Neve e silenzio

neve

Neve e silenzio. L’ideale per camminare da soli e ascoltare il battito del cuore: è accelerato? rallentato? regolare o disubbidiente? Non tentare di ammaestrarlo, è inutile. Ascolta soltanto.

La mattina quando comincia a nevicare

Questa notte, dal sogno,
ho preso una stella.

Ma dove nasconderla
quando si sfalda il sonno
e l’uccello del mattino
con becco d’acciaio
m’incide il volto?

Basso è il cielo,
cade neve sui campi,
si disfano
nelle zolle i fiocchi
come i nostri pensieri
in disperse parole.

Il silenzio è l’assenza
di ogni rumore. Resta
il battito del cuore
che oscilla
su sigillate fonti.

Erika Burkart, Cento anni di poesia nella Svizzera tedesca (Crocetti, 2013), traduzione di Annarosa Zweifel Azzone

* ascoltando Led Zeppelin – Black Mountain Side https://www.youtube.com/watch?v=ClBS0Xp56UU

I pensieri dell’acqua

acqua

Non sono  poesie i due brani di oggi, ma della poesia hanno molto: e viene facile capire i desideri di un fiocco di neve  o di una goccia d’acqua.  Non convenzionale e appassionato, Julio Cortázar (scrittore argentino, 1914-1984) sa catturare il lettore sia con le sue poesie che con la prosa.

Peripezie dell’acqua

Basta conoscerla abbastanza per capire che l’acqua è stanca di essere un liquido. Lo dimostra il fatto che appena si presenta l’opportunità si trasforma in ghiaccio o in vapore. Ma neanche cosí è soddisfatta, il vapore si perde in assurde divagazioni e il ghiaccio è goffo e grezzo, si sistema dove può e in genere serve solo a dare vivacità ai pinguini e al gin tonic. Perciò l’acqua preferisce la delicata neve, che l’aiuta ad avverare la sua speranza piú segreta: quella di fissare la forma di tutto ciò che non è acqua, le case, i prati, le montagne, gli alberi.
Penso che potremmo aiutare la neve nella sua ciclica ma effimera battaglia, e scegliere, per fare ciò, un albero, un nero scheletro sulle cui numerose braccia scende a insediarsi la replica bianca e perfetta. Non è facile, ma se in previsione di una nevicata segassimo il tronco in modo che l’albero si tenesse in piedi senza accorgersi di essere morto, come quel mandarino memorabilmente decapitato da un boia gentile, basterebbe aspettare che la neve replicasse l’albero in ogni suo dettaglio e quindi levarlo dal suo posto senza scuoterlo, con un lieve e perfetto spostamento.
Non credo che la forza di gravità riesca a far crollare il bianco castello di carte, tutto avverrebbe come una sospensione della volgarità e della routine, per un certo periodo di tempo un albero di neve sosterrebbe il sogno realizzato dell’acqua. Forse sarà un uccello a distruggerlo, o il primo sole del mattino lo spingerà verso il nulla con il suo tiepido dito. Sono esperienze che bisognerebbe tentare per far contenta l’acqua, cosí che torni a riempirci le brocche e i bicchieri con quella debordante allegria che per ora riserva solo ai bambini e ai passerotti.

Julio Cortázar, da Carte inaspettate, Einaudi

Non so come dire, guarda, è terribile questa pioggia.
Piove continuamente, fuori fitto e grigio, qui contro i vetri del balcone a goccioloni grevi e duri, che fanno plaf e si spiaccicano come schiaffi uno dopo l’altro, che noia.
Ecco una gocciolina alta sul riquadro della finestra, vibra un attimo contro il cielo che la scheggia in mille luccichii spenti, cresce si ingrossa barcolla, cadrà non cadrà, non è ancora caduta.
Si afferra con tutte le unghie, non vuole cadere e si vede che si aggrappa con i denti mentre le si gonfia la pancia, è ormai una gocciolona che pende maestosa e, di colpo, zup giù, plaf, disfatta, niente, una viscosità sul marmo.
Ma ci sono quelle che si suicidano e si abbandonano subito, spuntano sul riquadro e di lì si gettano giù; mi pare di vedere la vibrazione del salto, le loro gambette che si staccano e il grido che le ubriaca nel nulla della caduta e dell’annichilimento.
Tristi gocce, rotonde innocenti gocce.
Addio gocce. 

Julio Cortázar, da Historias de Cronopios y de Famas, Storie di cronopios e di famas, Einaudi

* ascoltando El Aplastamiento de las Gotas Julio Cortázar (letta da Julio Cortázar)
https://www.youtube.com/watch?v=R52iNrFKUSw; Litfiba – Goccia a Goccia https://www.youtube.com/watch?v=nNU3Vw0tN0s

Oltre il freddo

un grido. Comunque vada

XI

Non è soltanto una nevicata
di fiocco sopra fiocco
o bianco silenzioso
per spuntare lo stocco

del mio sentire dolore,
il bianco della nevicata:
né compagnia di ghiaccio
per disgelare la piazza

amara del mio cuore
oppure il vuoto del grembo;
ma quel tutt’uno della terra

un passo prima del buio
nel pallore del cielo
è gridare amore.

 

Nol è nome nevere
di floc parsore floc
o blanc cidinorôs
par dispocâmi il poc

dal gno sintî dolôr,
il blanc da la nevere:
nì companie di glace
par disglaçâ la place

suturne dal gno cûr
o pûr il vueit dal grim;
ma chel dutun de tiere

un pas prime dal scûr
tal palidôr dal cîl
al è sigâ d’amôr.

X

Oggi che è inverno di freddo,
specchio di freddo sul foglio
e il cuore trema
come un ramo scalzo;

oggi che dire è partire
e amor di me si annega
tra la parola detta
e quella ancora da dire;

ascoltami bene,
che bene so morire a me
Donzel, cifra d’amore:

fra me e me, anima mia
ci sono io che grido io
nell’oro del silenzio.

Vuê ch’al è unvier di frêt
spieli di frêt sul fuei
e il cûr mi trimulee
come un ramaç discolç;

vuê che dî al è partî
e amôr di me s’innee
fra la peraule dite
e chê ancjemò di dî;

scoltimi ben che ben
jo o sai murîmi a mi
Donzel, numar d’amôr:

fra me e me anime mê
soi jo che o sighi jo
ta l’aur dal cidinôr.

Pierluigi Cappello, da Il me Donzel, in Azzurro elementare, 2013

* ascoltando Nick Drake – Northern Sky https://www.youtube.com/watch?v=S3jCFeCtSjk