questa poesia: io brinderei soprattutto al momento presente (perché è l’unico che stiamo effettivamente vivendo). E tu?

 

Ultimo brindisi

Che lo vogliamo o no
Abbiamo solo tre alternative:
Ieri, il presente e il domani.

E neppure tre
Perché come dice il filosofo
Ieri è ieri
Ci appartiene solo nel ricordo:
Alla rosa che si è già sfogliata
Non si può tirar fuori un altro petalo.

Le carte da giocare
Sono solamente due
Il presente e il giorno di domani.

E neppure due
Perché è un fatto ormai assodato
Che il presente non esiste
Se non nella misura in cui si fa passato
Ed è già passato,
                             come la gioventù.

Riassumendo
Ci rimane solo il domani:
Io sollevo il mio calice
Per quel giorno che non arriva mai
Perché è l’unica cosa
Di cui realmente disponiamo.

 

 

Último brindis

Lo queramos o no
Sólo tenemos tres alternativas:
El ayer, el presente y el mañana.

Y ni siquiera tres
Porque como dice el filósofo
El ayer es ayer
Nos pertenece sólo en el recuerdo:
A la rosa que ya se deshojó
No se le puede sacar otro pétalo.

Las cartas por jugar
Son solamente dos:
El presente y el día de mañana.

Y ni siquiera dos 
Porque es un hecho bien establecido
Que el presente no existe 
Sino en la medida en que se hace pasado 
Y ya pasó,
                 como la juventud.

En resumidas cuentas
Sólo nos va quedando el mañana:
Yo levanto mi copa
Por ese día que no llega nunca
Pero que es lo único
De lo que realmente disponemos.

Nicanor  Parra (1914, Cile – 2018), da La grande poesia ispanoamericana, traduzione di Giovanni Darconza, Raffaelli Editore, 2018

* ascoltando Al Stewart –Time Passages https://www.youtube.com/watch?v=w2Eey8lnbmc

Vale la pena

autobus

La ragazza della pensilina

Esce dalla pensilina e guarda
verso sinistra:
rientra e ricomincia il suo ticchettio nervoso.

Non ce la fa più, ne muore, ha bisogno
che arrivi l’autobus, la vita, tutto
ciò che questa le ha riservato.
E ne ha bisogno ora, adesso, questo sabato sera.
Domani è una chimera, una finzione,
un pianeta lontano anni luce.
Esce di nuovo, guarda e si consuma di desiderio.
È terribilmente sfortunata un secondo
e al successivo – arriva l’autobus finalmente – ride
e sembra che albeggi nel mondo.

La guardo e penso
che anche solo per questo,
per questa forza, per provare
ciò che proprio adesso lei sta provando,
vale la pena vivere.

La chica de la marquesina

Sale de la marquesina y mira
hacia la izquierda;
vuelve y reinicia su pequeño
“claqueteo” nervioso.

No aguanta más, se muere, necesita
que llegue el autobús; la vida, todo
lo que ésta le tenga reservado.
Y lo necesita ya, ahora, esta noche de sábado.
Mañana es una entelequia, una ficción,
un planeta a años luz.
Y vuelve a salir y mira y se consume de deseo.
Es terriblemente desgraciada un segundo
y al siguiente -llega el autobús al fin- se ríe
y parece que amanece en el mundo.

Y yo la miro y pienso
que, aunque solo fuera por eso,
por esa fuerza, por sentir
lo que ahora mismo está sintiendo ella,
merece la pena vivir.

Karmelo C. Iribarren,  da Ola de frío, Renacimiento, 2007

 

*ascoltando The Surfaris – Wipe Out https://www.youtube.com/watch?v=oHSM2P4PALY

Un po’ più di zucchero?

ricetta

L’impasto

Zucchero, farina,
un pizzico dei tuoi pensieri
– quando non ti accorgi di pensare –
burro, lievito
e poi  le tue parole
a pezzetti, sillabe sottili
come la tua voce
– abbonda con la voce, se l’impasto non risponde.

 
Lascia riposare
per  tutto il tempo che non hai
per quello che hai perso
per quello che vorresti.
Assaggia la tua vita:
che sapore ha?

Solo tu hai la ricetta,
non perderla.

©Irene Marchi 2018

*ascoltando Sting-Soul Cake https://www.youtube.com/watch?v=k1gRK8hwqkY

“Progetti per il passato”

passato

Ci sono grovigli di passato difficili da mettere via per sempre. E quando non siamo noi a metterci le mani (e i pensieri), rotolano fuori da soli.

Progetti per il passato

Un’altra volta intrecci per disfare
memoria, sogno, oblio.

Un’altra volta dici
quel che sempre smetteva di succederti.
                                                  Cerchi
quel che è più vero della verità.

Un’altra volta menti
con la maggior sincerità del mondo.

Un’altra volta fai
progetti per il passato.

 

Planes para el pasado

Una vez más trenzando y destrenzando
memoria, sueño, olvido.

Una vez más contando
lo que siempre dejaba de ocurrirte.
                                         Buscando
eso que es más verdad que la verdad.

Una vez más mintiendo
con la mayor sinceridad del mundo.

Una vez más haciendo
planes para el pasado.

23-IV-05

Miguel d’Ors (1946, Santiago di Compostela), da Sol de noviembre (2005), traduzione di Gloria Bazzocchi

*ascoltando James Taylor – Places in My Past https://www.youtube.com/watch?time_continue=20&v=mZRdtFD9ei8

Indefinibile

20181005_171007[960]

La felicità, quando esiste, non può essere una frase fatta né il video di una pubblicità.

Contrasto

Quelli che vivono dentro la luce clamorosa
del successo e possiedono
morbide decappottabili e piscine
di placido turchese con rosai
e cani importanti
e ridono tra bionde satinate
belle come champagne,
ma non sono felici,

ed io che non avendo altro che queste strade
usuali ed un orario
oscuro e le domeniche economiche sul fiume
con una sposa e dei figli che mi amano
neppure io sono felice.

Miguel D’Ors, da Curso Superior de Ignorancia (1987), in “Poesia”, n. 339, luglio/agosto 2018, traduzione di Stefano Bernardinelli

*ascoltando Nina Simone – Feeling Good https://www.youtube.com/watch?v=oHs98TEYecM

Una consapevolezza fondamentale

cuore dove 

“Ma ora so dove ho messo il cuore”: questo è un bel punto di arrivo (o di partenza).

 

A quei tempi
non valevo niente
e mi consumavo gli occhi.

Mettevo il cuore
    nel fango
e ci giocavo a palla.

Imparai a scrivere, a leggere
    e a tacere.
In questi tempi invece
non valgo niente (talvolta)
ma ora so dove
ho messo il cuore
e mi si riempie di canzoni.

 

María Saucedo (Monterrey, 1954 – Chicago, 1981), da Questo ponte, la mia spalla. Voci di donne terzomondiste negli Stati Uniti, 1988

 

*ascoltando Scorpions – Follow Your Heart https://www.youtube.com/watch?v=tMui4IVW0BM

Tutto insegna

tutto serve

Quindi tutto serve: affanni veri e affanni falsi… tutto insegna.

 

Tutti i miei falsi amori e falsi affanni
mi hanno portata a questa verità.
Ho cinque dieci trenta cinquant’anni:
è un’assemblea di tutte le mie età.
Cara ferocia, crudeltà magnanima:
nel sangue, in ogni stilla stride l’anima.

Patrizia Valduga, da Poesie erotiche, Einaudi, 2018

°ascoltando Alanis Morissette – You Learn https://www.youtube.com/watch?v=GFW-WfuX2Dk

Il faro?

FaroPuntaSabbioni

Prima o poi si vedrà un faro (speriamo non ci sia troppa nebbia).

Sulla riva

I pontili deserti scavalcano le ondate,
anche il lupo di mare si fa cupo.
Che fai? Aggiungo olio alla lucerna,
tengo desta la stanza in cui mi trovo
all’oscuro di te e dei tuoi cari.

La brigata dispersa si raccoglie,
si conta dopo queste mareggiate.
Tu dove sei? Ti spero in qualche porto.
L’uomo del faro esce con la barca,
scruta, perlustra, va verso l’aperto.
Il tempo e il mare hanno di queste pause.

Mario Luzi, da Onore del vero (1957)

*ascoltando Santana – El Farol https://www.youtube.com/watch?v=-OOgLsoavJI