Ti va una tazza di luce?

 

Che invito hai ricevuto dall’inverno, quest’anno?
Ad ascoltarti di più e con più amore? Magari a capire quello che stai cercando e quello che stai evitando?
O ti ha invitato semplicemente a bere una tazza di neve, aspettando con lui la fine di marzo?

Cercavo sorrisi
ne era colmo l’inverno
appena sotto la pelle
del ghiaccio – io non lo sapevo.
Senza pazienza com’ero
non lo sapevo – ma l’inverno
soave durava
quanto soave fu nell’invitarmi
a sedere davanti a una tazza
di luce.

Giusi Quarenghi (Bergamo, 1951), da Ho incontrato l’inverno (1999), in Tiramore, Marsilio, 2006

♥ ascoltando Muddy Waters- Cold Weather Blues https://www.youtube.com/watch?v=ojfMCYpDda8

Delicatamente, buongiorno

Ill. di Martin Jarrie, da Una storia d'amore - Due vite legate dai fiori, martin Jarrie e Françoise Morel Salani 2012, trad. di L. De Tomasi

Ill. di Martin Jarrie, da Una storia d’amore – Due vite legate dai fiori, Martin Jarrie e Françoise Morel, Salani 2012, trad. di L. De Tomasi

“Buongiorno senza sfiorarvi” è più che mai adatto a questi tempi (ormai da due anni di distanze di sicurezza), ma in generale la delicatezza (di pensiero, di parola e di gesti) non è mai una cattiva idea. Qual è un buongiorno (o buonanotte, arrivederci, addio…) delicato che ricordi con nostalgia?

 

Buongiorno alle vite
minime – ai respiri
che non si pesano -alle forme
sotto misura – buongiorno
oggi buongiorno domani
buongiorno senza sfiorarvi
nel timore che già
non siate più

Giusi Quarenghi, da Nota di passaggio, in Tiramore, Marsilio, 2006

♥ ascoltando Francesco De Gregori – Buonanotte Fiorellino https://www.youtube.com/watch?v=xlGwXNjzJ_Y

Qualcosa di bello (II)

Che cos’è, per te, “qualcosa di bello”?

 

È fiorito l’albero del cortile

Una sfera
pallida e trasparente è caduta
sopra le braccia aperte
dell’albero in attesa.
Una sfera
di fiori brevi più bianchi dell’alba
s’è posata in cortile
tra vorticose pareti.
La sua presenza aerea
la sua improvvisa grazia da immortale
rende felice e disperato
chi la guarda

Daria Menicanti, da Poesie per un passante (1978), in Daria Menicanti – Il concerto del grillo, Mimesis, 2013

♣ ascoltando Peter Green’s Fleetwood Mac – Untitled Instrumental https://www.youtube.com/watch?v=RT4AFYla6QE
(qui, ancora “qualcosa di bello”)

Facciamo silenzio…

Shhh… silenzio… “sotto la neve il tempo s’incanta”… dormiamo…

È arrivata la neve. Il bosco è un intrico di rami piegati, bisogna farsi molto piccoli per passare. Ci sono anche i caduti. E i dormienti. La neve è tanta, apre la prospettiva, fa di piombo il passo. Il letargo è una condizione diffusa, solo noi umani stentiamo a riconoscerlo. Sotto la neve il tempo s’incanta.
Un grande airone cinerino si alza in volo da uno stretto ruscello.

Chandra Livia Candiani, da Questo immenso non sapere – Conversazioni con alberi, animali e cuore umano, Einaudi, 2021

Questione di navigatori

Ti succede mai di avvertire un dolore, ma di non saper capire esattamente in quale parte del corpo stia quel dolore? Ti capita mai di sentirti più sbagliat* del solito?

Ti capita mai di maledire il tuo navigatore satellitare?
(Ricalcola…)

***

Mi fa male la realtà
sale in nebbiose volute
fino alla gola
dove forma uno stagno
nascosto nel fitto
e suoni di nostalgia
chiamano forte mamma
in un’altra lingua
geroglifico ignoto
a cui nessuno può rispondere,
sta scritto nei sassi sul fondo
nelle erbe volteggianti, nei disegni
sulla pelle dei pesci, sta
scritto vieni a prendermi, per mano
dimmelo che ho sbagliato tutto,
direzione
orientamento, pianeta.

Chandra Livia Candiani, da Testimoni glaciali, in La domanda della sete 2016-2020, Einaudi, 2020

Dal finestrino?

 

sdr

(Meglio non pensarci!)

 

A vacanza conclusa dal treno vedere
chi ancora sulla spiaggia gioca si bagna
la loro vacanza non è ancora finita:
sarà così sarà così
lasciare la vita?
      

Vivian Lamarque (Tesero, 1946), da Poesie 1972 – 2002,   Mondadori

Un buon life coach

 

L’autostima (!) dei gatti: ne vogliamo parlare? Va bene, i gatti con quel loro spirito saltellano attraverso sette vite, ma io mi accontenterei anche solo di una piccolissima parte, per affrontare la mia metà di vita. Anche tu vorresti un gatto-life coach?

 

Tutti i gatti lo credono

Nerofumo e smeraldi, sulla vetta
di una colonna un gatto mi contempla
risibilmente piccolo, ma già
convinto di essere un dio.
 
luglio 1963
 
Daria Menicanti (Piacenza, 1914 – 1995), da Città come (1964), in Il concerto del grillo, Mimesis Edizioni, 2013

Occhio!

(I poeti danno fastidio?)

Sono come le pulci, i poeti
acquattati nel pelo del mondo.
Invisibili, se ne stanno passivi
nelle ore dolci dei vivi
ma in un tale loro modo
e così a caso dispersi
fra i tanti, singoli vanti.
Oh, se mordono, nei loro nidi
e hanno, a volte, certi visi
sotto gli occhi di tutti…
E bisogna cercarli, perché
smettano infine il fastidio
uno a uno e prima o poi
di certo, scovarli, stanarli
dai loro nascondigli
i pochi (troppo pochi!) poeti.

Biancamaria Frabotta (Roma, 1946), da Tutte le poesie 1971-2017

In foto: un gatto che forse ha visto una pulce (o un poeta?)

♣ ascoltando  Mike Oldfield, Enigmatism https://www.youtube.com/watch?v=XzUkldDo9pM&t=9s

Silenzi

 

Senti mai il bisogno di un silenzio interiore?

Voglio così come il sorbo tra i larici e gli abeti
coprirmi di infinita neve. Di bianche coltri
l’abbraccio, chiusa irreparabile del freddo ragionare.
Spalancare le labbra e lasciarmi nevicare
lì in fondo alla bocca, infelice incontrarmi
e sciogliersi fiocco dopo fiocco fino a congelare
ed infine raccogliersi, riempirmi.
Mi voglio velare, voglio piano tacere. Sottrarmi
candidamente al complicato uso della voce.
Crescere, innevarsi il mio interno stare come fuori sto ferma.
Voglio immacolarmi. Per sempre zittire,
interrompermi e tacere. Seppellirmi dentro
e intorpidire per sempre la facoltà del solo parlare.

Roberta Dapunt, da Le beatitudini della malattia, Einaudi, 2013

∞ ascoltando Daniel Waples, Flavio Lopez –  Einsof (Endless Origin) https://www.youtube.com/watch?v=vKXRTuCvMtI

Gusci di noce

Com’è delicata questa poesia!

(Tempo fa, in un romanzo, ho letto di un personaggio che regalava un biglietto con dei versi poetici nascondendolo nel guscio vuoto e intatto di una noce.
Questa poesia mi sembra perfetta per mettere in pratica l’idea…)

***

Tu tienimi
e io mi trasformerò in meraviglia
tra le tue mani,
al caldo,
quel caldo che di notte fa crescere il grano.
Porta
il corpo amato,
come vita segreta –
preservata –
sotto lo spesso ghiaccio
della memoria.
Tu tienimi
come guscio di noce
nel pugno
fessura tra i mondi.
C’è silenzio tra te e me
c’è perla.
Ti tengo.

Chandra Livia Candiani, da La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore, Einaudi, 2014

♣ ascoltando John Fahey – Song  https://www.youtube.com/watch?v=1inB79hSZHw&t=7s