La memoria

Paul Gauguin, Natura morta con arance, 1881

Paul Gauguin, Natura morta con arance, 1881

Non sono mai riuscita a scrivere un diario personale per più di quindici giorni. Ogni volta, dopo poco mi stancavo e lasciavo che la memoria delle cose vissute trovasse, da sola, il suo posto tra i pensieri (ora però ritrovare quel posto non è sempre facile!). Eppure rileggere un vecchio diario è sempre emozionante. Proprio come il ricordo descritto nella poesia qui sotto:

Se è successo, è successo una volta. Adesso tutto
è memoria – lui tagliava un’arancia: la buccia
intatta, poi il coltello, lo spicchio gelato
sollevato alla mia bocca, la sua bocca, la fine
membrana tra di noi, l’arancia squisita,
lingua, arancia, la mia nudità e la sua,
il modo in cui mi ha spinto contro il frigo –
Ora sento ancora le sue mani, il bacio
che non durò, ma che mandò neuroni gemelli
a balenare folli sulla corteccia. L’amore
è spietato, il modo in cui penetra
e continua ad emettere luce. Accanto alla stufa
mangiammo un’arancia. E c’erano fiori viola
sul tavolo. Era solo questione di ore.

°°°

What happened, happened once. So now it’s best
in memory—an orange he sliced: the skin
unbroken, then the knife, the chilled wedge
lifted to my mouth, his mouth, the thin
membrane between us, the exquisite orange,
tongue, orange, my nakedness and his,
the way he pushed me up against the fridge—
Now I get to feel his hands again, the kiss
that didn’t last, but sent some neural twin
flashing wildly through the cortex. Love’s
merciless, the way it travels in
and keeps emitting light. Beside the stove
we ate an orange. And there were purple flowers
on the table. And we still had hours.

 Kim Addonizio (1954, Stati Uniti), da What Is This Thing Called Love: Poems

*ascoltando Eric Clapton – Old Love https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=O_j9KEjrY4o

Attimi che restano (nella memoria)

attimijpg

Metrò

Gli anni poi passeranno
masse di monti e pietra si frapporranno
tutto sarà dimenticato
come si dimentica il cibo quotidiano
che ci tiene in piedi.
Tutto, tranne quell’istante
in cui sul metrò affollato
ti aggrappasti al mio braccio.

Titos Patrikios (Atene, 1928), da La resistenza dei fatti, traduzione  di Nicola Crocetti, Crocetti Editore 2007

*ascoltando Avishai Cohen Trio – Remembering https://www.youtube.com/watch?v=E4kc0Aby2vA

Il filo dell’aquilone

aquilone

Ma i fili della memoria si potranno mai rompere del tutto?

Aquilone

Il ricordo
è un aquilone.
A poco a poco si allontana,
goditi il suo volo.
Più in alto
si rompe il filo della tua memoria
e ti siedi a contemplare come lo possiede la distanza.

Briceida Cuevas Cob (nata nel 1969 a Tepakán, un villaggio maya dello Stato di Campeche, in Messico) da Las lenguas de América. Recital de poesía, UNAM, 2005 – a cura di Carlos Montemayor  (testo e traduzione dal web https://cantosirene.blogspot.it/)

* ascoltando Avishai Cohen Trio – Remembering
https://www.youtube.com/watch?v=E4kc0Aby2vA

Ti chiedo

foglio

Ti chiedo

Se cerchi
la linea
che spieghi un perché
troverai un nodo
e piangere verrà facile.
Facile come girare
        un foglio
come cancellare
                    un nome.
Ma la memoria,
                  

                    come la inganni?

©IreneMarchi

* ascoltando L’infinito – Francesco De Gregori

Dimenticare o ricordare?

memoriacancellare1

I momenti difficili sono una bruttissima compagnia. Ma poi, quando stanno entrando finalmente  nella dimensione del ricordo, è più utile dimenticarli del tutto (ammesso che si riesca ad afferrare “l’arte dell’oblio” di cui parla qui sotto Borges), o imparare a masticarli fino ad averne qualcosa che assomigli al controllo e che potrebbe, magari (!), trasformarsi  in insegnamento?

 

Se per volare via dalla memoria
avessimo le ali
in molti voleremmo

A più lente cose avvezzi
gli uccelli sgomenti osserverebbero
il carro poderoso
degli uomini in fuga
dalla mente dell’uomo

Emily Dickinson, n.1242, da Tutte le poesie, Einaudi, traduzione di Marisa Bulgheroni.

 

(I)

Non ha più incanto il mondo. Ti han lasciato.
Non condividerai la chiara luna
né i lenti parchi. Non v’è luna ormai
che non sia specchio del passato, sole
d’agonie, cristallo di solitudine.
Addio alle mutue mani e alle tempie
che l’amore accostava. Oggi hai soltanto
la fedele memoria e i vuoti giorni.
Solo si perde (ti ripeti invano)
quel che non si ha e non si è mai avuto,
ma essere forte non ti basterà
per imparare l’arte dell’oblio.
Un simbolo, una rosa può straziarti,
e può ucciderti un suono di chitarra.

Jorge Luis Borges, da L’altro, lo stesso, Adelphi, traduzione di Tommaso Scarano.

*ascoltando: Gerry Rafferty – Baker Street
 https://www.youtube.com/watch?v=Fo6aKnRnBxM