Un dispiacere

farfalla

“Fu di farfalla il battito leggero”… e poi rimane un ricordo, intrecciato a un dispiacere. Se il dispiacere lo disegni come fosse una farfalla, non vola via comunque, ma il ricordo è forse meno doloroso (?).

Fu di farfalla il battito
leggero, una ferita
che si allargò nell’aria,
un segno di matita
sospeso come un’onda
che s’incanta nel timore
di una riva.

Nico Orengo (Torino, 1944-2009), da Cartoline di mare, Einaudi,1984

*ascoltando  Pink Floyd – Sorrow https://www.youtube.com/watch?v=zX_3HtWwduk

Ricordare per dimenticare?

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Quando dimentichi che devi dimenticare, forse sei a buon punto.

Forse

Ricordare
è
forse
il modo più tormentoso
di dimenticare
e forse
il modo più gradevole
di lenire
questo tormento

Erich Fried, da Es ist was es ist, 1983,  traduzione di Andrea Casalegno

* qualcosa da ascoltare: Leonard Cohen – I Can’t Forget https://www.youtube.com/watch?time_continue=4&v=zgJt2M7t2CE; Peter Gabriel – I Don’t Remember https://www.youtube.com/watch?time_continue=3&v=87yl5pbF-ZI

Ricordi difficili anche qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/01/12/dimenticare-o-ricordare/      http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/03/13/delete-cancellare/

 

Dimenticare o ricordare?

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I momenti difficili sono una bruttissima compagnia. Ma poi, quando stanno entrando finalmente  nella dimensione del ricordo, è più utile dimenticarli del tutto (ammesso che si riesca ad afferrare “l’arte dell’oblio” di cui parla qui sotto Borges), o imparare a masticarli fino ad averne qualcosa che assomigli al controllo e che potrebbe, magari (!), trasformarsi  in insegnamento?

 

Se per volare via dalla memoria
avessimo le ali
in molti voleremmo

A più lente cose avvezzi
gli uccelli sgomenti osserverebbero
il carro poderoso
degli uomini in fuga
dalla mente dell’uomo

Emily Dickinson, n.1242, da Tutte le poesie, Einaudi, traduzione di Marisa Bulgheroni.

 

(I)

Non ha più incanto il mondo. Ti han lasciato.
Non condividerai la chiara luna
né i lenti parchi. Non v’è luna ormai
che non sia specchio del passato, sole
d’agonie, cristallo di solitudine.
Addio alle mutue mani e alle tempie
che l’amore accostava. Oggi hai soltanto
la fedele memoria e i vuoti giorni.
Solo si perde (ti ripeti invano)
quel che non si ha e non si è mai avuto,
ma essere forte non ti basterà
per imparare l’arte dell’oblio.
Un simbolo, una rosa può straziarti,
e può ucciderti un suono di chitarra.

Jorge Luis Borges, da L’altro, lo stesso, Adelphi, traduzione di Tommaso Scarano.

*ascoltando: Gerry Rafferty – Baker Street
 https://www.youtube.com/watch?v=Fo6aKnRnBxM