Ricette poetiche

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Tre etti di libertà e due di fantasia, un bicchiere di pioggia viola, una manciata di nuvole (meglio se quelle del tardo pomeriggio) e un pizzico di follia (meglio se inguaribile): mescola con leggerezza e fai lievitare le parole nell’aria.

 

Prendete una parola? prendetene due
fatele cuocere come se fossero uova
scaldatele a fuoco lento
versate la salsa enigmatica
spolverate con qualche stella
mettete pepe e fatele andare a vela.

Ora dove ve n’andrete?
A scriver davvero? A scriver?

Raymond Queneau (Le Havre, 1903 – Parigi, 1976), da Il cane con il mandolino, 1965

 

 

La materia della poesia

                                      Per Salah Stétié

C’è una sostanza delle cose che non
si perde quando le ali della bellezza
la toccano. La perdiamo di vista, talvolta,
girando gli angoli della vita; ma
lei ci insegue con il suo desiderio
di permanenza, e viene a contaminarci
con l’infezione divina di una febbre di
eternità. I poeti lavorano
questa materia. Le loro dita estraggono
il caso da dentro chi va
loro incontro, e sanno che l’improbabile
si trova nel cuore dell’istante,
nell’incrocio di sguardi che
la parola della poesia traduce. Leggo
ciò che scrivono; e dalla fiamma che
i loro versi alimentano si leva
un fumo che il cielo disperde, in
mezzo all’azzurro, lasciando appena un
eco di ciò che è essenziale, e permane.

Nuno Júdice, da La materia della poesia, 2015, traduzione Chiara De Luca, Ed. Kolibris

*ascoltando Peter Green – The Supernatural https://www.youtube.com/watch?v=YoasUjXBkm8

Lista delle cose da fare: 1 – guardare le stelle

Non piangere quando tramonta il sole, le lacrime ti impedirebbero di vedere le stelle.
Rabindranath Tagore

 

nottestellata

Vincent Van Gogh, Notte stellata, 1889

«In un quadro vorrei esprimere qualcosa di consolante come una musica. Vorrei dipingere uomini, o donne, con quel non so che di eterno, che un tempo era simboleggiato dal nimbo, e che noi cerchiamo per mezzo dello stesso sfavillio, la vibrazione delle nostre colorazioni», così Vincent Van Gogh scriveva al fratello Theo dal manicomio di Sain-Rémy-de-Provence dove lui stesso chiese di essere internato nel dicembre del 1889. Qui, nella sua cella, nell’isolamento e nel buio  mentale di quel periodo, dipinse molte delle sue tele più famose: ci sono la luce e il sole della Provenza. E ci sono le stelle.

Ho pena delle stelle
che brillano da tanto tempo,
da tanto tempo…
Ho pena  di loro.

Non ci sarà una stanchezza
delle cose,
di tutte le cose,
come di un braccio o delle gambe?

Una stanchezza di esistere,
di essere,
solo di essere,
l’essere triste lume o un sorriso…

Non ci sarà infine,
per le cose che sono,
non la morte, bensì
un’altra specie di fine,
o una grande ragione:
qualcosa così,
come un perdono?

Fernando Pessoa, da   Poesie in Poesie scelte, traduzione di Luigi Panarese, Passigli Poesia

 

Stelle

Tornano in alto ad ardere le favole.

Cadranno colle foglie al primo vento.

Ma venga un altro soffio,
ritornerà scintillamento nuovo.

 
Giuseppe Ungaretti, 1927, da Sentimento del tempo

 

Stelle senza nome

I nomi delle stesse sono belli:
Sirio, Andromeda, l’orsa, i due Gemelli.
Chi mai potrebbe dirli tutti in fila?
Son più di cento volte centomila.
E in fondo al cielo, non so dove e come,
c’è un milione di stelle senza nome:
stelle comuni, nessuno le cura,
ma per loro la notte è meno scura.

Gianni Rodari, da Filastrocche in cielo e in terra

(Per guardare le stelle: David Bowie, Starman, https://www.youtube.com/watch?v=4B5zmDz4vR4; Nick Drake, Northern Sky, https://www.youtube.com/watch?v=S3jCFeCtSjk)

Anni e stelle

ultimo anno

Anno vecchio, anno nuovo

Preferisco le stelle,
ma non le vedo
tra gli artificiali
fuochi.
Come un gatto
mi spavento del rumore
e di questi comandati balli
vestiti da sera,
travestiti da allegria.
Perché festeggiamo in una notte
quello che detestiamo ogni giorno?
Il tempo che passa
lo vorrei celebrare
potendo dire che nel cielo
vedo solo,
soltanto le stelle.

© Irene Marchi, Fiori, mine e alcune domande, 2015, Sillabe di Sale Editore