Un maestro

tempo e nuvola

Il tempo è sempre un grande maestro

Cambiamenti di stato

Il tempo
mi insegnerà a essere nuvola

muterò forma
camminando nel vento
e dopo il pianto che mi attende
sparirò.

Mi sveglierò rugiada e forse felice
– la rugiada, ho letto, non dà fastidio a nessuno.

©IreneMarchi (aprile2018)

*ascoltando Joe satriani – Made of Tears https://www.youtube.com/watch?v=xrg-0hlkcGQ

Quel ronzio…

il ronzio

Quel ronzio molesto, quei pensieri tiranni, quella musica che-non-vuoi-sentire-ma-guarda-caso-oggi-se-la-contendono-tutte-le-radio.

Musica di sottofondo

Ci sono pene che finiscono
col farci vergognare:

insipida, disonorata, monocorde
come il ronzio
del calabrone contro il vetro o come
una vecchia zia che si insedia in casa
e tesse e tesse borbottando,
così

questa pena che mai se ne andò
e che macchia di fuliggine le mattine.

Nel cinema, nella doccia, nel mercato,
nel mezzo della sera o della notte
la pena dice identiche parole

senza angosce,
senza sfumature,
sorda,
monotematica,
invincibile.

A volte, tuttavia, il feroce
scorpione nascosto si sveglia,

salta
sopra il mio cuore.
Il suo morso
torna a farlo sanguinare.
Dal dolore deduco che non sono morta.

Piedad Bonnett, da Fuoco Fatuo, ed. Forme Libere, 2012, traduzione di Luca Baù e Alessandra Merlo

*ascoltando Avishai Cohen – Remembering
https://www.youtube.com/watch?v=o6vptqMYk3g

(Su altri ronzii:  https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/11/03/un-po-di-polvere/)

Per mettere un titolo

passeggiataspiaggia

“Di’ qualcosa!”  l’incitazione ricorrente per tentare di definire l’indefinito.

La pietra perifrastica

Parla
Di’ qualcosa, una qualsiasi.
Soltanto non stare come un’assenza d’acciaio
Scegli una parola almeno,
che possa legarti più forte con l’indefinito.
Di’ “ingiustamente” “albero” “nudo”
Di’ “vedremo”
“imponderabile”,
“peso”.
Esistono così tante parole che sognano una veloce, libera, vita con la tua voce

Parla
Abbiamo così tanto mare davanti a noi
Dove noi finiamo inizia il mare
Di’ qualcosa
Di’ “onda”, che non sta, arretra
Di’ “barca”, che affonda se troppo la riempi con periodi
Di’ “attimo”,
che urla aiuto affogo,
non lo salvare,
Di’, “non ho sentito”

Parla
Le parole hanno inimicizie,
hanno antagonismi
se una ti imprigiona,
l’altra ti libera.
Tira a sorte una parola dalla notte.
La notte intera a sorte
Non dire “intera”,
Di’ “minima”,
che ti permette di fuggire.
Minima
sensazione,
tristezza
intera
di mia proprietà
Intera notte

Parla
Di’ “astro”, che si spegne
Non diminuisce il silenzio con una parola…
Di’ “pietra”,
che è parola irriducibile
Così, almeno
che io possa mettere un titolo
a questa passeggiata lungomare.

Kikí Dimulà (Atene, 1931), da Il poco del mondo, 1971, in Antologia della poesia greca contemporanea (Crocetti Editore, 2005)

*ascoltando Cat Stevens – Kypros https://www.youtube.com/watch?v=CXpfzaxgUnY

Uno smartphone? No, un caleidoscopio

caleidoscopio

… e per una volta non ti sentirai dire: “… il cliente da lei chiamato non è al momento raggiungibile”.

 

Libertà allo specchio

Basta telefoni!
Un caleidoscopio
dovremmo comprare
̶  non servirà neppure fare la fila  ̶
per essere padroni almeno
di pochi movimenti
e finalmente dagli specchi
non distogliere lo sguardo:
niente è giusto
niente è sbagliato
solo             fiori         pazzi
senza  un                comando.
 

©IreneMarchi2014

*ascoltando Dick Dale – Misirlou https://www.youtube.com/watch?v=-y3h9p_c5-M

Nessuno se ne accorge

campana]

Un rumore inascoltato

 

 

Una media di quattrocentottanta
miliardi di battiti al minuto.
E non ci metto gli animali
che non so contarli. E lascio stare gli anni,
e lascio stare i giorni e anche le ore.
Quattrocentottanta miliardi
di battiti mi bastano. Messi insieme
fanno un gran rumore, un rumore
infernale e nessuno se ne accorge.

 
Patrizia Cavalli, da Datura

*ascoltando Oasis – Stop Crying Your Heart Out https://www.youtube.com/watch?v=dhZUsNJ-LQU

(ancora sui battiti più o meno impazziti, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/12/26/elettrocardiogrammi-poetici/; https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/06/22/dove-il-cuore/)

Lista delle priorità

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Lancia una moneta: che cosa chiedi urgentemente al pozzo dei desideri? Che cosa scrivi nella lista?

Urgentemente

È urgente l’amore.
È urgente una barca in mare.

È urgente distruggere certe parole,
odio, solitudine e crudeltà,
alcuni lamenti,
molte spade.

È urgente inventare allegria,
moltiplicare i baci, i raccolti,
è urgente scoprire rose e fiumi
e mattine limpide.

Cade il silenzio sulle spalle e la luce
impura, fino a dolere.
È urgente l’amore, è urgente
Restare.

 

Urgentemente

É urgente o amor.
É urgente um barco no mar.

É urgente destruir certas palavras,
ódio, solidão e crueldade,
alguns lamentos,
muitas espadas.

É urgente inventar alegria,
multiplicar os beijos, as searas,
é urgente descobrir rosas e rios
e manhãs claras.

Cai o silêncio nos ombros e a luz
impura, até doer.
É urgente o amor, é urgente
permanecer.

Eugénio de Andrade (1923,  Póvoa da Atalaia, Portogallo), traduzione di Mariangela Semprevivo

*ascoltando Joe Satriani – Flying In a Blue Dream https://www.youtube.com/watch?v=SINl5JY7LhI

Chi è che cosa?

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Esistiamo o non esistiamo?  Questa è la domanda.

Come se non fossi

In tutto e per tutto esistito,
e al tempo stesso è come se non fossi
ciò che sono realmente:
come il monte, immagine della pietra
che si riveste di boschi
e diventa esso stesso bosco;
come il chicco divenuto maturo nella durezza
spaccato dal tenero germoglio
ed è sempre ancora seme,
che sono, chi sono?
amante o amato?
chi genera o chi è generato?
sono padre o figlio,
appena un caso
inserito nel mezzo fra entrambi?
l’uno e l’altro insieme
solo in un segreto pensiero,
ma certamente intero nel dolore:
sono al tempo stesso indivisibile
eppure mi sgretolo, crollo,
mi sbriciolo, mi dissolvo
e scorro fra le dita.

Cirl Zlobec, (1925, Ponikve,  Slovenia), traduzione di Grytzko Mascioni (fonte http://www.casadellapoesia.org/poeti/zlobec-ciril-62/come-se-non-fossi)

 

*ascoltando Cat Stevens – I Wish, I Wish https://www.youtube.com/watch?v=2jrYwbYXc2o

Guarda bene a sinistra e a destra

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A chi non è mai capitato (almeno una volta nella vita) di essere investito malamente da questo signore?

Omissione di soccorso

Ci hai investito
– ci siamo distratti solo un attimo –
ci hai visto a terra

e te ne sei andato

come il più vigliacco dei codardi
– e pensare che ti chiamano Amore.

©IreneMarchi 2018

*ascoltando Stevie Ray Vaughan & Double Trouble – Rude Mood https://www.youtube.com/watch?v=p2q0NXIL6m0

Senza nome

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Basterà cambiare nome per sentirsi meno sbagliati? No, certo che no.  Ma se fosse possibile (e se mai ti è capitato di sentirti  sbagliata o sbagliato), che nome vorresti?

Il mio nome

Puoi tenerlo tu
                  il mio nome,
non lo voglio più: ogni lettera ride
    di me
            delle mie parole
                      dei miei giorni.

 
Raccoglierò dal fiume
una manciata di sassi
e ricostruirò
– impermeabile a tutto –
il gioco di vocali e consonanti
che mi firmerà.

 
©IreneMarchi- marzo2018

 

*ascoltando  The Sound – I Can’t Escape Myself https://www.youtube.com/watch?v=L7ytwnWess0

(Ancora sui nomi, qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/03/16/limportanza-di-chiamarsi-per-nome/; http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/09/07/solo-un-nome/)

Che cosa ascolti?

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Che musica ascolti appena puoi? Che cosa stai ascoltando in questo momento?

Amica ti contemplo mentre suona

Amica ti contemplo mentre suona
lusi indescai uiz daiamons
le tue due trecce nostalgiche
del collegio di suore una grande casa
dove l’amore tendeva le sue imboscate
nei libri di messa i segni
che ti lasciò in fronte la varicella
ti vedo la bocca amore di scogliere
dove frange la tua voce…
e ugualmente vedo
i segni del tempo consumato al mio fianco
– la musica è finita – raccolgo lo sguardo
e torno a farlo passare sul tuo braccio
sulla tua manica dove sono
le sette di sera
e lo alzo fino al cielo inanimato
che oggi minacciava pioggia.

Marzo 1970

Aníbal Núñez (1944-1987), da Fábulas domésticas, 1972 (traduzione dal web: https://cantosirene.blogspot.it/search?q=An%C3%ADbal+N%C3%BA%C3%B1ez+)

 

Agli dèi della mattinata

Il vento scuote allori e pini. Ai vetri, giù acqua.
Tra fumi e luci la costa la vedi a tratti, poi nulla.
La mattinata si affina nella stanza tranquilla.
Un filo di musica rock, le matite, le carte.
Sono felice della pioggia. O dèi inesistenti,
proteggete I’idillio, vi prego. E che altro potete,
o dèi dell’autunno indulgenti dormenti,
meste di frasche le tempie? Come maestosi quei vostri
luminosi cumuli! Quante ansiose formiche nell’ombra!

Franco Fortini, da Questo muro, Mondadori, 1973

*ascoltando (in auto) la canzone in foto  – https://www.youtube.com/watch?v=Ww-qVcLm97c

(parlando ancora di musica, qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/01/28/la-musica/; http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/09/05/che-musica-sei/; http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/06/08/1721/)