Cantano…

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C’è qualcosa di magico in questa poesia che descrive… qualcosa di magico! Qualcosa di inspiegabile, che va oltre la ragione e la logica. Qualcosa che illumina e inquieta allo stesso tempo.
Hai mai avvertito qualcosa di simile?

 

Nessuno sa cosa siano
 

Scendono, attraversando il firmamento,
vengono senza essere chiamati.
Nessuno sa cosa siano né a che luogo appartengano.
Discendono, magici e stranieri,
illuminano senza luce, cantano senza musica.

Giungono, definitivamente giungono;
ci invadono
e accade qualcosa che non comprendiamo
che ci brucia senza fuoco.
Da dove non sappiamo, ritornano.
Portano al loro apparire, nel loro tempo inopportuno,
l’inquietudine profonda dell’incerto.
Non riscaldano né gelano,
solo inquietano. E profumano
come la luna sul mare. Cantano
come il colore vibrante dei fiori.
Nessuno sa cosa siano, né a che luogo appartengano,
però il sangue accelera,
la memoria rabbrividisce come un naufrago.

Scendono, attraversando il firmamento,
vengono fuori dall’abisso e dalla nostalgia,
illuminano senza luce, cantano senza musica.
Dio mio, cantano, come cantano.

°°°

Nadie sabe qué son
 

Bajan, atravesando el firmamento,
vienen sin ser llamados.
Nadie sabe qué son ni a dónde pertenecen.
Descienden, mágicos y ajenos,

iluminan sin luz, cantan sin música.

Llegan, definitivamente llegan;
nos invaden
y algo que no entendemos sobreviene
quemándonos sin fuego.
De donde no sabemos, vuelven.
Traen en su aparecer, en su deshora,
la desazón profunda de lo incierto.
No calientan ni hielan,
sólo inquietan. Y huelen
como la luna sobre el mar. Cantan
como el color vibrante de las flores.

Nadie sabe qué son ni a dónde pertenecen,
pero la sangre se acelera,
la memoria tirita como un náufrago.

Bajan, atravesando el firmamento,
suben desde el abismo y la nostalgia,
iluminan sin luz, cantan sin música.
Dios mío, cantan, cómo cantan.

Francisca Aguirre (Alicante 1930-2019), in
Paesaggi di carta, Multimedia Edizioni, traduzione di Raffaella Marzano, (fonte https://www.potlatch.it/)

*ascoltando una canzone che ho già citato qui sul blog un’infinità di volte, ma che in questo caso  mi sembra davvero in tema: Little Wing  di Jimi Hendrix non è forse, per parole e musica, un po’ magica? (https://vimeo.com/422397771 – finché il video sarà visibile).

Con un colpo di vento…

scatola

(Bisogna lasciar fare al vento, ogni tanto)

Effetti personali

Nella scatola di ognuno
puoi trovare
un sorriso bambino
e una parola non detta,
una promessa delusa
e un progetto fallito.
E pagherei il vento
o l’eco della pioggia
per scombinare
– basterebbe un attimo –
ogni schedario indifferente

lo giuro, pagherei
per un soffio
incosciente e cieco
di speranza.

Irene Marchi, da La parte in ombra, Ensemble Edizioni, 2018

*ascoltando Sophie Hunger – Le vent nous portera https://www.youtube.com/watch?v=Agk1byIie70 (cover di Noir Désir – Le vent nous portera)

Il tango delle gocce e altre storie

sundrops

Dalla raccolta di poesie per bambini (ma non solo) di Pierluigi Cappello…
ssshh… leggiamo sottovoce per non rovinare la magia…

La pioggia

Questa pioggia è da ascoltare,
è il concerto delle gocce:
fatto in battere o in levare
suona note dolci o chiocce.
Fruscian gocce sopra il prato,
tamburellano le foglie
ridon tutte sul selciato
piange il vetro che le accoglie.
Sembra quasi dire il cielo
sono triste e allora piango,
ma incompenso, in parallelo,
ogni goccia balla il tango,
molte scendon le grondaie
tristi alcune, alcune gaie.

°°°
La nuvola e il sole

Sta fermo e annoiato
e il cielo è il suo letto:
è il sole dorato
che gonfia il suo petto
davanti alla faccia
di quel grande re
gli piaccia o non gli piaccia
si chieda il perché
la nuvola passa
si ferma e lì sta
sta ferma lì bassa
e al sole non va;
poi riapre il suo uscio
ma senza parole:
la nuvola è un guscio
e dentro c’è il sole.

°°°
Le lucciole

Un puntino, più un puntino,
poi pian piano un altro ancora,
tutti accesi, nel giardino,
finchè il buio si colora:

luccioline, fiammicelle,
in crescendo, poi in calando,
si travestono di stelle
a mezz’aria, palpitando.

Sembra luce che sospiri
al profondo cielo vasto
come astronomo che ammiri
delle stelle il lento fasto.

E se poi le luccioline
se ne vanno ad una ad una
come luci chiacchierine,
figliolette della luna

resti tu come incantato,
resta il buio innamorato.

Pierluigi Cappello, da Ogni goccia balla il tango. Rime per Chiara e altri pulcini, Rizzoli, 2014

*ascoltando Leonard Cohen – Lullaby https://www.youtube.com/watch?v=18OUIM-4DMM

“Diffusa”

a pezzi

Ci sono giorni così.
Giorni in cui ci si sente un po’ “diffusi”, come gli alberghi dei piccoli borghi, ma in un modo molto meno piacevole: la sensazione è quella che più comunemente e banalmente si definisce “sentirsi a pezzi (e sparpagliati)”.
Chi non ha mai conosciuto giorni così… diffusi?

Oggi no

Oggi non ho il tempo
per scrivere
per leggere
per ridere di me

oggi non ho la forza
per ascoltare la musica
per guardare gli alberi
per camminare fino all’angolo
oggi sono occupata:
devo raccogliere

i                           miei

pezzi

sparsi.

Irene Marchi, da La parte in ombra, Ensemble Edizioni, 2018

*ascoltando Edoardo Bennato – Un giorno credi https://www.youtube.com/watch?v=qsvs01Fc8EQ

Come la luna

abcde

Per essere grande, sii intero:
niente di te esagera o escludi.
Sii completo in ogni cosa. Poni
quanto sei
nel minimo che fai.
Così in ogni lago la luna intera
splende, perché alta vive.

14-2-1933

°°°

Para ser grande, sê inteiro: nada
Teu exagera ou exclui.
Sê todo em cada coisa. Põe quanto és
No mínimo que fazes.
Assim em cada lago a lua toda
Brilha, porque alta vive.

14-2-1933

Fernando Pessoa (Lisbona, 1888-1935), da Odi e poesie di Ricardo Reis, in Un’affollata solitudine – Poesie eteronime, a cura di Pietro Ceccucci, Bur, 2012

*ascoltando Yann Tiersen – C’etait ici https://www.youtube.com/watch?v=ey5tfAH61r0

Scusa

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Scusa

Che cosa vuol dire la parola scusa?
Questa parola sciocca – come me –
sempre in ritardo, spettinata
uscita da un bosco fitto,
ma vestita di limpido
senza bugie nelle tasche

che cosa vuol dire la parola scusa?

Vuol dire aver letto lo spartito
dalla fine
e aver capito
ogni nota
ogni tempo
ogni movimento.

Pesa,
questa parola,
come un cielo di novembre:
cinque lettere faticose
che a dirle tutte in fila si mastica la terra

s   c     u        s              a

cinque lettere di pioggia
su una pagina di vento.

Irene Marchi, da L’uso delle parole e delle nuvole, Cicorivolta Edizioni, 2020

*ascoltando Santana, Song Of The Wind https://www.youtube.com/watch?v=XdmevPWZTRg

Alberi

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Sei mai stata/o un albero? E se sì, quale?

 

Sono un albero che cammina, corre, vola… Un albero
che senza nemmeno sapere come, dato che
nel vero amore tutto è inspiegabile,
dal meridione si è ritrovato nel nord, circondato
da alberi differenti. Solo dopo, la furia
della guerra l’ha strappato con le radici. Non verrà
mai a sapere se in sogno o nella realtà, che è
ancora più angosciosa dei più tormentosi
incubi. Sono un albero che cammina, corre,
vola… Un albero che non ha cessato di lasciarsi
incantare dal bel paesaggio carsico e nello
stesso tempo di scandalizzarsi per ciò che
accadeva nel suo paese natío.
Con la gente, gli alberi, i fiori, i cani, i gatti…
Con gli animali domestici e selvatici…
Nelle città, villaggi e boschi… Un albero
che sudava, coperto di baci solari,
che pativa il freddo e tremava sotto le violente
raffiche della bora. Nella cui chioma, divenuta grigia
in una sola notte, si radunavano molti uccelli
per vedere e udire un solitario uccello esotico,
rinchiuso in gabbia, dalla voce e dai colori
finora sconosciuti a loro. Un uccello canoro
che cantava sommesso giorno e notte un mesto
canto. In una lingua diversa, ma comprensibile
a tutti. Sono un albero che cammina, corre, vola…
Un albero che cammina sulle mani e si contempla
nello specchio del cielo. Che corre nudo
tra i prati, tra due realtà e due sogni.
Che una volta vola sopra Sarajevo e la seconda
sopra Tomaj. Che tranne l’amore assurdo,
non ha né patria né paese natío. Che anche
quando germoglia e fiorisce, non smette di
appassire e di morire.

Josip Osti (Sarajevo, 1945), da L’albero che cammina, Multimedia Edizioni, traduzione di Jolka Milič

*ascoltando Paul McCartney – Little Willow https://www.youtube.com/watch?v=J09LRnvg_JE

La dimensione del silenzio

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Anche il silenzio  (inteso come assenza di “rumore”)
ha bisogno di un suo spazio nel nostro tempo.
Se ben coltivato, potrebbe anche trasformarsi in uno spazio fiorito (?)

E poi c’è quella cosa meravigliosa
che è il silenzio. C’è quello spazio
tempo vuoto e denso che lascia
tutto com’è, impregiudicato:
prima del prima e dopo del dopo,
grembo dell’infinito nulla
e del creato.

Franco Marcoaldi, da La trappola, Einaudi, 2012

*ascoltando Noir Désir – Le Vent Nous Portera https://www.youtube.com/watch?v=yA3vx6a4uqM

Rifugi

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Dimmi, dov’è che ti nascondi quando non ci sei?

Qualche volta io
non ci sono e sono
tutta l’aria, sono
pulviscolo atmosferico
e vibro d’altri
di loro gesti e fiati.
Qualche volta io
sono lombrico e patata
sto a cuccia sottoterra
e germino e faccio
pausa, è come perdere
le foglie per stare
con la vita principale,
allora mi raccolgono
fanno collezione di me
gli oggetti a primavera.

Chandra Livia Candiani, da La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore, Einaudi, 2014

*ascoltando  Pink Floyd – Grantchester Meadows https://www.youtube.com/watch?v=GH0FUJ7PKzM

“A dispetto del tempo”

p & L

Bello un posto così…

Questo solo

È un uomo ostinato. A dispetto del tempo afferma:
“amore, poesia, luce”. Costruisce su un fiammifero
una città con case, alberi, statue, piazze,
con belle vetrine, con balconi, sedie, chitarre,
con abitanti veri e vigili gentili. I treni
arrivano in orario. L’ultimo scarica
tavolini di marmo per un locale in riva al mare
dove rematori sudati con belle ragazze
bevono limonate diacce guardando le navi.
Questo solo ho voluto dire, se non mi credono fa niente.

Karlòvasi, 7.VII.87

Ghiannis Ritsos (Malvasia, Grecia, 1909- 1990), da Molto tardi nella notte, traduzione italiana di Nicola Crocetti, Crocetti, 2020

*ascoltando Traffic – Dear Mr. Fantasy https://www.youtube.com/watch?v=pSQ1akE2CcM

(in foto, un ragalo del mare)