Sbagliata?

donne

… sbagliato è sentirsi sbagliate.

O troppo alta, o troppo bassa,
le dici magra, si sente grassa,
son tutte bionde, lei è corvina,
vanno le brune, diventa albina.

Troppo educata! piaccion volgari!
Troppo scosciata per le comari!
Sei troppo colta e preparata,
intelligente e qualificata,
il maschio è fragile, non lo umiliare,
se sei più brava non lo ostentare!

Sei solo bella ma non sai far niente,
guarda che oggi l’uomo è esigente,
l’aspetto fisico più non gli basta,
cita Alberoni e butta la pasta.

Troppi labbroni, non vanno più!
Troppo quel seno, buttalo giù!
Sbianca la pelle, che sia di luna
Se non ti abbronzi, non sei nessuna!

L’estate prossima, con il cotone
tornan di moda i fianchi a pallone,
ma per l’inverno, la moda detta,
ci voglion forme da scolaretta.

Piedi piccini, occhi cangianti,
seni minuscoli, anzi, giganti!

Alice assaggia, pilucca, tracanna,
prima è due metri poi è una spanna

Alice pensa, poi si arrabatta,
niente da fare, è sempre inadatta
Alice morde, rosicchia, divora,
ma non si arrende, ci prova ancora.

Alice piange, trangugia, digiuna,
è tutte noi,
è se stessa, è nessuna.

Lella Costa, dalla Prefazione ad Alice nel paese delle meraviglie, Baldini Castoldi Dalai, 2010

(ancora sul non sentirsi sbagliate, qui https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/03/15/tu-esisti-2/)

*ascoltando Carmen Consoli – AAA Cercasi https://www.youtube.com/watch?v=Grusghz2fnA

 

Davanti (e dietro) a uno schermo

computerComputer, telefoni (prima grandi,  poi piccoli,  poi di nuovo grandi…), insomma schermi, tanti,  tantissimi schermi (a volte anche invisibili). Hanno vinto loro?

Adesso ci sono computer e ancora più computer
e presto tutti ne avranno uno,
i bambini di tre anni avranno i computer
e tutti sapranno tutto
di tutti gli altri
molto prima di incontrarli
e così non vorranno più incontrarli.
Nessuno vorrà incontrare più nessun
altro mai più
e saranno tutti
dei reclusi
come me adesso

 

Now it’s computers and more computers
and soon everybody will have one,
3-year-olds will have computers
and everybody will know everything
about everybody else
long before they meet them.
nobody will want to meet anybody
else ever again
and everybody will be
a recluse
like I am now

Charles Bukowski, da The Continual Condition: Poems

*ascoltando Julian Lennon – Disconnected  https://www.youtube.com/watch?v=VJeP9B3QDEc

“Da qualche parte c’è luce”

cielo 2

“… da qualche parte c’è luce…”, e quindi bisogna cercarla.

Il cuore che ride

La tua vita è la tua vita.
non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell’arrendevolezza.
stai in guardia.
ci sono delle uscite.
da qualche parte c’è luce.
forse non sarà una gran luce ma la vince sulle tenebre.
stai in guardia.
gli dei ti offriranno delle occasioni.
riconoscile, afferrale.
non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta.
e più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà.
la tua vita è la tua vita.
sappilo finché ce l’hai.
tu sei meraviglioso
gli dei aspettano di compiacersi in te.

The Laughing Heart

Your life is your life
don’t let it be clubbed into dank submission.
be on the watch.
there are ways out.
there is a light somewhere.
it may not be much light but
it beats the darkness.
be on the watch.
the gods will offer you chances.
know them.
take them.
you can’t beat death but
you can beat death in life, sometimes.
and the more often you learn to do it,
the more light there will be.
your life is your life.
know it while you have it.
you are marvelous
the gods wait to delight in you.

Charles Bukowski, da Betting on the muse (traduzione italiana da Le ragazze che seguivamo, Guanda)

*ascoltando “Parole note” – https://www.youtube.com/watch?time_continue=28&v=yGWZXKAA73E e Aerosmith – Dream On https://www.youtube.com/watch?v=54BCLYNkFKg

Basta così

2018-10-14 15.31

Quando ti fanno solo male, lascia andare pensieri, aspettative, cose (e talvolta persone).

 

Lascia andare i modi in cui pensavi che si sarebbe svolta la tua vita:
l’attaccamento ai piani, ai sogni o alle aspettative – lascia andare tutto.
Conserva le forze per nuotare con la marea.
La scelta di combattere ciò che hai ora di fronte
avrà come risultato solo fatica, paura e tentativi disperati
di fuggire da quella stessa energia che tanto desideri.
Lascia andare.
Lascia che tutto vada e fluisca con la grazia che invade
i tuoi giorni
sia che tu la riceva gentilmente
o con i peli dritti per difenderti dagli invasori.
Fidati: la mente potrebbe non trovare mai le spiegazioni che cerca,
ma andrai avanti lo stesso.
Lascia andare, e la cresta dell’onda
ti porterà verso spiagge sconosciute,
oltre ai tuoi sogni più selvaggi,
alle destinazioni più impensate.
Lascia che tutto vada e trovi un posto dove riposare e stare in pace,
e una trasformazione certa.

Danna Faulds, da Go In and In: Poems From the Heart of Yoga, 2002

*ascoltando Pat Metheny – Last Train Home https://www.youtube.com/watch?v=V9vQ_y9JJ1E

Il troppo e il vuoto

vuoto e pieno

Pesa (molto) il troppo che ci circonda,  ma pesa (molto) anche il vuoto che a volte ci scende dentro.

Tròpo

Tròpo casìn,
e tròpi batimàn ai funerali,
e tròpi cui e tuti ’n bèlo vede,
tòpe bandée,
tròpi vestìdi, scarpe e baterìe
de tiàan ca no usiémo mai,
tròpe màchine che ormai
la crève ’r mondo,
tròpe carte tròpe coe,
tròpa susta de tròpi chi no san
chi doviàn moìe.

Troppo

Troppo clamore
e troppi battimani ai funerali,
troppi culi e tutti in bel vedere,
troppe bandiere,
troppi vestiti, scarpe e batterie
di tegami che non useremo mai,
troppe auto che ormai
coprono il mondo,
troppe carte troppe code,
troppa arroganza di troppi che non sanno
che dovranno morire.

Paolo Bertolani (Lerici, 1931-2007), da S de Sea, 2002, in “Poesia” n. 329, settembre 2017, p. 51

 

 

È arrivato l’oblio.
Lo ricevo in silenzio
grata.
Ma mi curvo
come una foglia secca,
perché il vuoto
pesa.

Susana Cabuchi (Córdoba, 1948), da Álbum familiar, 2000

 

*ascoltando Jimmy Page (Yardbirds) – White Summer https://www.youtube.com/watch?v=iF8f234sLio

Il gatto del pittore

gattoOggi nella vetrina (sì, nella vetrina) di un negozio di quadri c’era questo gatto nero che saltellava senza sosta inseguendo le mani di tutte le persone che si fermavano a guardarlo e a farlo giocare. –Ehi, VanGogh!- Mi sono trovata a esclamare (come una stupida) per fargli la foto…

Tu hai un gatto (o due, tre…)? Che nome gli hai dato? (Perché il nome è una cosa seria).

Il nome dei gatti

È una faccenda difficile mettere il nome ai gatti;
niente che abbia a che vedere, infatti,
con i soliti giochi di fine settimana.
Potete anche pensare a prima vista,
che io sia matto come un cappellaio,
eppure, a conti fatti,
vi assicuro che un gatto deve avere in lista,
TRE NOMI DIFFERENTI. Prima di tutto quello che in
famiglia
potrà essere usato quotidianamente,
un nome come Pietro, Augusto, o come
Alonzo, Clemente;
come Vittorio o Gionata, oppure Giorgio o Giacomo
Vaniglia –
tutti nomi sensati per ogni esigenza corrente.
Ma se pensate che abbiano un suono più ameno,
nomi più fantasiosi si possono consigliare:
qualcuno pertinente ai gentiluomini,
altri più adatti invece alle signore:
nomi come Platone o Admeto, Elettra o
Filodemo –
tutti nomi sensati a scopo familiare.
Ma io vi dico che un gatto ha bisogno di un nome
che sia particolare, e peculiare, più dignitoso;
come potrebbe, altrimenti, mantenere la coda
perpendicolare,
mettere in mostra i baffi o sentirsi orgoglioso?
Nomi di questo genere posso fornirvene un quorum,
nomi come Mustràppola, Tisquàss o Ciprincolta,
nome Babalurina o Mostradorum,
nomi che vanno bene soltanto a un gatto per volta.
Comunque gira e rigira manca ancora un nome:
quello che non potete nemmeno indovinare,
né la ricerca umana è in grado di scovare;
ma IL GATTO LO CONOSCE, anche se mai lo confessa.
Quando vedete un gatto in profonda meditazione,
la ragione, credetemi, è sempre la stessa:
ha la mente perduta in rapimento ed in contemplazione
del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
del suo ineffabile effabile
effineffabile
profondo e inscrutabile unico NOME.

T.S. Eliot (Saint Louis – Missouri – 1888 – Londra 1965), da Il libro dei gatti tuttofare (Old Possum’s Book of Practical Cats), 1939, traduzione di Roberto Sanesi

*ascoltando Freddie Mercury – Delilah https://www.youtube.com/watch?time_continue=5&v=0u48-HjJr-s

“Progetti per il passato”

passato

Ci sono grovigli di passato difficili da mettere via per sempre. E quando non siamo noi a metterci le mani (e i pensieri), rotolano fuori da soli.

Progetti per il passato

Un’altra volta intrecci per disfare
memoria, sogno, oblio.

Un’altra volta dici
quel che sempre smetteva di succederti.
                                                  Cerchi
quel che è più vero della verità.

Un’altra volta menti
con la maggior sincerità del mondo.

Un’altra volta fai
progetti per il passato.

 

Planes para el pasado

Una vez más trenzando y destrenzando
memoria, sueño, olvido.

Una vez más contando
lo que siempre dejaba de ocurrirte.
                                         Buscando
eso que es más verdad que la verdad.

Una vez más mintiendo
con la mayor sinceridad del mundo.

Una vez más haciendo
planes para el pasado.

23-IV-05

Miguel d’Ors (1946, Santiago di Compostela), da Sol de noviembre (2005), traduzione di Gloria Bazzocchi

*ascoltando James Taylor – Places in My Past https://www.youtube.com/watch?time_continue=20&v=mZRdtFD9ei8

Tempo presente

panchina

A proposito del qui e ora (non sempre facile)

 

Su una panchina, in ottobre

-Che cosa fai seduta qui?

-Aspetto.

-Chi aspetti?

-Aspetto il Tempo,
lo aspetto per chiedergli
un favore, mentre raccolgo le foglie
di un nuovo ottobre.
O vai più veloce -voglio chiedergli-
o mi riporti indietro,
Tempo,
ché al presente
proprio non ti so abbracciare.

©Irene Marchi 2018

 

*ascoltando Pink Floyd – Time https://www.youtube.com/watch?v=-EzURpTF5c8

Indefinibile

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La felicità, quando esiste, non può essere una frase fatta né il video di una pubblicità.

Contrasto

Quelli che vivono dentro la luce clamorosa
del successo e possiedono
morbide decappottabili e piscine
di placido turchese con rosai
e cani importanti
e ridono tra bionde satinate
belle come champagne,
ma non sono felici,

ed io che non avendo altro che queste strade
usuali ed un orario
oscuro e le domeniche economiche sul fiume
con una sposa e dei figli che mi amano
neppure io sono felice.

Miguel D’Ors, da Curso Superior de Ignorancia (1987), in “Poesia”, n. 339, luglio/agosto 2018, traduzione di Stefano Bernardinelli

*ascoltando Nina Simone – Feeling Good https://www.youtube.com/watch?v=oHs98TEYecM

Una consapevolezza fondamentale

cuore dove 

“Ma ora so dove ho messo il cuore”: questo è un bel punto di arrivo (o di partenza).

 

A quei tempi
non valevo niente
e mi consumavo gli occhi.

Mettevo il cuore
    nel fango
e ci giocavo a palla.

Imparai a scrivere, a leggere
    e a tacere.
In questi tempi invece
non valgo niente (talvolta)
ma ora so dove
ho messo il cuore
e mi si riempie di canzoni.

 

María Saucedo (Monterrey, 1954 – Chicago, 1981), da Questo ponte, la mia spalla. Voci di donne terzomondiste negli Stati Uniti, 1988

 

*ascoltando Scorpions – Follow Your Heart https://www.youtube.com/watch?v=tMui4IVW0BM