Anche il corpo

Particolare da Il bacio di Gustav Klimt,1907-08, Österreichische Galerie Belvedere di Vienna

Particolare da Il bacio di Gustav Klimt, 1907-08, Österreichische Galerie Belvedere di Vienna

Non c’è sempre e solo pensiero etereo nelle poesie, molto spesso prende voce anche il corpo con la sua sensualità.

Due corpi fronte a fronte
sono a volte due onde
e la notte l’oceano.

Due corpi fronte a fronte
sono a volte due pietre
e la notte deserto.

Due corpi fronte a fronte
sono a volte radici
nella notte allacciate.

Due corpi fronte a fronte
sono a volte due lame
e la notte baleno.

Due corpi fronte a fronte
son due stelle cadenti
nel firmamento vuoto.

Octavio Paz (Città del Messico,  1914 – Città del Messico, 1998), traduzione di Maria Pia Lamberti, dalla rivista “Poesia”, Anno IX, Novembre 1996, N. 100, Crocetti Editore

 

La tua mano, lasciala andare
sulla mia pelle, vieni vicino
ché il bene che nasce vedendoti,
vedendoti cresce nello smalto
dei tuoi occhi;
nel cuore dei miei occhi, amore,
vieni qui sebbene umore,
amore, non so cosa confonda,
i capelli che ti pettinano l’arco della schiena nuda
come la verità senza vergogna
o l’esserti qui
vita in vita che si arroventa in vita
testa con testa, capello con capello
carne sangue seme per te
maturata d’amore col maturare della luna
cresciuta in me per maturare l’amore;
 
vieni qui
che io vorrei per te la parola piú alta,
alta in questo maltempo d’inverno
come il primo grido della primavera cruda,
ma tu vieni qui lo stesso, la verità è dentro i bambini,
carne che arde.

La tô man, lassile lâ su la mê
piel, ven dongje che il ben ch’al nas viodinti
viodinti al cres tal lustri dai tiei vôi
tal cûr dai miei vôi, amôr,
ven chì siben che umôr
amôr no sai ce ch’al confont,
i cjavêi ch’a ti petenin l’arc da la schene nude
come la veretât cence vergogne
o il jessiti achì
vite in vite che s’imburìs in vite
cjâf cun cjâf cjavêl cun cjavêl
cjar sanc semence par te
maduride d’amôr cul madurî de lune
cressude in me par madurî l’amôr;

ven chì
ch’o volarès par te la peraule plui alte
alte in chest maltimp d’unvier
come il prin crît de primevere crude
ma tu ven chì distès, la veretât e je intai fruts,
cjar incandive.

Pierluigi Cappello, da Amors, in Azzurro Elementare, 2013

 

Il lenzuolo di sopra

Mi sono messo, piegato con cura
tra la biancheria dell’armadio
Hai tolto le lenzuola per il letto
e mi hai steso come lenzuolo di sopra
Sei scivolata sotto
e ti ho coperta centimetro per centimetro
Poi ci ha travolto l’uragano
e siamo caduti ansimanti nell’occhio del ciclone
Adesso giaci sudata
con lo sguardo fisso al soffitto
e il lenzuolo di sopra ancora impigliato tra le tue gambe.

Óscar Hahn (Iquique, 1938), da Mal de amor, 1981

 

*ascoltando Elmore James – Make A Little Love https://www.youtube.com/watch?v=KsfOpdp4r6Q

Ancora su anima e corpo qui http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/01/06/anima-corpo/

Riprendere fiato

leggerezza

Riposare un po’  prima di riprendere la strada (troppo spesso in salita): questo il bisogno espresso nelle due poesie trascritte qui  sotto.  E quasi si possono toccare,  in ogni verso,  tutta la fatica già vissuta  e  il bisogno di una leggerezza forse mai provata.

XIII
Su questo poggio d’erbe
leggere di gennaio
e lunghe quanto il raggio
che si spegne in loro

poter riposare, riposare…
tra il dire e il pensare, seduto
sul nulla, riprendere fiato
levare scheggia dopo scheggia

il male dei passi portati
e da portare ogni giorno.
E dopo ripartire

con per sentiero l’anima
che è vivaio di versi
amaro amaro amaro.

 

Intal rivâl di jerbis
lizeris di Zenâr
e lungjis tant che il rai
che si distude in lôr

podê polsâ, polsâ…
tra dî e pensâ, sentât
sul nuie tirâ il flât
gjavâ scae sore scae

il mâl dai pas puartâts
e di puartâ ogni dì.
E po tornâ a partî

cu l’anime par troi
ch’al è vivâr di viers
amâr amâr amâr.

 
 

XV
Come vorrei rimanere,
Donzel, meno che il piú
dimenticato degli uomini
spettinato e selvatico
 
fratello del prato posato
sulla luce verde
del prato, come vorrei
la carità del vento
 
a carezzarmi mani
e fronte e con gli occhi
succhiare lassú la polpa

profonda del cielo, e dentro
sentirmi attraversare la rabbia
pacificata del mare.

Ce ch’o vorès restâ
Donzel, mancul che il plui
dismenteât dai oms
dispetenât salvadi

fradi dal prât poiât
su la verde lusere
dal prât, ce ch’o vorès
la caretât dal vint

a cjarinâmi mans
e çarneli, e cui vôi
çupâ lassù la polpe

fonde dal cîl, e dentri
sintî passâ la rabie
cuietade dal mâr.

Entrambi i testi sono di Pierluigi Cappello, da Il me Donzel, in Azzurro elementare, Bur, 2013

*ascoltando  King Crimson – Moonchild
https://www.youtube.com/watch?v=1EVGR6rSu0c

Tra nuvole e luce

solounbrindisi

Un brindisi a noi. Perché ce lo meritiamo.

Brindisi

Lasciarsi dietro i giorni come un fastidio breve,
voltarsi, della folla non riconoscere un volto.
Prepararsi il trono di una normalità sedentaria
e dal basso, un singolo filo d’erba fra le labbra,
alzare i calici di tutti i giorni dimenticati
lanciare le spine sotto le unghie dentro un magnifico grigio,
in un ventaglio di luce.

Pierluigi Cappello, da Stato di quiete – Poesie 2010-2016, Bur, 2016

 

(…) Giorno dell’anno nuovo,
giorno elettrico, fresco,
tutte le foglie escono verdi
dal tronco del tuo tempo.
Incoronaci
con acqua,
con gelsomini aperti,
con tutti gli aromi spiegati,
sì,
benché tu sia solo un giorno,
un povero giorno umano,
la tua aureola palpita
su tanti cuori stanchi
e sei,
oh giorno nuovo,
oh nuvola da venire,
pane mai visto,
torre permanente!

Pablo Neruda, versi tratti da Ode al primo giorno dell’anno

*ascoltando Jovanotti – Buon anno https://www.youtube.com/watch?v=xU0VYU0tKBA The Fifth Dimension – Aquarius – Let The Sunshine In https://www.youtube.com/watch?v=oPK7ZF6jfJE

Oltre il freddo

un grido. Comunque vada

Fa freddo in questi giorni (qui da me – in Veneto – le previsioni parlano di neve): sfoglio un libro di Pierluigi Cappello (un poeta prezioso che purtroppo è scomparso lo scorso ottobre,  friulano, quindi anche lui toccato da certi freddi cieli del Nord)  e trovo queste  due poesie che parlano di inverno, neve, ghiaccio. Un freddo che però  viene trapassato da un grido, rintracciabile in entrambi i testi e che ha la stessa origine. Che quel grido possa essere più forte di ogni freddo, nonostante tutto.

XI

Non è soltanto una nevicata
di fiocco sopra fiocco
o bianco silenzioso
per spuntare lo stocco

del mio sentire dolore,
il bianco della nevicata:
né compagnia di ghiaccio
per disgelare la piazza

amara del mio cuore
oppure il vuoto del grembo;
ma quel tutt’uno della terra

un passo prima del buio
nel pallore del cielo
è gridare amore.

 

Nol è nome nevere
di floc parsore floc
o blanc cidinorôs
par dispocâmi il poc

dal gno sintî dolôr,
il blanc da la nevere:
nì companie di glace
par disglaçâ la place

suturne dal gno cûr
o pûr il vueit dal grim;
ma chel dutun de tiere

un pas prime dal scûr
tal palidôr dal cîl
al è sigâ d’amôr.

X

Oggi che è inverno di freddo,
specchio di freddo sul foglio
e il cuore trema
come un ramo scalzo;

oggi che dire è partire
e amor di me si annega
tra la parola detta
e quella ancora da dire;

ascoltami bene,
che bene so morire a me
Donzel, cifra d’amore:

fra me e me, anima mia
ci sono io che grido io
nell’oro del silenzio.

Vuê ch’al è unvier di frêt
spieli di frêt sul fuei
e il cûr mi trimulee
come un ramaç discolç;

vuê che dî al è partî
e amôr di me s’innee
fra la peraule dite
e chê ancjemò di dî;

scoltimi ben che ben
jo o sai murîmi a mi
Donzel, numar d’amôr:

fra me e me anime mê
soi jo che o sighi jo
ta l’aur dal cidinôr.

Pierluigi Cappello, da Il me Donzel, in Azzurro elementare, 2013

* ascoltando Nick Drake – Northern Sky https://www.youtube.com/watch?v=S3jCFeCtSjk

Un rifugio

rifugio

Senti anche tu il bisogno di un rifugio lontano dal mondo, un posto che porti all’essenza di tutto? Bisognerà costruirlo dentro di noi, lentamente. Ci vorranno buona musica e parole quasi silenziose.

Costruire una capanna
di sassi, rami, foglie
un cuore di parole
qui, lontani dal mondo
al centro delle cose,
nel punto più profondo.

Pierluigi Cappello, da Stato di quiete – Poesie 2010-2016, Bur, 2011

 

* ascoltando Piero Pelù – Lentezza https://www.youtube.com/watch?v=-ZFAh5o1XjQ

dove

A sei anni

come a sei anni

Sarebbe bello tornare a disegnare come a sei anni: l’erba e il cielo distinti da una riga netta, senza contaminazioni, azzurro sopra e verde sotto, e il sole sempre ostinatamente giallo. Allora pensavamo che sarebbe rimasto per  sempre tutto così semplice.

Album

Erano casette disegnate, con il comignolo
e un filo di fumo che saliva a spirale
dentro un azzurro azzurro senza sfumature.
Le nuvole erano la nostra pelle,
e dal sole la mano guidata scendeva
al sempreverde del prato.
Giù, nel piccolo pugno, il pastello teneva
finestre aperte su un cielo grande,
lontano da noi.

Pierluigi Cappello, da Stato di Quiete – Poesie 2010-2016, BUR, 2016

*ascoltando  Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu https://www.youtube.com/watch?v=89hKU3Ebi14

Prova a sorridere (e non solo in foto)

la panchina vuota

Una panchina potrebbe raccontare un’infinità di storie. Storie di speranze sbriciolate come  pane per i piccioni, di solitudini quotidiane e di stanchezze senza ritorno, storie di incontri inaspettati o appuntamenti attesi da sempre, storie di confessioni e di bugie, di litigate improvvise o di intese ritrovate,  storie di libri volutamente dimenticati e di chi troverà quei libri. Storie, storie… storie di  chi prova a sorridere, nonostante tutto, e non solo per il tempo di una foto.

Fotografia

Siediti qui, vicino al tuo amico seduto
e sistemati i capelli, l’aria ha un suono rotondo, oggi,
e tutto è luminoso, dietro di voi il mezzogiorno cresce
sul farsi dell’erba nella luce: è primavera
ma potrebbe essere l’estate a stringervi nell’obiettivo.
Ora che lui ti è accanto, mettigli sulla spalla una mano
e fa’ in modo che sia nata per questo momento,
che sia leggera, presente come il sole sui sassi,
ecco, non c’è più niente davanti a voi, adesso,
né cosa vi salverà, né cosa vi perderà
tieni solo lontana l’ombra di quello che è stato
non farla entrare negli occhi
e sorridi, prova a sorridere.

Pierluigi Cappello, da Stato di quiete. Poesie 2010-2016, 2016.

*ascoltando Nat King Cole – Smile https://www.youtube.com/watch?v=UN8oLGBNXpE

Ancora un altro novembre

quanti novembre ancora

Piccole allegrie di una mattina: trovare in biblioteca l’ultimo libro del tuo poeta preferito (qui sotto!), entrare all’ufficio postale, prendere il numero e accorgerti che tocca già a te, accarezzare un gatto stanco dal miagolio buffissimo. … E sì, è proprio così (lo stai pensando anche tu):  sta finendo un altro novembre…

Novembre, ancora

C’è l’azzurro, quasi bianco in fondo,
dove segue i profili delle creste,
c’è, con l’odore di foglie morte,
questo novembre che tarda a farsi novembre
e poi una mattina aperta, la pulizia delle forme:
davvero, non saprei dire quando le parole cadono lontane,
né come la luce diventi silenzio, questa, per esempio,
su questa facciata che le finestre riflettono muta
o sull’opaco di una mentre sale in bicicletta la strada,
l’intralcio delle borse appese, una fatica già avanti negli anni,
remissiva, desolata. C’è, nella desolazione, un che di candido,
un transito delle cose minute, la ruggine che affiora,
l’erba che spacca l’asfalto. E, dentro il rodere del tempo, tu,
con la tua cuffia pesante, con le tue mani in tasca
e un filo di freddo infilato sotto il maglione.
Mettici anche i pochi metri che ti separano da casa,
un saluto frettoloso e un saluto lasciato cadere
nella luce che non dice altro che sé stessa
e allora, nella mattina aperta, pulita nelle sue forme,
alzi lo sguardo di tutte le volte che non hai guardato.

Pierluigi Cappello, da Stato di quiete – Poesie 2010-2016, BUR, 2016

*ascoltando:  Ivan Graziani – I giorni di novembre https://www.youtube.com/watch?v=CzdJb6nYcLI
Carmen Consoli – Novembre ’99 https://www.youtube.com/watch?v=f8ElT_Ogzzg
Tom Waits – November https://www.youtube.com/watch?v=JeAP1KyPDzM

Il giorno che non c’è

il giorno che (purtroppo) non c'è

Sarà perfetto, senza tormenti, senza problemi: sarà perfetto, il giorno che non c’è. Nell’attesa… ti stringo la mano.

XXV

Oltre l’orlo di questo tavolo
le due finestre aperte:
nello zucchero del sole
sopra verdi e fronte

una mattina pulita
come la prima parola
del mondo: svegliarsi di buonora
l’odore della notte addosso

davanti il buonodore
maturo della primavera
senza danno né travaglio

il nocciolo lucente
della giornata nuova,
oggi, il trentadue di maggio.

 

Oltri l’ôr di cheste taule
i doi balcons davierts
tal zucar dal soreli
sore verts e çarneli

une buinore nete
come la prime peraule
dal mont: sveâsi adore,
l’odôr de gnot intor

denant il bonodôr
madûr de primevere
cence dam nì travai

la cocule lusinte
da la zornade gnove,
vuê, trentedoi di Mai.

Pierluigi Cappello, da Il me Donzel, in Azzurro elementare, 2013, Bur

* ascoltando Lou Reed – Perfect Day
https://www.youtube.com/watch?v=QYEC4TZsy-Y

Piangere

piangere

Perché tendiamo a nascondere le nostre lacrime? Che c’è di male in un pianto? Piangere (quando sentiamo di non resistere) è liberatorio, aiuta. E che tutto non sia sempre perfetto lo sappiamo benissimo: perché davanti agli altri ci ostiniamo a nascondere ogni ombra che attraversa la nostra esistenza? La vita non è una vetrina di Facebook (benché lì le faccine che piangono si sprechino), e l’onnipresente consiglio pensapositivocheaiuta …  a volte rischia grosso!

(altri pensieri sul piangere qui  http://lapoesianonsimangia.myblog.it/2016/04/06/lista-delle-cose-7-resistere-piangere-liberamente/)

Piangere non è un sussulto di scapole
e adesso che ho pianto
non ho parole migliori di queste
per dire che ho pianto
le parole piú belle
le parole piú pure
non sono lo zampettío delle sillabe
sull’inverno frusciante dei fogli
stanno cosí come stanno
né fuoco né cenere
fra l’ultima parola detta
e la prima nuova da dire
è lí che abitiamo

Pierluigi Cappello, da La misura dell’erba, in Assetto di volo, Crocetti Editore, 2006

*ascoltando Jason Walker – Cry https://www.youtube.com/watch?v=mGOfBPIKHvQ      e  Cry to me nella versione cantata dai Rolling Stones https://www.youtube.com/watch?time_continue=43&v=0qsrUZelaq4