Restare fermi

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Ci sono momenti in cui l’unica cosa da fare è stare fermi, restare nell’occhio del ciclone e aspettare che passi la bufera. Aspettare ed essere comunque vivi.

Pendio, vento di corsa, cenere

Non fare niente, stai fermo, aspetta che passi
questo vento di corsa, più ti muovi più le corde
ti segano i polsi e allora asseconda la tua prigionia,
cenere alla cenere, se oggi ci fosse qualcosa da dire
sarebbe questo e finché lo dici sei vivo, vivo
anche se il silenzio assedia, si assiepa intorno a te
come un canto, come un pendio sul quale posare le scapole,
adattare la nuca al sonno, prima che la mente si dissolva
in uno scoppio di nuvole e piova un buio senza riparo.
Pendio, vento di corsa, cenere, mettili nelle tue vene
strette dal cordame, mentre al di là del monitor
va il mondo e ride e piange in una volta
come un giorno di pioggia e di sole.

Pierluigi Cappello, da Stato di quiete – Poesie 2010-2016,  Bur, 2016

*ascoltando Yann Tiersen – Rue des Cascades https://www.youtube.com/watch?v=A1dQEjXKimw

Cose dal mondo (6): un caffè a Roma

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Roma: al caffè

Viene alle undici lei la mattina
incontro a un uomo che la fa piangere

si siedono ad un tavolo in un angolo
parlano seriamente e all’improvviso

si mette a piangere mentre lui prende
tra le sue la mano e parla fitto

lei cerca di sorridere ma quando
lui la lascia di nuovo ripiange

chiede subito un brandy e lo ingolla
e si mette a rifarsi la faccia

poi si avvia verso casa sì io credo
che lei l’abbia capito che qui vengo

soltanto per guardarla e aspettare
quel giorno quando lui più non verrà.

James Laughlin (1994, Pittsburgh, Pennsylvania -1997), traduzione di Luciano Luisi (fonte https://cantosirene.blogspot.com/2014/10/centenario-di-james-laughlin.html)

*ascoltando Eric Clapton – Have You Ever Loved A Woman
https://www.youtube.com/watch?v=MUpc0YNkkJ0

(Per altre cose dal mondo, qui: https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/23/cose-dal-mondo-5-vecchie-foto-da-firenze/; https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/11/cose-dal-mondo-4-un-valzer-a-vienna/;https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/09/cose-dal-mondo-3-tempo-lento-a-venezia/;https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/08/cose-dal-mondo-2-una-poesia-incompresa-in-provenza/;https://lapoesianonsimangia.myblog.it/2018/05/07/cose-dal-mondo-un-bacio-a-parigi/)

Io aspetto, tu aspetti, egli aspetta…

aspettare

Quanta vita passiamo aspettando qualcosa?

“Aspettare è un’imposizione. Eppure è l’unica cosa che ci fa percepire fisicamente il logorio del tempo e ce ne fa conoscere le premesse. Esistono infinite forme di attesa: in amore, dal medico, alla stazione o nel traffico. Aspettiamo: l’altro, la primavera, i numeri del lotto, un’offerta, il pranzo, la persona giusta, e aspettiamo  Godot. I compleanni, i giorni di festa, la felicità, i risultati sportivi, un referto. Una telefonata, il rumore della chiave nella toppa, il prossimo atto e la risata  dopo il finale di una barzelletta. Aspettiamo che un dolore smetta e che ci colga il sonno o che il vento si plachi. Inerzia, distrazioni o noia: nel registro delle ore programmate, l’attesa è la pagina vuota da riempire. Che nel migliore dei casi ci ricompensa con la libertà (…)”.

Andrea Köler, da L’arte dell’attesa, traduzione di Daniela Idra, Add Editore, p. 9

Avvenire

Ti chiamano avvenire
perché non vieni mai.
Ti chiamano: avvenire,
e aspettano che tu arrivi
come un animale mansueto
a mangiare dalle loro mani.
Ma tu rimani
al di là delle ore,
rintanato chissà dove.
… Domani!
E domani sarà un altro giorno tranquillo
Un giorno come oggi, giovedì o martedì,
o qualunque altra cosa ma non quello
che continuiamo ad aspettare, ancora, sempre.

Ángel González (1925-2008), da Senza speranza con convinzione, 1961

 

Mentre cade l’autunno

Aspettiamo
avvolti dalle foglie dorate.
Il mondo non finisce nel tramonto,
e solamente i sogni
hanno il loro limite nelle cose.
Il tempo ci conduce
nel suo labirinto di fogli bianchi
mentre cade l’autunno
sul cortile della nostra casa.
Avvolti dalla nebbia incessante
continuiamo ad aspettare:
la nostalgia è vivere senza ricordare
da quale parola fummo inventati.

Giovanni Quessep, da Con il fuoco del sangue – Trentadue poeti colombiani d’oggi, Raffaelli editore,

*ascoltando Jean Michel Jarre – Equinoxe 4 https://www.youtube.com/watch?v=fpWNimba344