Quello che non facciamo (fuori tema n.19)

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Ci sono cose  che immaginiamo di fare ma che non facciamo mai, intenti che disattendiamo, progetti che rimarranno tali. Sono come le ombre: assolutamente “visibili” ma impalpabili.
Ma guai se non ci fossero (anche) queste cose che non facciamo.

Le cose che non facciamo

Mi piace che non facciamo le cose che non facciamo. Mi piacciono i nostri progetti al risveglio, quando il giorno sale sul nostro letto come un gatto di luce, e che non realizziamo perché ci alziamo tardi per esserceli immaginati tanto. Mi piace il solletico che trasmettono ai nostri muscoli gli esercizi che enumeriamo senza eseguirli, le palestre dove non andiamo mai, le abitudini sane che invochiamo come se, desiderandole, il loro splendore si riflettesse su di noi. Mi piacciono le guide di viaggio che sfogli con quell’attenzione che tanto ammiro in te, con i loro monumenti, strade e musei dove non mettiamo mai piede, incantati da un caffelatte. Mi piacciono i ristoranti che non frequentiamo, le luci delle loro candele, il sapore fantasticato dei loro piatti (…). Mi piacciono tutti i propositi, dichiarati o segreti, che disattendiamo insieme. È questo che preferisco della vita a due. La meraviglia aperta sull’altrove. Le cose che non facciamo.

Andrés Neuman, da Le cose che non facciamo, Sur, 2016, traduzione di Silvia Sichel

⇒ ascoltando Nick Drake – One Of These Things First https://www.youtube.com/watch?v=TOv5NAhLbms

(altri fuori tema si trovano qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/category/fuori-tema/)

Calligrafie

scrivere a mano

Scrivi ancora qualcosa a mano (a parte la lista della spesa di cui parlavo ieri)? Le lettere personali, un diario, gli appunti di una riunione, …  E quali sono gli scarabocchi che fai più spesso quando stai telefonando e hai penna e foglio sotto mano? Quei disegnetti pare dicano molto di noi: secondo gli psicologi esprimerebbero le nostre emozioni inconsce o nascoste, quindi non sono proprio da sottovalutare.

In ogni caso, che si scarabocchi o meno, viva la cara, vecchia scrittura a mano!

CARA SCRITTURA a mano, eri un conforto.
Torna indietro o in avanti o ritta in piedi,
come fanno i capelli sulle teste.
Dicevi chi eravamo, ci svelavi:
estroverso, introverso, pavido, megalomane,
molto di più non siamo.

Ma chi ti vede più, anche la mia
mi capita di rado sotto gli occhi:
un numero di telefono, un appunto
che a volte non decifro.
E anche la firma, quando mi è richiesta,
è ridotta a ben poco ed illeggibile
quasi avesse paura.

Anna Maria Carpi, da La macchia dell’origine, in E tu tra i due chi sei, Scheiwiller, 2007

⇒ ascoltando Caparezza – China Town https://www.youtube.com/watch?v=zW2_PdTNTNM

La lista della spesa

la listaaaaaaaa

Com’è, di solito, la tua lista della spesa? Ordinata o disordinata, chiara o incomprensibile? E dove la scrivi: sul retro di un volantino? su piccoli foglietti colorati? su vecchie buste da lettera? Ancora: ti ricordi di portarla con te o fai come me e la dimentichi sul tavolo di cucina?

O forse non la scrivi perché detesti le liste di qualsiasi tipo?

O al posto della lista disegni una mappa per non perderti?

Ok, basta domande.

 

Dentro il carrello del supermercato
ci sono due biglietti scritti a mano:
è sporco quel carrello,
dice una vecchia ammodo
e non lo vuole.
Uno è verde, da un blocchetto autoadesivo,
a stampatello – i giovani
che non sanno più usare la scrittura:
SACCHETTI PATTUMIERA –
RISO PADANO – PIZZA – BOOK IN BUSTA –
SALVASLIP ROSA –  1 VINO.
L’altro, a righe, strappato a un quadernino
a spirale, è a metà in corsivo:
3 seppioline 1 latte
cipolle Kinder cereal 1 cece 1 abrasivo.
Mi sembra di vedere una cucina,
in una via adiacente, in un interno,
la luce dal cortile, poi la sera,
tutta una vita altrui,
e mi sgomento.

Anna Maria Carpi (Milano, 1939), da Compagni Corpi, Scheiwiller, 2005

⇒ascoltando The Clash – Lost in the Supermarket https://www.youtube.com/watch?v=hZw23sWlyG0

(Per un’altra lista della spesa, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/06/21/che-cosa-manca/)

Sbam!

in difesa

La vita ti bullizza? Difenditi!

L’arte di (non) sapersi difendere

E non sei capace di fare nulla.
Me lo disse quella ragazzina lì,
dietro di me, a danza, l’odiatissima
danza.  Aveva ragione: invece
di guardarla e sorridere muta,
avrei dovuto  –sì! ­–  farle il verso
ma non ne sono stata capace. Ora
ho addosso quattro decenni in più
e ho cominciato a fare il verso
alle pietre della vita. Adesso
sono capace  – tu quando hai imparato?–
ma, dimmi, secondo te chi vince?

©IreneMarchi2021

⇒ ascoltando Survivor – Eye Of The Tiger https://www.youtube.com/watch?v=btPJPFnesV4

Nulla di personale

 

piove

 

Piove? Non c’è nulla di personale: piove su tutti.

 

Personale

Non prenderla sul personale, dicevano;
ma io sì, ho preso tutto piuttosto sul personale –

la brezza e il fiume e il colore dei campi;
il prezzo dei pompelmi e dei francobolli,

i capelli bagnati delle donne sotto la pioggia –
e ho maledetto quel che mi feriva

e lodato quel che mi dava gioia,
la più stupida delle reazioni possibili.

Il governo mi ricordava mio padre,
con la sua sordità e le sue leggi,

e il clima mi ricordava mia madre,
con le sue burrasche tropicali.

Goditela finché puoi, dicevano della Felicità
Prima pensa, dicevano del Parlare

Vai avanti, dicevano
alla Scuola dei Cuori Infranti

ma io non ci riuscivo e non credevo né
credo nei tagli netti;

io credo nelle fratture esposte
servite con salsa di sporchi rimpianti,

io credo nel vuotare il sacco
e rimangiarsi tutto

e ridirlo per sicurezza
mentre l’aria si riempie di Scusami

come uccelli che volteggiano
e gli alberi pare abbiano il mal di mare al vento.

Oh vita! Puoi biasimarmi
se ho fatto una scenata?

Tu eri l’ultimo vagone giallo, la luna
che spariva sopra la cresta di una nuvola.

Io ero il cane, in catene dietro casa di un cretino;
e abbaiavo e abbaiavo:

cercando di convincere tutto il resto
a prenderla sul personale come me.

Anthony Hoagland (Stati Uniti, 1953-2018), da Unincorporated Persons in The Late Honda Dynasty, 2010, Interno poesia, traduzione di Elena Moncini

♥ ascoltando Jorge Ben – Take It Easy My Brother Charles https://www.youtube.com/watch?v=BjhMp-FlBEk&t=6s

Poetico o impoetico?

 

dolore

Vedi che la poesia serve a qualcosa?

Poetico è il mal d’amore, il rimpianto, il lutto, poetico è il dolore tragico che trova ragione, vendetta, riscatto,
impoetico è questo dolore, monotono, lento, insaziabile, sequestratore.
Poetica è la nostalgia, impoetica la depressione.
Poetica è la fantasia, impoetico il delirio.
Poetico è il timore, impoetica l’ansia.
Poetico il desiderio, impoetica la dipendenza.
La poesia non frequenta la Psichiatria, si ferma sulla soglia.
Dove non entra la vanga della poesia, zolle dure, secche, infertili e fredde.
Noi ci occupiamo del dolore impoetico

Paolo Milone da L’arte di legare le persone, Einaudi, 2020

♥ ascoltando Cat Stevens – Sad Lisa https://www.youtube.com/watch?v=Dig13Jq5DTc

Equilibri e intricatezze

intricatezze

Io credo alle intricatezze (e agli equilibri precari).
E tu, in che cosa credi?

Credo nel profumo del gelsomino
che sale al primo piano
e mi ricorda. Credo
nelle foglie della sòfora
che stanno per raggiungere
la mia mano alla finestra
e di notte lo so
mi fanno la guardia.
Credo nel sussulto
che ci guida
nel segreto delle azioni
e ci dispone ad arrossire
e a porre rimedio.
Credo agli alberi spogli
che scrivono se stessi in cielo,
ai versi che rallentano
fino al sonno degli uccelli.
Credo nei fili e negli equilibri
precari, nei sentimenti
all’aperto, provati dalle bufere
spezzati dal tempo
della durezza e dell’abbandono.
Credo a quando mi ascolti
raccolto intorno al futuro
come un chicco di riso
e a quando parli senza
intenzione alcuna.
Credo alle virgole ai punti
e al bianco che fa silenzio
e consegna la prossima parola.
Credo nel fermarmi ora
a braccia aperte e piccolissima
nel paesaggio della nostra intricatezza.

Chandra Livia Candiani, da La domanda della sete,  Einaudi, 2020

♥ ascoltando John Renbourn – Can’t keep from crying https://www.youtube.com/watch?v=A0kyzKSCukU

 

Stare a casa

the white room

Qual è la stanza di casa tua che preferisci?
E che cosa ti raccontano gli oggetti di quella stanza? (Perché qualcosa raccontano, sì).

 

Ammirevole è la vita delle cose.
Nulla trapela dai loro gesti
impassibili, presagiti e scelti
come unica e costante idea.
Sono sacerdoti assorti
che occupano questa sala
per un misterioso capitolo.

Valerio Magrelli, da Ora serrata retinae, Einaudi, 1980

♥ ascoltando Cat Stevens – Into White – https://www.youtube.com/watch?v=KHg_q8geAC0

Avere cura

take care

In questo momento della tua vita, c’è una parola che senti di dover curare?

 

Curare una parola che sta male.
Se zoppica fasciare la zampetta.
Non aver fretta di farla volare.
E nell’attesa darle da mangiare.

Andrea Bajani, da  Promemoria, Einaudi, 2017

⇒ ascoltando YES – Everydays https://www.youtube.com/watch?v=G2DQua8h82M

Sguardo magnetico

gerbera

Sei mai stat* ipnotizzat*?

Ipnosi

Fatti ipnotizzare da un fiore
– scegli tu il suo colore – guardalo
da vicino e sempre più vicino,
guardalo vivere e carezzarti
mentre cadi nel tuo sonno e perdi
la paura di essere un errore

guardalo perché ogni venatura
di petalo respira anche per te

©IreneMarchi2021

♣ ascoltando  Coldplay – Hypnotised  https://www.youtube.com/watch?v=WXmTEyq5nXc