In mezzo al cielo

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Per il mio dodicesimo compleanno mi regalarono due musicassette: una era di John Lennon e l’altra di Claudio Baglioni. Mi innamorai della musica di entrambi (e anche di Baglioni, come molte delle dodicenni nate negli anni ’70).

Oggi John Lennon mi fa ancora compagnia, Baglioni invece non molto (ma lo ringrazio comunque) però c’è un particolare che non dimenticherò mai: il “gancio in mezzo al cielo” di “Strada facendo”! All’epoca non avevo grande  dimestichezza con le metafore e ‘sto gancio in mezzo al cielo proprio non riuscivo a capirlo. Molti anni dopo anche mia figlia, sentendo  quella canzone, mi ha chiesto:  “Ma il gancio in mezzo  al cielo che cosa sarebbe?”.  Abbiamo riso per venti minuti.

Adesso mi capita spesso  di pensare che di un gancio in mezzo al cielo ci sarebbe davvero bisogno. E di sicuro non sono l’unica.

Il cielo

Da qui si doveva cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un’apertura e nulla più,
ma spalancata.

Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
L’ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva dal basso.

Perfino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n’è più
che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
La talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
cade da cielo a cielo.

Friabili, fluenti, rocciosi,
infuocati e aerei,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cumuli di cielo.
Il cielo è onnipresente
perfino nel buio sotto la pelle.

Mangio cielo, evacuo cielo.
Sono una trappola in trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.

La divisione in cielo e terra
non è il modo appropriato
di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.

Wisława Szymborska, da La fine e l’inizio (1993), in La gioia di scrivere – Tutte le poesie (1945-2009), traduzione di Pietro Marchesani.

*ascoltando Claudio Baglioni – Strada facendo https://www.youtube.com/watch?v=TBU55Emimcw

Mancano le rose

 

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Suite

È tutto di nuovo un dejà vu e ne sai sempre di meno.

Il giorno è andato come è andato,
poi s’è fatta sera. Questa sera di fine luglio,
che le cose sono come le lucciole sul mio terrazzo.
A intermittenza si riaccendono,
quasi a indicarmi una strada,
a dirmi: va’.
Poi di nuovo oscure. E ingombranti.
Àncore buttate giù dal passato che racchiudono.
La mia casa, questa, è fatta così.
Flessibile e statica. Protetta come una prigione.
O senza porte: non c’è bisogno di chiavi
e ci fa il tempo che fa fuori.
Ci sei stata tu, appena ieri.
E il letto è ancora sfatto, va bene.
E in una tazzina c’è ancora il tuo caffè.
Anche questo va bene.
Ma mi mancano le rose, sul terrazzo,
e vederti chinare su di esse, con attenzione,
per non pungerti le dita. E dopo offrirmene una,
perché vi affondi il naso tra i petali
e poi chiamarti, contro quello che avverrà, moglie,
finché posso, finché ho fiato, e mani buone
per scompigliarti i capelli e labbra tenere
per depositarvi un bacio dolce
come la rosa che mi hai regalato.

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo (Acerra, 1951-2012), Beatrice – My Heart Is Full Of Troubles, Dedalus, 1999

*ascoltando Pat Metheny – Letter From Home https://www.youtube.com/watch?v=_5-pBkwyUxc

Te lo ricordi che sei vivo?

 I don't forget

(21)

La consapevolezza ricettiva apre alla vita
la fuga nella distrazione
è un sentiero di morte
chi è consapevole è totalmente vivo
chi è distratto
è come fosse già morto.

In Dhammapada per la contemplazione, versione di Ajahn Munindo, traduzione di Chandra Livia Candiani, Associazione Santacittarama https://santacittarama.altervista.org/dhammapada_italiano.pdf (citata in Chandra Livia Candiani, Il silenzio è cosa viva – L’arte della meditazione, Einaudi, 2018).

*ascoltando Eric Johnson – Cliffs Of Dover https://www.youtube.com/watch?v=aiRn3Zlw3Rw

 

Avvertimento

futuroQuello che è stato è stato, scordiamoci il passato“. E va bene.
Ma almeno al futuro due paroline le voglio scrivere.

Lettera al futuro

A te,
che già adesso
– mentre vado a capo –
non sei più futuro
a te,
che ci imbrogli tutti
illuminandoci gli sguardi
mentre di nuovo cade
la notte
a te,
caro tempo che verrai,
se io non dovessi esserci
almeno dai l’acqua alle piante
lì, sul balcone, e una carezza
a chi gli serve.
Se invece
dovessi esserci anch’io,

sappi che ti romperò l’anima.

©Irene Marchi 2019

* ascoltando John Frusciante – Before The Beginning  https://www.youtube.com/watch?v=J76MeYAGaH8

Bonjour tristesse, adieu tristesse

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Serve anche la tristezza.
A volte va attraversata per poi vedere tutto più chiaro.

Gioia

Giunsi attraverso il dolore alla gioia.
Da esso ho saputo che l’anima esiste.
Per il dolore, là nel mio regno triste,
albeggiava un sole misterioso.

Era la gioia nel mattino freddo
e il vento folle e caldo che ti investe.
(L’anima che vide le primavere
verdi come d’incanto si spezzò.)

Ora la sento di più. Guardo al cielo
e mi risponde quando le domando
dopo il dolore per la mia ferita.

E mentre la mia mente si rischiara
prego le divinità della vita
per l’uomo che sono stato in tristezza.

°°°

Alegría

llegué por el dolor a la alegría.
Supe por el dolor que el alma existe.
Por el dolor, allá en mi reino triste,
un misterioso sol amanecía.

Era alegría la mañana fría
y el viento loco y cálido que embiste.
( Alma que verdes primaveras viste
maravillosamente se rompía. )

Así la siento más. Al cielo apunto
y me responde cuando le pregunto
con dolor tras dolor para mi herida.

Y mientras se ilumina mi cabeza
ruego por el que he sido en la tristeza
a las divinidades de la vida.

José Hierro (Madrid, 1922-2002),  da Alegría, 1947

*ascoltando R.E.M. – Everybody Hurts https://www.youtube.com/watch?v=5rOiW_xY-kc

Sono un leone

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… però ho fame, dammi le mie crocchette: sono pur sempre un gatto domestico!

     (Tutti abbiamo le nostre contraddizioni)

Frasi che si annullano da sole

Io non dico nulla, dice uno,
e sgambettando sulla sua sedia
continua: io non mi muovo.
Io taccio, esclama. Dormo.
Non m’impapero mai. È
un impegno. Per me è un gioco
obbiettare alle mie obbiezioni. Io sono,
proclama, il più modesto di tutti,
privo di vanità. Io, asserisce,
non parlo tedesco.
Di me stesso non parlerei mai
e poi mai. Ho torto
quando affermo che ho ragione,
quando affermo che ho torto,
ecc. Che io mi metta a balbettare
è escluso. Credibile
come sono e incosciente, credo
mi sia lecito dire di me: io
non mi contraddico. Io
non ci sono. Io m-m-manco.

Hans Magnus Enzensberger, da Chiosco, Einaudi, traduzione di Anna Maria Carpi

*ascoltando Green Day – Walking Contradiction https://www.youtube.com/watch?v=UymN5scMpZM

Acqua e sapone

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Due poesie con acqua e sapone (e una buona dose di malinconia).

La saponetta

Tu pensavi che cosa mi regalerà
finalmente è venuto Natale
eccomi qui alla porta, e tutto
è Natale scrupolosamente
l’esatto sogno dei bambini
col gelo col grigio col vento
che fa turbinare quei cosi
di ghiaccio e di neve e le famiglie
che si chiudono come valve
tram fermi automobili poche
eccomi qui da te col regalo
io che te lo avevo promesso
ciao ciao ho avuto la forza
di arrivare fin qui se non altro.
Ma dico: quando l’avrai consumato
e resterà un fogliettino
un fagiolo un cece un nulla
e ti scivolerà fra le dita
precipitando giù nel lavandino
dico, amore, per un istante almeno
ti ricorderai di me?

Dino Buzzati, da Il capitano Pic e altre poesie, 1965

 

Dicono

Dicono che un buon bagno
cancella tutto.
Io è da anni che mi bagno
mi strofino
mi arrosso
e non ho potuto strapparmi
le tue mani.

°°°

Dicen

Dicen que un buen baño
lo borra todo.
Yo tengo años de bañarme
frotartme
enrojecerme
y no he podido arrancarme
tus manos.

Lucía Rivadeneyra (Morelia, Michoacán, 1957), da
Antología general de la poesía mexicana: Poesía del México actual-Seleccíon y notas de Juan Domingo Argüelles

 

*ascoltando Buckethead – Padmasana https://www.youtube.com/watch?v=5Nj1D2y-PY8

Ah… mondo social!

ok

 Sorridiamo! Siamo in un mondo social!

Profiles

Siamo ridotti a immaginette
di inafferrabili molecole puntiformi
mi piace, non mi piace
amici 302, 675, 1100 amici
di ogni invidiabile, sorridente vetrina
e le cose che non possiamo mostrare
le ringhiamo
dal groviglio di nervi
che guida la nostra auto.

Irene Marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015

*ascoltando Joe Satriani – Crystal Planet https://www.youtube.com/watch?v=8KOBvSZmbO8&feature=fvst

Un punto di vista

 

collo

Poesia del cuscino

Perché fino alla punta delle dita
sei presente, perché hai desideri,
per come pieghi i ginocchi
e mi mostri le chiome,
per il tuo tepore
e la tua oscurità;
per le tue frasi dipendenti,
i gomiti non prepotenti
e l’anima materiale
che nella fossetta
sopra la clavicola balugina;
perché sei andata
e venuta, e per tutto
ciò che di te non so
queste mie esili sillabe
son troppo poco – o troppo.

°°°

Kopfkissengedicht

Dafür, dass du bis in die Fingerspitzen
anwesend bist, dass es dich verlangt,
dafür, wie du die Knie biegst
und mir dein Haar zeigst,
für deine Temperatur
und deine Dunkelheit;
für deine Nebensätze,

das geringe Gewicht der Ellenbogen
und die materielle Seele,
die in der kleinen Mulde
über dem Schlüsselbein schimmert;
dafür, dass du gegangen
und gekommen bist, und für alles,
was ich nicht von dir weiss,
sind meine einsilbigen Silben
zuwenig, oder zuviel.

Hans Magnus Enzensberger, da Zukunftsmusik, Frankfurt am Main, Suhrkamp, p. 72 (fonte del testo https://journals.openedition.org/ceg/368?lang=en#bodyftn49).

*ascoltando Max Gazzè – Mentre Dormi https://www.youtube.com/watch?v=d8FVfC9HStc

Se non ci fossero le stelle

senzastelle

Forse la poetessa con “questi” si riferiva  a dei fiori, o probabilmente ai versi stessi, in ogni caso ha espresso un pensiero molto vero: tendiamo ad accorgerci o ad apprezzare qualcosa solo quando quel qualcosa non c’è più.

 

Non ho nient’altro – da offrire, lo sai –
Così continuo a offrire Questi –
Proprio come la Notte continua a mostrare Stelle
Ai nostri occhi assuefatti –

Probabilmente, non le notiamo –
Ma se non arrivassero –
Allora – probabilmente, ci confonderemmo
Nel ritrovare la strada di Casa –

°°°

I’ve nothing else – to bring, You know –
So I keep bringing These –
Just as the Night keeps fetching Stars
To our familiar eyes –

Maybe, we should’nt mind them –
Unless they did’nt come –
Then – maybe, it would puzzle us
To find our way Home –

Emily Dickinson, da The Complete Poems- Tutte le poesie, traduzione e note di Giuseppe Ierolli

*ascoltando Wolf Hoffmann – Blues For Elise
https://www.youtube.com/watch?v=v8QtrY3iIg0