Una fata, per favore!

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Illustrazione tratta da Filo di fata, di Philippe Lechermeier e Aurélia Fronty, Donzelli Editore, traduzione di Maria Vidale, 2008

Quando mia figlia era piccola, per convincerla a fare il bagno, e soprattutto a farsi lavare i capelli, mi ero inventata la fatina-della-vasca, una fata tutta azzurra che viveva nascosta nella nostra vasca da bagno e che usciva quando sentiva profumo di bagnoschiuma. In questo modo ho superato la fase del nonvogliofareilbagno.

E noi, adesso?
Di quante fatine avremmo bisogno?
Troppe, decisamente troppe.

Ti prego

dov’è una fata, dimmi,
dov’è una fata
che scrosti tutti i muri graffiati
dai segni crudi della parola buio
– quel buio che dentro ha tutto il male –
dov’è una fata, dimmelo,
che spalanchi le finestre
di questa stanza-mondo
di questo mondo-distanza
affinché entri l’aria
– chiara –
della parola luce
(non basterà una fata per la parola pace)

©IreneMarchi2020

La terapia

coffeeflowerstherapyjpg

Qual è la tua terapia contro la “botta di malinconia”?

Terapia
 
Il caffè è sopravvalutato?
Non credo,
in questo momento una tazza calda
tra le mani
mi fa pensare a quello che ho
e non a quello che manca

 
poi guardo il ciclamino comprato ieri
– come lo sanno i signori del marketing
che i fiori vanno piazzati proprio vicino alle mele?–
e penso  che no,
 il caffè non è per nulla sopravvalutato,
e i fiori… nemmeno.

©IreneMarchi2020

Torniamo in un fumetto?

TintinetMilu

Illustrazione di Hergé –Tintin et Milou

Tra le vignette di quale fumetto vorresti risvegliarti, domani?

 

Apprendimento

Si imparava negli album
di Tintin:
combattere i cattivi
era più che un dovere: era uno sport.
Non c’erano zone grigie nel mondo,
solo la linea chiara, il colore nitido.
Un contorno impreciso sarebbe stato
molto più grave di un assassinio.
E un altro insegnamento ancora: non esistono
la vecchiaia e la morte, nemmeno la stanchezza:

le avventure non finiscono mai, la vita
è tutta una continua meraviglia.
Forse dovrei finire
questa poesia con ironia,
spiegando quanto inutile sia la sua lettura
contro gli schiaffi
che stava per darci il destino.
Ma no: ora, in mezzo alla nebbia
più sporca della vita, conforta
l’intelligenza della sua chiarezza,
conforta sapere
che in quel forziere si conserva ancora
la mappa del tesoro: i piani
per sognare un mondo diverso.

©César Rodríguez De Sepúlveda (Madrid, 1968), traduzione di Emanuela Breda

***

Aprendizaje

Se aprendía en los álbumes
de Tintín:
combatir a los malos
era más que un deber: era un deporte.
No había zonas grises en el mundo,
sino la línea clara, el color nítido.
Un contorno impreciso hubiera sido
mucho más grave que un asesinato.
Y otra enseñanza más: no existen
la vejez y la muerte, ni siquiera el cansancio:
las aventuras no se acaban nunca, la vida
es toda una continua maravilla.
Tal vez con ironía
debería acabar este poema,
explicando qué inútil su lectura
contra las bofetadas
que iba enseguida a darnos el destino.
Pero no: ahora, en medio de la niebla
más sucia de la vida, reconforta
la inteligencia de su claridad,
reconforta saber
que aún en aquel cofre se conserva
el mapa del tesoro: los planos
para soñar un mundo diferente.

©César Rodríguez De Sepúlveda

 

Preziose cose insignificanti

goodbye

Qual è l’ultima cosa insignificante (ma preziosa) che hai scoperto?

 

La poesia è custodita nelle parole –
è tutto ciò che so.
Il mio destino è non capire quasi nulla.
Sul nulla ho conoscenze profonde.
Non coltivo connessioni con il reale.
Per me potente non è chi scopre l’oro.
Potente per me è chi scopre cose insignificanti:
del mondo e nostre.
Per questa piccola frase mi hanno eletto imbecille.
Mi sono emozionato e ho pianto.
Ho un debole per gli elogi.

Manoel de Barros (Brasile, 1916-2014), da Tratado geral das grandezas do ínfimo,  2001

°°°

A poesia está guadarda nas palavras –
é tudo que eu sei.
Meu fado é o de não saber quase tudo.
Sobre o nada eu tenho profundidades.
Não tenho conexões com a reladidade.
Poderoso para mim não é aquele que descobre ouro.
Para mim poderoso é aquele que descobre as
insignificâncias (do mundo e as nossa).
Por essa pequena sentença me elogiaram de imbecil.
Fiquei emocionado.
Sou fraco para elogios..

“Occorre lavorare la vita”

mmmmmmani

 

S’impara a vivere e a mettere radici.
E conviene che piova sul bagnato,
calpestare la superficie dei fiumi
fino ad essere tranquilli,
fino all’acqua tiepida alla cintura,
con l’orologio ad ore più quiete,
dove sia il ricordo a chiamare il presente
e il futuro sia un minuto perfetto
ogni volta più nostro e più stretto,
perché il vento si calma con carezze
come i cavalli nei giorni di tempesta.
S’impara a vivere,
ad essere corpo ed anima negli occhi che guardano,
nella voce che domanda,
nelle dita che esplorano senza fretta
la pelle dei saluti.
Occorre lavorare la vita.
La collera del tempo si placa con le mani.

 

Luis García Montero (Granada, 1958), da Un inverno mio, traduzione di Gabriele Morelli

Dimmi un po’…

p o e s i a

La poesia: ti piace o non ti piace?

 

Controversi

Graffia rabbia sorda
cade il tempo che si strappa
Poesia filo di corda
nel buio ci si aggrappa
tu bruci in uno sguardo
anneghi in uno sputo
Poesia è un silenzio forte,
è un urlo lungo e muto
Sorgente d’acqua dolce
nei mari più sommersi
Poesia è voce chiara,
pensieri controversi
la vita che incide
profonda sulla pelle
Poesia è una parola
libera e ribelle

 

Perché odio la poesia

Odio la poesia
perché è un insieme
di rime sceme
La odio quando spreme
il succo delle stagioni
il sangue agli ideali
i nomi alle emozioni
La poesia del genere
che spegne le parole
in cuori posacenere
Odio la poesia
che mi indica col dito
perché sono lo stupido
che non ha capito

Chiara Carminati, da Viaggia verso – Poesie nelle tasche dei jeans, Bompiani, 2018

Un po’ di grammatica

grammatica1

Un verbo semplice ma complicato.

La grammatica dell’amore

Io lo so.
Tu lo sai.
Noi lo sappiamo.

Loro non lo sanno.

°°°

La gramática del amor

Yo lo sé.
Tú lo sabes.
Nosotros lo sabemos.

Ellos no lo saben.

Alfonso Brezmes, da La notte tatuata, Editorial Renacimiento, 2013

A proposito di poesia

poesiacompagnia

(Oggi sono contenta perché) il Nobel per la Letteratura 2020 è stato assegnato alla poetessa statunitense Louise Gluck, che della poesia ha scritto così:

October

(…)
Sono stata giovane qui. Prendevo
 la metropolitana col mio libretto
come per difendermi  contro

questo stesso mondo

non sei sola,
diceva la poesia,
nel buio del tunnel.

Louise Gluck (New York, 1943), dalla poesia October,  in Averno (2006)

Un’altra sensazione (più o meno comune)

ok

Un po’ come inseguire le farfalle… (comunque bei colori e belle corse).

Da ieri da sempre

Da ieri da sempre da quando
rappresento una parte nella vita
(vaga incomprensibile parte
come quei personaggi minori
che nei lunghi romanzi non si sa
mai bene come vadano a finire)
da sempre da allora
io vo inseguendo qualcuno o qualcosa
che non vuole saperne di me

Daria Menicanti (Piacenza, 1914 – 1995), da Un nero d’ombra, Arnoldo Mondadori Editore, 1969

 

(L’altra sensazione più o meno comune è qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2020/10/06/una-sensazione-piu-o-meno-comune/)

La prossima volta

KEEPCALM

La prossima volta è un posto pieno di coraggio (… fino alla prossima volta).

 

Il resto

Eri tu
in cassa
al supermercato.
Il nastro nero
avanzava ho pensato
cosa dico?

 
Ciao lavori qui
adesso? E come
stai? È passato tanto
tempo, eppure io
ti penso e ora
che ti vedo
so che tremo ancora
e tu
come ti senti?

 
Dodici euro e venti.
Vuoi i bollini fai la raccolta?
No grazie. Magari
la prossima
volta.

 
Chiara Carminati, da Viaggia verso – Poesie nelle tasche dei Jeans (con illustrazioni di Pia Valentinis), Bompiani, 2018