Facciamo silenzio…

In primo piano

Shhh… silenzio… “sotto la neve il tempo s’incanta”… dormiamo…

È arrivata la neve. Il bosco è un intrico di rami piegati, bisogna farsi molto piccoli per passare. Ci sono anche i caduti. E i dormienti. La neve è tanta, apre la prospettiva, fa di piombo il passo. Il letargo è una condizione diffusa, solo noi umani stentiamo a riconoscerlo. Sotto la neve il tempo s’incanta.
Un grande airone cinerino si alza in volo da uno stretto ruscello.

Chandra Livia Candiani, da Questo immenso non sapere – Conversazioni con alberi, animali e cuore umano, Einaudi, 2021

Continua la lista delle cose da fare

presenza

 

Guardare gli alberi (ma questa era già nella lista),  respirarne la presenza e porre loro qualche domanda.

 

Hanno detto che è stato un seme
caduto nel duro della terra,
ha portato scompiglio tra i sassi.
Un seme hanno detto
un apostrofo d’aria,
uno scatto del cielo.
E dentro c’era la legge
di quel che nasce e trema,
la formula del sangue
e della linfa,
l’inizio di ogni canto.
A me pareva gettato
dalla mano prodigiosa
di un animale celeste,
perché chi l’avesse visto
potesse dire
è albero
è presenza.

Vasco Mirandola (Castagnaro, 1954), da Volevo solo scriverti accanto, Anima Mundi Edizioni, 2021

***

Chiedi a un mandorlo a marzo
al rosa titubante del pescheto.
Chiedi a una nuvola dell’alba.
Chiedi a un torrente che irrompe nel greto.
Chiedilo a tutti i fichi degli orti
quando i rami contorti e spogli
cominciano a formicolare
di germogli
chiedi a loro.

Saprai cos’é l’impazienza
che ti attanaglia e ti sgomina
quando tu desideri, corpo.
Saprai la tua innocenza e la tua forza.
Saprai dell’amore più verità
che leggendo tutti i libri scritti
dall’inizio dei tempi.
Non fidarti dei filosofi
né di Platone né di Eraclito.
Non interrogare i profeti
i sapienti, i sacerdoti
su cosa è la tua brama,
non saprebbero dirtelo.

Chiedi a un mandorlo.
Guarda un mandorlo.

Giuseppe Conte (Imperia, 1945), da Ferite e rifioriture, Mondadori, 2006

(Qui puoi trovare la lista completa)

Giro giro tondo… (tentativi di uguaglianza)

Ti ricordi quanto si girava in tondo cantando… casca il mondo, casca la Terra, tutti giù per terra… ? Giocavamo all’uguaglianza (?)

 

Autunno

Hai notato che ogni foglia è diversa da tutte le altre?
Non sono neanche dello stesso colore,
variano tra loro di misure millimetriche
e quando cadono dagli alberi spinte dalla fatalità,
scivolano in modo diverso tra gli scenari dell’aria.
Alcune descrivono lente spirali, altre ruotano sul proprio asse,
ma tutte cadono, irrimediabilmente cadono
verso la solida terra dei parchi o sull’asfalto dei marciapiedi;
solo in quel momento tutte le foglie dell’albero sono identiche.

***

Otoño

¿Has notado que cada hoja es distinta a sus iguales?
Ni siquiera son del mismo color,
varían entre sí por milimétricas medidas
y cuando caen de los árboles empujadas por la fatalidad,
se deslizan distinto por los escenarios del aire.
Unas describen lentas espirales, otras giran sobre su propio eje,
pero todas caen, irremediablemente caen
hacia la tierra maciza de los parques o al asfalto de las aceras;
sólo en ese momento todas las hojas del árbol son iguales.

Álvaro Solís (Villahermosa, Messico, 1974), da Diario di bordo di nessuno, traduzione di Alessio Brandolini   

Buongiorno, albero!

mano su ramoHai mai fatto amicizia con un albero? Non serve avere un giardino: nella tua città ci sarà di sicuro un albero che incontri spesso nei tuoi spostamenti. Dagli un nome e chiedigli mentalmente qualcosa. Ti sembra un’idea strampalata (una delle tante che ho suggerito…)? Sì, è un’idea strampalata, ma, se ci pensi, tu e l’albero fate parte dello stesso Tutto, quindi…

Custodite il giardino
voi betulle tu faggio rosso
custodite il nostro silenzio vegetale
l’intreccio radicale
il nostro fare stirpe
stando fermi,
sentinelle vigili
degli spazi tra i viventi
degli orli, dei vuoti,
delle forme nascoste dell’insieme,
tramiti segreti
di un ciclo più grande.
Siamo fratelli vegetali
io dietro i vetri vi chiedo
protezione e agguato
voi all’aria aperta
mi stringete
una promessa di ramo.

Chandra Livia Candiani, da  Gli abitanti della meraviglia, in La domanda della sete 2016-2020, Einaudi, 2020

∞ ascoltando If These Trees Could Talk – “The Giving Tree” https://www.youtube.com/watch?v=if_vESQKioM&t=2s

(qui veniva suggerita più o meno la stessa cosa)

Tu, quale?

ill. di Simona Mulazzani da Simona Mulazzani instagram

Illustrazione di Simona Mulazzani, da https://www.instagram.com/simonamulazzaniillustration/

Quale albero vorresti essere? Scusami, lo so, non è la prima volta che faccio questa domanda (come puoi leggere qui e qui): se vuoi dirmi di persona che sono ripetitiva, io sono quella betulla laggiù, sì, proprio quella vicino al piccolo lago (però devi almeno suggerirmi delle buone idee alternative!).

 

Chiunque sia qualcuno vuol essere un albero –
o cavalcarne uno, i capelli spumati dal vento.
È per questo che hanno inventato i cavalli, e le selle
sono state equipaggiate con singolari stelle.

È per questo che intrecciamo le loro ruvide criniere
come fossero bambini, per questo accade che i bambini
all’inizio abbiano paura di una giostra, per il modo in cui
si ostina a dire che la vita è tonda. No,

rispondiamo: c’è la musica, ma poi si ferma;
il bello sempre sale e sempre scende.
Li chiamiamo, e i bambini in coro: Ancora, ancora.
Nell’albero la linfa luminosa ascende.

***

Everybody who’s anybody longs to be a tree-
or ride one, hair blown to froth.
That’s why horses were invented, and saddles
tooled with singular stars.

This is why we braid their harsh manes
as if they were children, why children
might fear a carousel at first for the way
it insists that life is round. No,

we reply, there is music and then it stops;
the beautiful is always rising and falling.
We call and the children sing back one more time.
In the tree the luminuos sap ascends.

Rita Dove (Ohio, 1952), da La scoperta del desiderio, Passigli, 2015, traduzione di F. Mazzocchi

Libera libertà

boh(…) vita libera libertà foreste (…)

Vorrei ficcarmi le dita
allo stomaco
spaccarmi le costole
spezzarle con grandissimo dolore
aprirle
so che non verrebbero fuori
visceri fegato cuore
verrebbero fuori
neve alberi fuoco
venti pioggia
perché io sono fatto così
vegetale e libero.

Io non sono cervello
ossessioni inibizioni
società paure
io sono vita
vita libera libertà foreste
gioia di esistere.

Salvatore Toma (Maglie, 1951 -1987), da Canzoniere della Morte, Einaudi

*ascoltando Richie Havens – Freedom https://www.youtube.com/watch?v=Ge2TQmLLzjI

Che albero saresti?

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Se tu fossi un albero, che albero saresti?
(Io sono nella foto qui sopra, un autoscatto con molto vento).

Com’era dolce ieri immaginarmi albero!
Mi ero quasi in un punto radicata
e lì crescevo in lentezza sovrana.
Io ricevevo brezza e tramontana,
carezze o scuotimenti, che importava?
Non ero io a me stessa gioia né tormento,
io non potevo togliermi al mio centro,
io senza decisioni o movimento,
se mi muovevo era per il vento.

Patrizia Cavalli, da Sempre aperto teatro, Einaudi, 1999

*ascoltando Tom Waits – Last Leaf https://www.youtube.com/watch?time_continue=17&v=c-uEjO9zfbc

Qualcosa che rimanga

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Il valore di un regalo “alternativo”
(i diamanti sono sopravvalutati!)

 

Per il tuo onomastico
ti hanno fatto regali molto costosi:
un profumo di marca, un anello,
un portamine d’oro, dei pattini,
delle scarpe Nike e una bicicletta.

Io ti ho portato solo
un mucchio di semi: d’arancio,
di pino, di cedro, d’araucaria,
di rampicanti, di mogano e di quercia,
in una scatola antica color tabacco.

I semi sono pazienti
e aspettano il loro luogo e il loro momento.

Non avevo i soldi per comprarti cose di lusso.
Volevo solo regalarti un bosco.

°°°

El día de tu santo
te hicieron regalos muy valiosos:
un perfume extranjero, una sortija,
un lapicero de oro, unos patines,
unos tenis Nike y una bicicleta.

Yo solamente te pude traer,
En una caja antigua de color rapé,
un montón de semillas de naranjo,
de pino, de cedro, de araucaria,
de bellísima, de caobo y de amarillo.

Esas semillas son pacientes
y esperan su lugar y su tiempo.

Yo no tenía dinero para comprarte algo lujoso.
Yo simplemente quise regalarte un bosque.

Jairo Anibal Niño (Colombia, 1941 — 2010), da Mi fa male la pancia del cuore, Sonzogno, 2001, traduzione di Anna Mioni

*ascoltando  Elton John  – Your Song https://www.youtube.com/watch?v=hi_vzF8KQcE

Oggi alberi

frst

Avvertenza ai naturalisti

Chi apre
questo libro
rischia grosso:
dai piedi potrebbero
spuntare radici, dalle mani
fronde di carpino o corbezzolo.
Potrebbe incontrare se stesso, in un
sogno, o svegliarsi con l’obbligo di discernere
fra opportunità e verità, a proprio svantaggio.
La natura non ha nulla di buono,
essa opera e distribuisce, si
rinnova nel sangue dei
vinti. Siamo nervi e
sentimenti che un
soffio leggero può
confondere, o l’ombra di
una nube nascondere. La natura
umana non è la roccia, è il fruscio
del volo d’un cardellino

Tiziano Fratus, Poesie creaturali – Un bosco in versi,  Libreria della Natura (2019)

°°°

Di boschi, foreste e altro

ma noi dovevamo costruire una foresta
dove metterci tutte le cose
che in un altro angolo del pianeta ci starebbero strette
alberi con le foglie a sfidare il sole come le parole dei poeti
e fiumi biblici di acque fonde come i tuoi occhi
e uccelli leggiadri e violenti
come la vita che se ne va tra amori e dolori senza senso

ma noi dovevamo costruire una foresta
dove nessun grillo parlante
venisse a suggerirci con discrezione e violenza
strade autostrade e percorsi alternativi dove non ci fossero
preti gesuiti marxisti in odore di santità
laburisti esperti di filosofia e astronomia
uomini di est e di sud-est
dove nessuno, dico nessuno,
si permettesse di pensare
che a renderla vivibile una foresta
macdonald ci vogliano e atéliers case eleganti e ben pulite
letti con le lenzuola fresche di bucato e di scopate
scuole che ti insegnino a morire un libro dopo l’altro
e ospedali dove ti rubano anche la morte

ma noi dovevamo costruire una foresta
non un orticello dove coltivarci zucche patate e un po’ di pomodori
e stare seduti a guardare il tramonto e la vita che passa
come i fraticelli che aspettano l’eterno
e un dio che se c’è c’è, e son cazzi suoi
una foresta dove, amore, la morte non è la fine di tutto

Luther Blissett, eteronimo di Emilio Piccolo (Acerra, 1951-2012), da Beatrice – My heart is full of troubles, Dedalus, 1999

°°°

Gli alberi

Parlano poco gli alberi, si sa.
Passano tutta la vita meditando
e muovendo i loro rami.
Basta guardarli in autunno
quando si riuniscono nei parchi:
soltanto i più vecchi conversano,
quelli che donano le nuvole e gli uccelli,
ma la loro voce si perde tra le foglie
e assai poco percepiamo, quasi niente.

È difficile riempire un piccolo libro
coi pensieri degli alberi.
Tutto in essi è vago, frammentario.
Oggi, ad esempio, mentre ascoltavo il grido
di un tordo nero, di ritorno verso casa,
grido ultimo di chi non attende un’altra estate,
ho capito che nella sua voce parlava un albero,
uno dei tanti,
ma non so cosa fare di quel grido,
non so come trascriverlo.

Eugenio Montejo (Caracas, 1938-2008), da Algunas palabras, 1976  in La lenta luce del tropico-Antologia poetica, Le Lettere, 2006, traduzione di Luca Rosi

*ascoltando Agnes Obel – Under Giant Trees https://www.youtube.com/watch?v=GjXKU-yo_Vg

Viaggi a chilometro zero

betulla

Non è sempre necessario andare lontano
per vedere qualcosa che possa incantare.

Non ho misurato coi piedi le vie di Londra,
Non ho visto il Reno né il profondo Tamigi,
Non sono stato a Mosca, dove la terra sotto i piedi
È più sacra del cielo nella lontana Parigi.

Ma ho visto i semplici orecchini della betulla,
E ho visto la doratura delle querce secolari,
E nel libro dell’erba, sotto la copertina verde,
Ho trovato le formiche intente a un duro lavoro.

Ivan Volosjuk, in Poesia (Crocetti Editore), n. 346, Marzo 2019, “Ivan Volosjuk. Leggi Omero sul filobus”, a cura di Paolo Galvagni

*ascoltando Jethro Tull – Songs From The Wood https://www.youtube.com/watch?v=ZAkSIwaUaNc