C’è un senso?

un senso

A casa, in macchina, in coda a uno sportello… capita, a volte,  di staccare il pensiero dall’attività che in quell’istante ci tiene occupati e di domandarci: “C’è un senso in tutto questo?” Non sono bei momenti… forse per questo tendiamo a non fermarci mai?

Sosta

Il sole splende sulla colonna ferma al semaforo
rimbalza da lunotto a lunotto, i riflessi abbagliano,
le macchine ronfano calme.
Scopre, oltre il finestrino, l’allegria
imposta delle insegne, dei cartelloni.
Tanto simile, tanto adeguata, ai disegni dei lungodegenti
esposti negli ospizi.
Si va tutti insieme, lungo il rettilineo, si è tutti insieme fermi,
tutti insieme soli.

 
Pierluigi Cappello, da Stato di quiete. Poesie 2010-2016, BUR

 

MATTINE DISASTRATE,
sola in casa,
avanti e indietro scalza dal computer al frigo
per trovare una frase
nel rhum nel whisky, e non so mai quanto,
scrivo anche mail, confondo
i destinatari
e dico ciò che non dovrei mai dire
perché il mondo ha i suoi usi
e una decenza. Io non l’ho appresa.
Non mi contengo come fanno gli altri,
io cerco di spiegargli
la mia rovina e so che non si spiega,
e quando è mezzogiorno trasalisco,
devo tornare all’ordine,
vestirmi, mascherare
il caos in cui mi è parso di danzare – ma se è l’unica
felicità che ormai conosco!
Sei… sei in te? osserva gentilmente
il mio compagno a tavola.
Non è severo, solo non capisce. Lui non si chiede
che senso abbiano i giorni –
ovvero sì: nessuno.
Ma io non posso crederci.

 
Anna Maria Carpi, da L’asso nella neve – Poesie 1990-2010, ed. Transeuropa Nuova Poetica

 

*ascoltando Vasco Rossi – Un senso https://www.youtube.com/watch?v=StRtFh01XUo

 

Coraggio

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Oggi sono dovuta rimanere, per un po’ di tempo, in un luogo molto triste, non devastante e devastato come le macerie di un terremoto, ma un luogo dove comunque traballa ogni certezza. In un posto così non ti immagini di poter trovare qualcosa di poetico, e invece è arrivato anche lì un attimo di poesia, inaspettato e forse per questo ancora più bello. È arrivato grazie a  Marco, che si è seduto vicino a me e a chi era con me e ci ha detto: “Io scrivo canzoni, posso cantarvene una?”  E lì, in quel luogo senza alcuna bellezza, tra rumori e silenzio, che lì, in quel luogo, sono entrambi sgraziati, Marco ha cantato sottovoce una canzone d’amore che  somigliava molto a una poesia e che terminava con una speranza. Marco deve fermarsi in quel luogo ancora per un po’ e ha un cognome e anche una pagina/blog dove scrive le sue canzoni, ma non sono sicura di  poterlo citare per cui non lo farò, però voglio dire coraggio, Marco! Coraggio a te, coraggio a chi ce la fa e a chi non ce la fa, coraggio a chi combatte e coraggio  a chi vorrebbe arrendersi, coraggio  a chi trema come la terra e con la terra, coraggio a chi crolla ogni giorno dentro di sé, coraggio a chi si ricostruisce e a chi aiuta a ricostruire. Coraggio

La poesia che segue è di uno dei più grandi poeti italiani contemporanei, Pierluigi Cappello,  tratta da La misura dell’erba.

Attieniti alla misura dell’erba

di questo prato che è largo

quanto si stende di verde

è qui che sei approdato, adesso;

ti sei svegliato

hai inforcato gli occhiali

hai calzato le scarpe

hai camminato, perfino:

per questo è plausibile

che ogni soffio di brezza

sia un bacio di Armida

che il prato sorrida

com’è scritto nei libri

 

* Sto ascoltando: Alanis Morissette – You Learn