Via dall’ingranaggio

ingranaggi

Esci dall’ingranaggio, spirito libero, esci e smettila di temere la parola “confronto”.

Oggi

Siamo ingranaggi di plastica
                incastrati
nella macchina dei ruoli sociali
–  Quanto vali? –
–  Quanto sei  importante? –
Siamo pupazzi di stoffa firmata
trascinati dal  sogno di ricchezza
che si muove
snello, levigato
sui  resti inutili di ogni troppo.
Oggi vorrei scendere
sotto la superficie,
chiedere lʼessenza di tutto
e soltanto ascoltare,
ma parla il nulla.
 

Irene Marchi, da Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015

*ascoltando Litfiba  – Spirito  https://www.youtube.com/watch?v=yOp5S332QBY

Parole comunque libere

la prigione

Poesie (struggenti) scritte da una prigione. Le parole  e i pensieri non si fermano dietro alle sbarre. Qualunque prigione ci rinchiuda, non può impedire al nostro pensiero di evadere.

Ditemi com’è un albero

Ditemi com’è un albero.
Ditemi il canto del fiume
quando si copre di uccelli.

Parlatemi del mare. Parlatemi
del vasto odore della campagna.
Delle stelle. Dell’aria.

Recitatemi un orizzonte
senza serratura né chiavi
come la capanna di un povero.

Ditemi com’è il bacio
di una donna. Datemi il nome
dell’amore: non lo ricordo.

Le notti si profumano ancora
di innamorati con fremiti
di passione sotto la luna?

O resta solo questa fossa,
la luce di una serratura
e la canzone delle mie lapidi?

Ventidue anni… Già dimentico
la dimensione delle cose,
il loro colore, il loro profumo…. Scrivo

a tentoni: “il mare”, “la campagna”…
Dico “bosco” e ho perduto
la geometria dell’albero.

Parlo, per parlare, di argomenti
che gli anni mi hanno cancellato.

(non posso continuare, sento
i passi della guardia)

Fernando Macarro Castillo (Marcos Ana), da Ditemi com’è un albero, traduzione di Chiara De Luca

 

Ti ho sognata
mi sei apparsa sopra i rami
passando vicino alla luna
tra una nuvola e l’altra
andavi, e io ti seguivo
ti fermavi e io mi fermavo
mi fermavo, e tu ti fermavi
mi guardavi e io ti guardavo
ti guardavo e tu mi guardavi
poi tutto è finito.

1947
Nazim Hikmet, da  Lettere dal carcere a Munevvér, prigione di Bursa, Anatolia

*ascoltando  Lucio Dalla – La casa in riva al mare
https://www.youtube.com/watch?v=LIcQUtKYbnw

Qui, là  o ancora più lontano

quiolà

Qui, là  o ancora più lontano… dove siamo stati e dove andremo veramente? Ma, breve o lungo, che il nostro viaggio sia intenso e libero, in ogni luogo!

Voglio, avrò

Voglio, avrò
se non qui,
in altro luogo che ancora non so.
Niente ho perduto.
Tutto sarò.

Fernando Pessoa – (Quero, terei, da Poesias ineditas).

… e ancora di Fernando Pessoa

Amo tutto ciò che è stato

Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede,
l’ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.

 

Biglietto lasciato prima di non andar via

Se non dovessi tornare,
sappiate che non sono mai
partito.
Il mio viaggiare
è stato tutto un restare
qua, dove non fui mai.

Giorgio Caproni, da Tutte le poesie, Garzanti

* ascoltando So Long Ago, So Clear – Vangelis and Jon Anderson

Libertà

 

“(…) Un pianeta senza moneta, senza mandati
né prezzi: senza costi, senza banche.” Paolo Volponi, da Il pianeta irritabile

 bolle libere

Libertà… oltre le dittature di persone e “di mercato”

 

Il supersfruttamento

Le nostre cose sono le peggiori.
Manca il tempo per sorridere,
non vengono in mente
grossi sogni o grandi avventure.
Lacrime e sudore, e nulla in cambio.
Ci occorre stomaco per vivere
e non si vive per noi,
né si vive con rabbia.
Che c’importa se fiumi e farfalle sono decorativi?
Andiamo in rovina,
i pensieri si muovono alla cieca,
e c’è chi sta peggio.

Lamberto Pignotti, da Notizie di uomo, Mondadori, 1964.

 

Le cose elementari

In modo maldestro, con ago grosso, con filo grosso,
si attacca i bottoni della giacca. Parla da solo:

Hai mangiato il tuo pane? Hai dormito tranquillo?
Hai potuto parlare? Tendere la mano?
Ti sei ricordato di guardare dalla finestra?
Hai sorriso al bussare della porta?

Se la morte c’è sempre, è la seconda.
La libertà sempre è la prima.

Ghiannis Ristos, da Il funambolo e la luna, Crocetti, 1974, traduzione di Nicola Crocetti.

 

*La libertà è di casa tra le note musicali. Ma oggi  voglio citare due grandi artisti: Dario Fo – Su, cantiam e Bob Dylan – Chimes of Freedom, di cui riporto i testi:

Su, cantiam

Popolo di poeti, di cantanti, di canzonettisti, di cantautori;
Popolo di Canzonissima: cantate!

Popolo del miracolo
Miracolo economico
O popolo che volendolo
Puoi far
Quel che ti par

Hai libertà di transito
Hai libertà di canto
Di canto e controcanto
Di petto ed in falsetto

Chi canta è un uomo libero
da qualsivoglia ragionamento
Chi canta è già contento
di quello che non ha

Su cantiam, su cantiam
Evitiamo di pensar
Per non polemizzar
Mettiamoci a ballar
Su cantiam, su cantiam
Evitiamo di pensar
Per non polemizzar
Mettiamoci a ballar

Facciam cantare gli orfani
Le vedove che piangono
E quelli che dimostrano [E gli operai in sciopero]
Lasciamoli cantare
Facciam cantare gli esuli
Quelli che passano le frontiere
Assieme agli emigranti
Che fanno i minator

Su cantiam, su cantiam
Evitiamo di pensar
Per non polemizzar
Mettiamoci a ballar
Su cantiam, su cantiam
Evitiamo di pensar
Per non polemizzar
Mettiamoci a ballar

O popol musicomane
Che adori i dischi in plastica
Aspetti Canzonissima
Come Babbo Natale
Un Babbo un poco frivolo [senza scrupoli che alleva un sacco di canzonette
E poi te le fa correre al posto dei cavall
E poi te le fa correre al posto dei cavall

(testo tratto dall’Archivio di Dario Fo e Franca Rame http://www.archivio.francarame.it/scheda.aspx?IDScheda=4763&IDOpera=28)

Chimes of Freedom – Campane di libertà

(Testo tradotto da Michele Murino, da Maggie’s Farm – Il sito italiano di Bob Dylan http://www.maggiesfarm.eu/testiC/chimesoffreedomversionealternativa.htm)


Lontano tra la fine del tramonto e lo scampanìo spezzato di mezzanotte
ci riparammo in un androne mentre il tuono esplodeva con fragore
e mentre maestose campane di lampi colpivano ombre negli abissi
come se fossero lampeggianti campane di libertà
lampeggianti per i guerrieri la cui forza è non combattere
lampeggianti per i rifugiati sull’inerme via della fuga
E per ognuno e per tutti i poveri soldati nella notte
e vedemmo al di sopra le lampeggianti campane di libertà

Attraverso la fornace disciolta della città inaspettatamente guardammo
con visi nascosti mentre i muri si restringevano
mentre l’eco delle campane nuziali prima della pioggia sferzante
si dissolveva nello scampanare dei fulmini
che suonavano per il ribelle che suonavano per il miserabile
che suonavano per lo sfortunato l’abbandonato e il rifiutato
che suonavano per l’escluso messo costantemente al rogo
e vedemmo al di sopra le lampeggianti campane di libertà

Attraverso il folle mistico martellare della selvaggia incessante grandine
il cielo esplodeva i suoi poemi in nuda meraviglia
che il tintinnare delle campane della chiesa soffiava lontano nella brezza
lasciando solo le campane di fulmini ed il loro tuono
che colpiva per il gentile, che colpiva per il mite
che colpiva per i guardiani ed i protettori della mente
ed il poeta ed il pittore lontano oltre questo giusto tempo
e vedemmo al di sopra le lampeggianti campane di libertà

Nella deserta cattedrale della sera la pioggia svelava lunghe storie
per le nude forme senza volto né posizione
e suonava per le lingue con nessun posto in cui portare i propri pensieri
tutte costrette in situazioni scontate
suonava per il sordo ed il cieco e suonava per il muto
per la bistrattata madre senza marito la prostituta ingiuriata
per il delinquente da poco incatenato ed imbrogliato ed inseguito
e vedemmo al di sopra le lampeggianti campane di libertà

Sebbene la bianca cortina di una nuvola mandasse bagliori in un angolo lontano
e l’ipnotica nebbia acquiginosa si stava lentamente alzando
lampi elettrici ancora colpivano come dardi lanciati
non per quelli condannati a vagare oppure per quelli impossibilitati a vagare
e suonavano per quelli che cercano sui loro sentieri di ricerca senza parole
per gli amanti con la solitudine nei cuori con una storia troppo personale
e per ogni gentile anima innocua messa ingiustamente dentro una prigione
e vedemmo al di sopra le lampeggianti campane di libertà

Con gli occhi splendenti di sorriso ricordo quando fummo presi
in trappola dal non scorrere delle ore perché stavano sospese
mentre ascoltavamo un’ultima volta e guardavamo con un ultimo sguardo
incantati e sommersi finchè cessò lo scampanìo
che suonava per i malati le cui ferite non possono essere lenite
per le schiere dei confusi, accusati, maltrattati quelli disillusi o peggio
e per ogni uomo imprigionato nell’intero universo
e vedemmo al di sopra le lampeggianti campane di libertà

 

Rompere le righe! (E con questo si conclude la lista delle cose da fare)

“Neanch’io sono domato, neanche un po’ – anch’io sono intraducibile,
emetto il mio barbarico urlo sopra i tetti del mondo”. Walt Whitman

vigna

Rompiamo le righe  (se siamo sicuri di non fare del male a nessuno)! Quelle scritte dalle convenzioni, dal conformismo e dalle abitudini soffocanti, dalle ipocrisie e da tutte le mode.
Viva la libertà!

L’asino della classe

Dice no con la testa
ma dice sì con il cuore
dice sì a ciò che ama
dice no al professore
è in piedi
lo interrogano
e tutti i problemi sono posti
d’improvviso gli prende la ridarella
e cancella tutto
i numeri e le parole
le date e i nomi
le frasi e i tranelli
e malgrado le minacce del maestro
tra le urla dei ragazzi prodigio
con gessi di tutti i colori
sulla lavagna dell’infelicità
disegna il volto della felicità.

Jaques Prévert, in Poesie d’amore e libertà, Guanda Editore.

 

Non ti salvare

Non rimanere immobile
sull’orlo della strada
non raffreddare la gioia
non amare indolente
non ti salvare ora
né mai

non ti salvare
non riempirti di calma
non tenerti del mondo
solo un angolo quieto

non chiudere le palpebre
pese come sentenze
non restare senza labbra
non dormire senza sonno
non pensare senza sangue

ma se

malgrado tutto
non lo puoi evitare
e raffreddi la gioia
e ami con indolenza
e ancora ti salvi
e ti riempi di calma
e ti tieni del mondo
solo un angolo quieto
e lasci cadere le palpebre
pese come sentenze
e ti asciughi senza labbra
e dormi senza sonno
e pensi senza sangue
e giudichi senza tempo
e immobile ti fermi
sull’orlo della strada
e ti salvi

allora
non restare con me.

Mario Benedetti,  Poemas de otros (1973-1974), in Mario Benedetti, Inventario, Le Lettere, traduzione di Martha L. Canfeld.

 

Mio malgrado…

Assunto mio malgrado nella fabbrica delle idee
mi sono rifiutato di timbrare il cartellino
Mobilitato altresì nell’esercito delle idee
ho disertato
Non ho mai capito granché
Non c’è mai granché
né piccolo che
C’è altro.
Altro
vuol dire che amo chi mi piace
e ció che faccio.

Jaques Prévert, testo e traduzione dal web.

 

E se non puoi la vita che desideri

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balìa del quotidiano
gioco dissennato degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.

Costantino Kavafis, in Settantacinque poesie, traduzione di Nelo Risi e Margherita Dalmati, Einaudi

* Io ascolterei:  Cat Stevens – If You Want To Sing Out, Sing Out; Queen – Innuendo; di Edoardo Bennato In fila per tre  e Venderò.

papaveripazzi

 

Sabbia

sabbia

Sabbia

Hai sentito anche tu
la sabbia
sciogliere il freddo
di un pezzo di vita,
svegliare una nuova voglia
di proseguire la strada?
Perché non impariamo
a volare: nudi granelli
e liberi
senza ingombri di ruoli aggiunti
tratti da un catalogo?
Potremmo rinascere
vera polvere calda
dal vetro chiaro
dei nostri,
solo nostri occhi.

Tratta da Irene Marchi, Fiori, mine e alcune domande, Sillabe di Sale Editore, 2015

…già, perché? Nell’attesa di trovare una risposta o di imparare a volare ascolterei Learning to Fly dei Pink Floyd.

 

Ali

Ho tanti fratelli che non riesco a contarli e una sorella bellissima che si chiama libertà.

Ernesto “Che” Guevara

 

vololibero

Solo alcune poesie che parlano di libertà  o di chi vuole essere libero: parole libere, quindi. Per la  libertà  di essere e di sognare,  per  la libertà di espressione, di cambiamento e di rivoluzione.
Perché le ali, se noi non vogliamo, non ce le può togliere nessuno.

Catene d’acciaio

Quante volte è stata tolta dalle labbra
la mia canzone e quante volte è stato
azzittito il sussurro del mio spirito poetico!
Il significato della gioia è stato
sepolto dalla febbre della tristezza.

Se con i miei versi tu notassi una luce
questa sarebbe il frutto delle mie profonde immaginazioni.
Le mie lacrime non sono servite a niente
e non mi rimane altro che la speranza.

Nonostante io sia figlia della città della poesia,
i miei versi furono mediocri.
La mia opera è come una pianta priva di cure,
da cui non si può pretendere molto.

Nell’archivio della storia,
questo è tutto ciò che mi rappresenta.

Nadia Anjuman, poetessa e giornalista afghana uccisa dal marito a 25 anni, nel 2005, per aver declamato pubblicamente le sue poesie.

 

Per i morti della resistenza

Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti
per sempre
alla luce.

Giuseppe Ungaretti

 

Spazio spazio, io voglio

Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

Alda Merini, da Vuoto d’amore

 

La libertà

Vorrei essere libero, libero come un uomo.

Vorrei essere libero come un uomo.
Come un uomo appena nato
che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco
con la gioia di inseguire un’avventura.
Sempre libero e vitale
fa l’amore come fosse un animale
incosciente come un uomo
compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno
di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio
solamente nella sua democrazia.
Che ha il diritto di votare
e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare
ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche avere un’opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto
che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura
con la forza incontrastata della scienza.
Con addosso l’entusiasmo
di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero
sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche un gesto o un’invenzione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione

Giorgio Gaber, da  Dialogo tra un impegnato e un non so, scritta con Sandro Luporini,1972.

* Io ascolterei John Lennon, Imagine, https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.google.it%2Fsearch%3Fq%3Dimagine%2520%2520official%26ie%3Dutf-8%26oe%3Dutf-8%26gws_rd%3Dcr%26ei%3D3BfOVpXUI4fQO6v7gIgC&h=HAQFAAoze