Il giorno che non c’è

il giorno che (purtroppo) non c'è

Sarà perfetto, senza tormenti, senza problemi: sarà perfetto, il giorno che non c’è. Nell’attesa… ti stringo la mano.

XXV

Oltre l’orlo di questo tavolo
le due finestre aperte:
nello zucchero del sole
sopra verdi e fronte

una mattina pulita
come la prima parola
del mondo: svegliarsi di buonora
l’odore della notte addosso

davanti il buonodore
maturo della primavera
senza danno né travaglio

il nocciolo lucente
della giornata nuova,
oggi, il trentadue di maggio.

 

Oltri l’ôr di cheste taule
i doi balcons davierts
tal zucar dal soreli
sore verts e çarneli

une buinore nete
come la prime peraule
dal mont: sveâsi adore,
l’odôr de gnot intor

denant il bonodôr
madûr de primevere
cence dam nì travai

la cocule lusinte
da la zornade gnove,
vuê, trentedoi di Mai.

Pierluigi Cappello, da Il me Donzel, in Azzurro elementare, 2013, Bur

* ascoltando Lou Reed – Perfect Day
https://www.youtube.com/watch?v=QYEC4TZsy-Y

Piangere

piangere

Perché tendiamo a nascondere le nostre lacrime? Che c’è di male in un pianto? Piangere (quando sentiamo di non resistere) è liberatorio, aiuta. E che tutto non sia sempre perfetto lo sappiamo benissimo: perché davanti agli altri ci ostiniamo a nascondere ogni ombra che attraversa la nostra esistenza? La vita non è una vetrina di Facebook (benché lì le faccine che piangono si sprechino), e l’onnipresente consiglio pensapositivocheaiuta …  a volte rischia grosso!

(altri pensieri sul piangere qui  http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/04/06/lista-delle-cose-7-resistere-piangere-liberamente/)

Piangere non è un sussulto di scapole
e adesso che ho pianto
non ho parole migliori di queste
per dire che ho pianto
le parole piú belle
le parole piú pure
non sono lo zampettío delle sillabe
sull’inverno frusciante dei fogli
stanno cosí come stanno
né fuoco né cenere
fra l’ultima parola detta
e la prima nuova da dire
è lí che abitiamo

Pierluigi Cappello, da La misura dell’erba, in Assetto di volo, Crocetti Editore, 2006

*ascoltando Jason Walker – Cry https://www.youtube.com/watch?v=mGOfBPIKHvQ      e  Cry to me nella versione cantata dai Rolling Stones https://www.youtube.com/watch?time_continue=43&v=0qsrUZelaq4

 

Stranieri

“Straniero, se tu passando mi incontri e desideri parlare con me, perché non dovresti parlarmi? E perché io non dovrei parlare con te?”

Walt Whitman, da Inscriptions in Leaves of Grass

stranieri

Dedicato a chi si sente (spesso) sradicato, diverso, strano, straniero rispetto al mondo in cui vive e talvolta straniero anche a sé stesso.  (Siamo almeno in due?)

 

Cos’é la Terra? Erba
aria folate erba
fruscio contesa
fra radicati e sradicati.
E tu fra i due chi sei?
 
Anna Maria Carpi, da  L’asso nella neve – Poesie 1990-2010

VII
 
Non saprei, Donzel,
fatica, non saprei
affanno e quello scalpitare
e quel tacermi dentro
 
nel secco scricchiolio
delle costole e lo sforzo
gemello delle gemme
le prime, a febbraio;
 
non saprei nel sangue
né il caldo del camminare
né il fresco gocciolio della sosta
 
non saprei nient’altro
di me se non sapessi
di me che sono straniero.
 

No savarès Donzel
fadìe, no savarès
l’imbast e chel daspâ
e chel tasêmi dentri

intal sec criçulâ
des cuestis, e il zimul
sfuarçâ da lis zimis
lis primis, a Fevrâr;

no savarès tal sanc
nì il cjalt dal cjaminâ
nì il fresc gotâ de polse

no savarès nuealtri
di me se no savès
di me che o soi forest.

Pierluigi Cappello, da Il me Donzel, in Azzurro elementare, Bur, 2013

*ascoltando Eugenio Finardi – Extraterrestre https://www.youtube.com/watch?v=-RdwjtUgHXg

 

Nulla di complicato (vorrei)

nulla di complicato

Che un verde restasse un verde e un blu restasse un blu, e non apparissero al secondo sguardo due colori diversi. Che un sorriso rimanesse tale per almeno due minuti, che una parola avesse lo stesso significato per me, per te, per loro. Che uno più uno facesse due, sempre: sì mi piacerebbe molto, sarebbe d’aiuto. Che un fosse un e non un no travestito (né un forse o un ma),  e che un no fosse un no e non un travestito (né un forse o un ma).Che un abito fosse solo un abito e non una bandiera, che non esistesse il carnevale (non tutto l’anno, almeno), e che (desiderio più, desiderio meno) finalmente la smettessero di chiederci il nostro grado di “problem solving“, perché quello un nome già ce l’aveva ed è sempre stato “vivere la vita”.

Elementare

E c’è che vorrei il cielo elementare
azzurro come i mari degli atlanti
la tersità di un indice che dica
questa è la terra, il blu che vedi è mare.

Pierluigi  Cappello, da Arie, in Azzurro elementare, Bur, 2013

 

Quello che amo

Non mi interessano i dati
i dettagli delle cose
non mi interessano gli orologi
che non siano solari
né la lista
degli amori che finiscono.
Mi interessano piuttosto la verità
il rumore del mare
le ore che passano
la luce sul letto a mezzogiorno
e tutto quello che viene
e che va
senza nome e senza preavviso
accadendo
come le cose semplici
accadono.

1965

Lo que quiero

No me interesan los datos
los precisos datos de las cosas
no me interesan los relojes
que no son de sol
ni la lista
de los amores que se acaban.
Me interesa eso sí la verdad
el ruido del mar
las horas que se pasan
la luz sobre la cama al mediodía
y todo lo que viene
y se va
sin nombre y sin aviso
sucediéndose
como las cosas simples
se suceden.

Nancy Bacelo, (Uruguay, 1931-2007), testo e traduzione dal web (http://cantosirene.blogspot.it/2017/02/le-cose-semplici.html)

*ascoltando Alan Parsons Project – Blue Blue Sky
https://www.youtube.com/watch?time_continue=25&v=HCg9NKlsILU

Parole sulla pelle

una carezza
Parole come carezze.
E in questo caso sono parole d’amore.

II

Tua la mia bocca, amore, sul tuo sapore
la mia vergogna di vivere adesso
che ti tocco che ti sfioro e ti corro
come un gatto nella notte rade i muri;
io ti corro come un gatto rade i muri
sebbene sappia che nei calcoli d’amore
due meno uno dia meno di zero
e uno piú uno dovrebbe dare uno
benché resti, adesso che vai
il mio cercarti sulla tua pelle,
sulla mia lo stillare dei tuoi capelli
 
è dentro la tua la mia paura
di smemorarmi di me.

Tô la mê bocje amôr sul to savôr
la mê vergogne di vivi cumò
ch’o ti tocji ch’o ti sflori e o ti cor
come inte gnot un gjat adôr dai mûrs;
jo o ti cor come un gjat adôr dai mûrs
siben ch’o sai che intai conts di amôr
doi mancul un mancul di zeri al fâs
e un plui un un al varès di fâ,
siben che e reste cumò che tu vâs
la mê cerce di te su la tô piel
su la mê il risinâ dai tiei cjavei

e je dentri te tô la mê pôre
di smenteâmi di me.

Pierluigi Cappello, da Amôrs, in Azzurro elementare, 2013, Bur.

 

Poesia verticale, 51

Un giorno troverò una parola
che penetri il tuo corpo e ti fecondi,
che si posi sul tuo seno
come una mano aperta e chiusa al tempo stesso.
Incontrerò una parola
che trattenga il tuo corpo e lo faccia girare,
che contenga il tuo corpo
e apra i tuoi occhi come un dio senza nubi
e usi la tua saliva
e ti pieghi le gambe.
Tu forse non la sentirai
o forse non la capirai.
Non è necessario.
Vagherà dentro di te come una ruota
fino a percorrerti da un estremo all’altro,
donna mia e non mia
e non si fermerà neanche quando tu morirai.

Roberto Juarroz, da Poesía Vertical, 1958

* ascoltando  Paul McCartney – Maybe I’m amazed

Nel sonno

cerca di dormire

Quell’attimo prima di prendere sonno: sei salito (faticosamente) sulla cima dello scivolo e ora devi solo abbandonarti alla discesa  per dormire un po’ di ore (sempre troppo poche). Ecco che cominci a scivolare-lasci andare i pensieri-stai scivolando-dimentichi dove sei-tutto è silenzio-stai scivolando-dimentichi chi sei-non senti caldo-non senti freddo-stai scivolando-dimentichi chi vorresti essere-stai scivol…

 II
Sogno, sogno dentro il sonno
luce di ciò che non c’è
e voce di quello che c’era,
nero bocciolo della notte

 che promette splendore,
terra fatta di nuvola
nuvola fatta radice
mano sinistra dentro la destra

sogno, prendimi pure, sogno
campanula di buio
fiammella benedetta

declinazione di poeta
che promette amore
 e orlo d’orlo e notte.

Sium, sium dentri inte sium
lûs di ce che nol è
e vôs di chel ch’al jere
neri butul de gnot

ch’al impromet sflandôr
tiere fate di niule
niule fate ladrîs
man çampe inte man drete

sium cjapimi me sium
cjampanule di scûr
flamule benedete

declinazion di poete
ch’al impromet amôr
e ôr dal ôr e gnot.


III

Donzel, la notte piú bella
è quella che mi tace
dentro, minuta come
un centesimo di pace

dentro la tasca del cuore
dove il quarto di luna
nel silenzio del cielo
brilla come un orecchino

e il gattomammone sorride
che da bambino faceva paura
e tace l’urlío del giorno

e noi non si è piú noi
e il dolce cadersi dentro
non è dormire ancora.
 

Donzel, la gnot plui biele
e je chê ch’e mi tâs
dentri, minude come
un centesim di pâs

te sachete dal cûr
dulà che il cuart di lune
intal cidin dal cîl
al lûs come un rincjin

e la maràngule e rît
che, frut, faseve pôre
e al tâs il crît dal dì

e nô no si è plui nô
e il dolç mancjâsi dentri
nol è ancjemò durmî.

 

IV

Io sono qui, dentro
una notte che non c’è
e silenzioso nel silenzio
fiorito di pietra e mio.

Io sono qui, a scurirmi
con lo scurirsi della notte
fresca e scurita intorno
come di culla.

Io sono qui, che stringo
le mani alle ginocchia,
le ginocchia accanto al cuore,

dentro il cerchio degli occhi
il cerchio della luna
fino a tornare bambino.

 

Achì soi jo, par dentri
une gnot che no je
e cidin tal cidin
florît di piere e gno.

Achì soi jo, a scurîmi
cul scurîsi de gnot
frescje e scuride ator
ator come di scune.

Achì soi jo, ch’o strenç
lis mans tor dai zenôi
i zenôi dongje il cûr

dentri il cercli dai vôi
il cercli da la lune
fin a vignî bambin.

Pierluigi Cappello, da Il me Donzel, in Azzurro elementare, 2013, Bur

*ascoltando John Lennon –  Number 9  Dream https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=DGFvlnCq-ts

 

Ma dove sei?

minuta creatura

Ancora sugli incontri necessari (http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2017/10/03/un-appuntamento-insolito/): oltre il filo (più o meno) spinato delle nostre esistenze adulte e complicate c’è quella “creatura minuta”  e libera che eravamo noi, tanto tempo fa. E forse ci aspetta.

Lo  specchio

Con i tuoi nei tuoi occhi
è quando ti guardi guardarti
che qualcosa si alza e non si posa più.
 
Da bambino mi posavo sui verdi spenti di novembre,
gli occhi spalancati su un silenzio che baciava dentro,
era leggero ascoltarsi così, cielo nel cielo, paura nella paura.
E portami insieme allora la tua forza e la tua paura,
nascita pura, bambino mio, ombra luminosa.
 
Ti ascolti ancora laggiù laggiù, creatura minuta?
Ma dove sei tu, dove sei tu,
ma veramente?
 

Il spieli

Cui tiei tai tiei vôi
al è cuan’ che tu cjalis cjalâti
che alc a si alce e no si torne a poiâ
 
di frut mi poiavi sui verts distudâts in novembar
i vôi spalancâts ‘tun cidin ch’al bussave par dentri
al jere lizêr scoltâsi cussì, cîl tal cîl, poure ta poure
e partimi insiemit aore la tô farce e la tô poure
pûr nassiment, frut gno, ombre luminose
 
lajù lajù ti scoltistu inmò, creature minude?
ma ‘ndolà sestu tu, ‘ndolà sestu tu
ma veramentri?
 

Pierluigi Cappello, da Inniò, in Azzurro elementare – Poesie 1992-2010, Bur, 2013

 
* ascoltando Jimmy Page, Robert Plant – When I Was A Child https://www.youtube.com/watch?v=F98JnHZ__ng

Fischi per fiaschi

fischi per fiaschi

A chi non è mai capitato di “prendere fischi per fiaschi”, di vedere carrozze ed erano solo zucche, di vedere fiori ed erano solo grovigli di erba matta?  Ma, in certi momenti, sono comunque belli quei fiori inesistenti, fiori  solo per noi, lì, nella nostra fantasia.

Quando si è scarsi di ragione o senno
càpita che si scambino
fischi per fiaschi
– fa’ che càpiti –
nei sereni di maggio
di’ pure che un usignolo più un usignolo
sommato a un altro usignolo
è una manciata di spiccioli d’oro
gettata nell’aria chissà da chi
chissà per chi
magari fra i tanti per te
quando sei solo

Pierluigi  Cappello, da La misura dell’erba, in Azzurro elementare, Bur, 2013

* ascoltando Traffic – Dear Mr Fantasy https://www.youtube.com/watch?v=pSQ1akE2CcM

Un po’ più soli

Poesia di Pierluigi Cappello, in Mandate a dire all'imperatore, Crocetti Editore

Poesia di Pierluigi Cappello, in Mandate a dire all’imperatore, Crocetti Editore

Addio a Pierluigi Cappello, poeta friulano dalla parola nitida, quieta ma viva, incantata ma anche concreta: niente rabbia tra i suoi versi, ma tanto cielo e luce. Aveva 50 anni e ci lascia pagine da leggere e rileggere, e  poi dire –grazie-.

Una rosa

Che cos’è quella rosa sul tavolo
ferma nella sua freschezza come un lago alpino
alta nel suo silenzio piú del fragore
dei quotidiani affastellati lí accanto
piú del disordine dei notiziari,
la concitazione delle chiavi di casa.
Che cos’è questa parola verdeggiante d’amore
se non il suolo dove lasciarsi cadere
la penombra di un bosco da attraversare
e la mano che si apre e prende la mia
e mi conduce a me.

Pierluigi Cappello, da Dediche a chi sa  in Mandate a dire all’imperatore, Crocetti Editore, 2010

***

Da lontano

Qualche volta, piano piano, quando la notte
si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio
e non c’è più posto per le parole
e a poco a poco ci si raddensa una dolcezza intorno
come una perla intorno al singolo grano di sabbia,
una lettera alla volta pronunciamo un nome amato
per comporre la sua figura; allora la notte diventa cielo
nella nostra bocca, e il nome amato un pane caldo, spezzato.
 
Pierluigi Cappello, da Dediche a chi sa, in Mandate a dire all’imperatore, Crocetti Editore, 2010

***

XXVI
O ài daviert i miei vòi
tai vòi color trist timp
dal cil; lassù Donzel
nus menarà tampieste
 
tampieste e po tampieste
sul trimula dai flors:
inte prime sgoriade
di vint sore dai verts
 
o ài nasat cu l’odor
da lis jerbis di ploie
l’odor penc da l’amor
 
come che amor mi fos
il pes intir di un cil
sore il tanar di un flor.

 

Ho aperto i miei occhi
negli occhi color tempocattivo
del cielo; lassú, Donzel,
ci porterà tempesta

tempesta e poi tempesta
sul tremolio dei fiori:
nella prima frustata
di vento sopra i verdi

ho annusato con l’odore
delle erbe di pioggia
l’odore denso d’amore

come se amore mi fosse
il peso intero di un cielo
sulla tenerezza di un fiore.

Pierluigi Cappello, da Il me Donzel . Poesie 1992-2010, in Azzurro elementare, Bur, 2013

C’è un senso?

un senso

A casa, in macchina, in coda a uno sportello… capita, a volte,  di staccare il pensiero dall’attività che in quell’istante ci tiene occupati e di domandarci: “C’è un senso in tutto questo?” Non sono bei momenti… forse per questo tendiamo a non fermarci mai?

Sosta

Il sole splende sulla colonna ferma al semaforo
rimbalza da lunotto a lunotto, i riflessi abbagliano,
le macchine ronfano calme.
Scopre, oltre il finestrino, l’allegria
imposta delle insegne, dei cartelloni.
Tanto simile, tanto adeguata, ai disegni dei lungodegenti
esposti negli ospizi.
Si va tutti insieme, lungo il rettilineo, si è tutti insieme fermi,
tutti insieme soli.

 
Pierluigi Cappello, da Stato di quiete. Poesie 2010-2016, BUR

 

MATTINE DISASTRATE,
sola in casa,
avanti e indietro scalza dal computer al frigo
per trovare una frase
nel rhum nel whisky, e non so mai quanto,
scrivo anche mail, confondo
i destinatari
e dico ciò che non dovrei mai dire
perché il mondo ha i suoi usi
e una decenza. Io non l’ho appresa.
Non mi contengo come fanno gli altri,
io cerco di spiegargli
la mia rovina e so che non si spiega,
e quando è mezzogiorno trasalisco,
devo tornare all’ordine,
vestirmi, mascherare
il caos in cui mi è parso di danzare – ma se è l’unica
felicità che ormai conosco!
Sei… sei in te? osserva gentilmente
il mio compagno a tavola.
Non è severo, solo non capisce. Lui non si chiede
che senso abbiano i giorni –
ovvero sì: nessuno.
Ma io non posso crederci.

 
Anna Maria Carpi, da L’asso nella neve – Poesie 1990-2010, ed. Transeuropa Nuova Poetica

 

*ascoltando Vasco Rossi – Un senso https://www.youtube.com/watch?v=StRtFh01XUo